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VaticanoLa Chiesa di Francesco nella complessità globale

La Chiesa di Francesco nella complessità globale

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Negli auguri di inizio anno al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede dello scorso 8 gennaio, Papa Francesco ha delineato un vero e proprio documento sulla complessità globale. Un’attenta analisi sulle questioni centrali della politica internazionale: i vari punti di crisi nel mondo, la centralità della pace, crisi del multilateralismo e degli organismi internazionali, il rispetto delle minoranze e della libertà religiosa (contrasto all’antisemitismo e garanzia e tutela per i 360 milioni di Cristiani perseguitati nel mondo). In stretto collegamento con questi temi, il Papa ha enunciato alcuni aspetti e tentativi distorsivi dell’etica, che si contrappongono alle dinamiche e alle iniziative positive tra le persone e tra i popoli: il rispetto della vita umana, la conseguente contrarietà alla pratica della maternità surrogata e alla teoria del gender, utilizzo distorto delle innovazioni tecnologiche a partire dall’Intelligenza Artificiale.

Nel testo sono poi dichiarati i valori ritenuti fondanti per un nuovo modello sociale, le possibili azioni positive da intraprendere per contenere e superare le crisi internazionali e i pericoli etico-morali rispetto ai temi etici sopraindicati. 

La grande sfida della pace e per la pace rimane comunque al centro del Magistero di Francesco; una pace che, oltre a rappresentare l’obiettivo baricentrico per un nuovo ordine mondiale, viene declinata anche come fattore educativo e culturale nel dialogo tra persone e comunità, anche nell’opposizione all’industria e alle reti commerciali degli armamenti. Citando un discorso di Pio XII di dicembre 1944, il quale affermava “una volontà sempre più chiara e ferma: fare di questa guerra mondiale, di questo universale sconvolgimento, il punto da cui prenda le mosse un’era novella per il rinnovamento profondo”, Papa Francesco concentra la sua riflessione sulla fine del “profondo rinnovamento” auspicato da Papa Pacelli, richiamando il concetto più volte citato di “terza guerra mondiale a pezzi”, ma questa volta integrando la preoccupazione con il serio rischio di un vero e proprio scontro globale, atto a definire nuove aree di potere. Lo scenario bellico diffuso viene ben descritto nel discorso, con citazione delle aree di conflitto sparse nei vari continenti: Ucraina, Israele e Palestina, Caucaso meridionale tra Armenia e Azerbaijan, Sudan e Africa Sub sahariana, le tensioni fra Venezuela e Guyana, la Siria. E ancora l’inquietudine per le repressioni in atto in più Paesi sia per motivi religiosi sia per motivi etnici: dalle costrizioni repressive subite dalla Chiesa Cattolica in Nicaragua da parte del regime sandinista di Ortega alle persecuzioni in Myanmar della comunità mussulmana dei Rohingya. 

Altro tema particolarmente attenzionato nel pontificato di Francesco è il cambiamento climatico e le possibili conseguenze sull’ecosistema. Con la Lettera Enciclica del 2015 “Laudato sii”, Papa Bergoglio sostenne, anticipando le conclusioni del vertice COP 21 di Parigi, il progressivo superamento dell’attuale sistema energetico e l’attenzione agli equilibri ecologici, inseriti nel concetto di “prendersi cura del creato di Dio”; una citazione particolare è dedicata alla deforestazione dell’Amazzonia, “polmone verde” della Terra. Nell’apprezzare le conclusioni del vertice COP 28 di Dubai, la questione ambientale è infatti contestualizzata, insieme a guerre e povertà, anche in seno all’intervento di lunedì 8 gennaio al Corpo Diplomatico “Le guerre, la povertà, l’abuso della nostra casa comune e il continuo sfruttamento delle sue risorse, che sono alla radice di disastri naturali, sono cause che spingono pure migliaia di persone ad abbandonare la propria terra alla ricerca di un futuro di pace e sicurezza”. 

In questo passaggio dell’intervento, viene posta un’altra questione centrale nella visione globale del Pontificato, le migrazioni. Un argomento che sollecita sensibilità diverse nella politica e nella comunità internazionale; il Papa chiede attenzione e scelte coraggiose a sostegno dei migranti e dei Paesi del Terzo e Quarto Mondo non in grado di assicurare stabilità alle proprie popolazioni e per evitare che queste lascino in massa le loro comunità di origine. Non considerare le migrazioni un’invasione, regolare le modalità dell’accogliere, promuovere e accompagnare l’inserimento “nel rispetto della cultura, della sensibilità e della sicurezza delle popolazioni che si fanno carico dell’accoglienza e dell’integrazione”

Nel testo vengono anche evidenziati i “corridoi critici” dei flussi migratori nel mondo: il deserto del Sahara, la foresta del Darién al confine tra Colombia e Panama, il nord del Messico, alla frontiera con gli Stati Uniti e in particolare il Mare Mediterraneo. A quest’ultimo spazio geografico, Franceso dedica una considerazione particolare, attribuendo a questa complessa area un ruolo importante, “luogo dove Paesi e realtà diverse si incontrino sulla base dell’umanità che tutti condividiamo”, in sintesi un “laboratorio di pace e di solidarietà”.

