La Cina amplia la propria rete di satelliti Yaogan-30

Lo scorso 26 ottobre, dallo Xinchang Satellite Launch Center, alle ore 23:19 locali, la Repubblica Popolare Cinese ha effettuato con successo il lancio di un razzo Lunga Marcia 2C contenente un gruppo di tre satelliti Yaogan-30 e un più piccolo satellite commerciale. La China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC), principale compagnia statale che si occupa del programma spaziale cinese, ha riferito la buona riuscita della missione e rilasciato alcuni dettagli sulle caratteristiche e gli scopi dei satelliti lanciati in orbita.

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La Repubblica Popolare Cinese ha lanciato in orbita un nuovo trio di satelliti Yaogan-30. Stando a quanto riferito dalle autorità cinesi, questo gruppo orbiterà a 600 km di altezza con un’inclinazione di 35 gradi, andando ad aggiungersi ad altri sei terzetti di satelliti dello stesso tipo, con lo scopo di effettuare «esperimenti elettromagnetici e non solo». Non sono pochi i sospetti emersi in merito agli scopi della costellazione di Yaogan a partire dal 2017, anno in cui il primo gruppo è stato lanciato in orbita. Di fatto stiamo parlando di satelliti da ricognizione, utilizzati per effettuare esperimenti scientifici, indagini sul territorio, valutazione della resa dei raccolti e monitoraggio dei disastri naturali, ma la loro capacità di effettuare rilevazioni di segnali elettromagnetici ha generato apprensione e diffuso un certo sospetto. Come riporta anche SpaceNews, è opinione di numerosi osservatori che questa rete satellitare possa essere impiegata per scopi militari. La famiglia di satelliti Yaogan-30 fa parte di un più generico programma di telerilevamento terrestre (che conta 66 satelliti in totale), il quale prevede l’utilizzo di sistemi di Signal Intelligence (SIGINT) adibiti all’analisi dello spettro elettromagnetico (verosimilmente ad alte frequenze o alle Advanced Extremely High Frequency ormai sempre più utilizzate per comunicazioni satellitari a scopi militari), ed attività di osservazione della Terra attraverso sia strumentazione ottica sia l’installazione  a bordo di un Radar ad Apertura Sintetica (Synthetic Aperture Radar, SAR) in grado di fornire immagini ad elevata risoluzione anche – ed è questa la grande differenza rispetto ai più comuni sensori ottici – in caso di condizioni atmosferiche avverse, rendendo questi sistemi “ognitempo”, cioè in grado di operare anche nei casi di copertura nuvolosa (parziale o totale, ed anche in presenza di precipitazioni) nell’area di interesse. Esiste dunque la possibilità, sulla quale gli esperti si interrogano e formulano delle ipotesi, che tali sistemi vengano utilizzati per operazioni di spionaggio. Oltre al trio di satelliti Yaogan è stato lanciato in orbita anche un satellite commerciale Tianqi-6 della Beijing Guodiang Gaoke Technology Co. Ltd, nuovo tassello della costellazione satellitare Apocalypse che ha lo scopo di fornire una maggiore copertura dei servizi IoT (Internet of Things) in aree remote della Terra.

Rilevante, il lancio del 26 ottobre, anche per quanto riguarda il capitolo razzi. Si è trattato del 350° lancio per la famiglia di razzi “Lunga Marcia” della CASC, che ha effettuato diversi upgrade alla struttura e al processo di lancio del Lunga Marcia 2C. La carenatura del carico utile (payload fairing, ossia la struttura di prua a forma comunemente conica che ha lo scopo di proteggere il carico del veicolo spaziale dall’impatto con la pressione dinamica e il riscaldamento aerodinamico) è stata dotata di un sistema di controllo della sicurezza in zona di atterraggio, che dovrebbe rendere possibile indirizzare le parti rilasciate in fase di ascesa dal lanciatore verso luoghi di atterraggio “sicuri”, riducendo il rischio che esse ricadano in zone abitate e di conseguenza incrementando la capacità di accesso ad orbite diverse potendo contare sulla maggiore possibilità di scegliere da dove effettuare i lanci. Questa modifica si aggiunge a quella condotta nel luglio 2019, quando il razzo Lunga Marcia 2C incaricato di trasportare in orbita il quinto gruppo di satelliti Yaogan-30 era stato dotato di quattro apparati aerodinamici per testare la riutilizzabilità della prossima generazione di razzi.


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È superfluo evidenziare come la pandemia di Covid-19 non abbia comportato battute d’arresto nella ferrea tabella di marcia dell’industria spaziale del dragone. In occasione del sesto China International Commercial Aerospace Forum, tenutosi a Wuhan lo scorso 19 e 20 ottobre, i più importanti gruppi che compongono il vasto panorama della space economy cinese hanno presentato i propri progetti di innovazione per gli anni a venire, i quali interessano principalmente lo sviluppo di veicoli spaziali riutilizzabili e il conseguimento di importanti risultati nell’ambito dell’«Internet via satellite», che è a tutti gli effetti una di quelle “nuove infrastrutture” sulle quali il governo cinese sta puntando con decisione in quanto fondamentali per il perseguimento dell’indipendenza tecnologica.È altresì vero che buonissima parte dello «sforzo spaziale» di Pechino nei prossimi anni si concentrerà sulla Luna. È atteso per la fine di novembre il lancio di Chang’e 6, missione finalizzata alla raccolta di campioni lunari in vista del varo di Chang’e 7 nel 2024, con il doppio scopo di atterrare sul polo sud della Luna e studiare l’intera area dall’orbita. Nei piani cinesi queste missioni devono formare la spina dorsale dell’ambizioso progetto di costruzione di una stazione di ricerca internazionale nel polo sud lunare, per il quale la Cina ha cercato anche di coinvolgere altre nazioni. L’obiettivo è quello di rendere operativa già all’inizio del prossimo decennio una stazione in grado di ospitare missioni robotiche di lungo termine e brevi missioni con equipaggio.

Lorenzo Bazzanti,
Geopolitica.info