Pace, lotta alla povertà e attenzione ai migranti, tutela dell’ecosistema, sono le linee guida portanti delle “monizioni” alla politica e ai poteri mondiali da parte della Chiesa di Papa Francesco; un profilo in continuità con gli altri Pontefici del XX e XXI secolo e in sintonia con le esortazioni del Concilio Vaticano Secondo. 

Alcuni politici e commentatori hanno sovente criticato la posizione dell’attuale Papa, in particolare rispetto alle guerre di Ucraina e della Striscia di Gaza, accusando la Santa Sede di terzietà. Di contro movimenti e aree politiche diverse hanno invece strumentalizzato le posizioni espresse dalla Santa Sede a favore della pace e del disarmo. Se tornassimo indietro nel tempo, riscontreremmo che la Chiesa Cattolica si è sempre espressa e con chiarezza per la pace e contro le violenze di ogni genere. Per citare soltanto alcuni casi, ricordiamo le prese di posizione di Benedetto XV nei confronti del primo conflitto mondiale del 1914/1918, definita l’“inutile strage”; di Pio XII sulla tragedia della guerra 1939/1945; di Giovanni XXIII sulla crisi dei missili a Cuba del 1962, di Paolo VI sulla guerra in Vietnam e di Giovanni Paolo II verso le guerre del Golfo Persico. Alcuni importanti Lettere Encicliche hanno poi affrontato il tema delle diseguaglianze tra i popoli, dei diritti sociali e umani, della pace: “Quadragesimo Anno” di Pio XI, la “Mater et Magistra” e la “Pacem in Terris” di Giovanni XXIII, la “Popolorum Progressio” di Papa Montini, la “Sollicitudo Rei Socialis” e la “Laborem Excersens” di Papa Woytila, la “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI sino alla già citata “Laudato sii” e la “Fratelli tutti” di Papa Bergoglio. Inoltre fu Paolo VI, il Primo gennaio del 1968 ad indire la prima “Giornata Mondiale della Pace”.

La tradizione diplomatica vaticana ha sempre proposto e continua a riproporre questo schema, anche nei periodi più difficili dello scontro tra il “mondo libero” e i Paesi del socialismo reale. Indubbiamente alcune sensibilità nel recente passato e nell’attualità hanno caratterizzato e caratterizzano il ruolo nella storia di alcuni Pontefici: Giovanni Paolo II nella caduta dei regimi comunisti è stato certamente determinante o la provenienza sudamericana, ha distinto Papa Francesco rispetto ai temi sociali e dei diritti umani. Tutto ciò però è sempre stato ricondotto alla centralità della continua azione a favore della pace, della condivisione, dell’accoglienza e del contrasto alle diseguaglianze, dei diritti umani, del dialogo fra i popoli; temi propri del linguaggio evangelico.

Proprio il dialogo, insieme a pazienza, perseveranza e capacità di ascolto sono indicati da Papa Francesco come strumenti di dissuasione dall’utilizzo della violenza e per il superamento delle divisioni; a tal proposito viene citato l’Accordo di Belfast, noto anche come Accordo del Venerdì Santo, firmato dai Governi britannico e irlandese, che nel 1998 pose fine a oltre trenta anni di violenze e di prevaricazioni. Da qui la proposta di rivitalizzare le Istituzioni Internazionali, che negli anni precedenti hanno svolto una funzione positiva nel contenere le ostilità: “occorre recuperare le radici, lo spirito e i valori che hanno originato quegli organismi, pur tenendo conto del mutato contesto e avendo riguardo per quanti non si sentono adeguatamente rappresentati dalle strutture delle Organizzazioni internazionali”

Infine, un’ultima riflessione sulla sfida educativa riguardante un uso “etico delle nuove tecnologie” e un loro sviluppo responsabile, a partire dall’Intelligenza Artificiale, definita una delle sfide principali dei prossimi anni. Un’innovazione che dovrà essere finalizzata al servizio dell’uomo. Papa Francesco su questo tema, affida grandi speranze alle due Conferenze Diplomatiche dell’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale, che avranno luogo nel 2024 e alle quali la Santa Sede parteciperà come Stato membro.

“Per la Santa Sede, la proprietà intellettuale è essenzialmente orientata alla promozione del bene comune e non può svincolarsi da limitazioni di natura etica dando luogo a situazioni di ingiustizia e indebito sfruttamento. Speciale attenzione va poi prestata alla tutela del patrimonio genetico umano, impedendo che si realizzino pratiche contrarie alla dignità dell’uomo, quali la brevettabilità del materiale biologico umano e la clonazione di esseri umani.”

Un messaggio chiaro ai potenti del mondo, ma anche alle giovani generazioni, che dovranno assumersi la responsabilità di consolidare queste garanzie di carattere etico.

Il discorso al Corpo Diplomatico dell’8 gennaio 2024 è anche un ulteriore affermazione del ruolo della politica estera della Santa Sede nel cuore dei problemi globali. Un ruolo che, attraverso le 184 nunziature in Paesi che intrattengono relazioni diplomatiche (a cui si aggiungono Unione Europea e Ordine di Malta), la stabile presenza nelle Istituzioni internazionali e le crescenti relazioni bilaterali con Paesi “storicamente” ostici nel riconoscimento dello Stato Vaticano (Arabia Saudita, Vietnam), potrebbe rappresentare ancora una volta nella storia un punto di equilibrio e di garanzia.

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