La CDU dopo Angela Merkel

Sulla carta, la competizione per diventare il successore di Angela Merkel alla guida dell’Unione Cristiano Democratica (CDU), e con alta probabilità il prossimo Cancelliere della Germania, avrebbe tutti gli elementi di una grande sfida: personaggi di spessore, antiche rivalità, conti in sospeso e l’ambizione di raggiungere un ruolo dal grande potere. Le aspettative per una competizione di spessore c’erano tutte, ma le cose stanno andando diversamente e l’esito del congresso della CDU sembra già scritto in partenza.

La CDU dopo Angela Merkel - GEOPOLITICA.info Photo credit: jonasschoenfelder on VisualHunt / CC BY

Nel congresso che avrà luogo dal 6 all’8 dicembre l’Unione Cristiano Democratica (CDU) eleggerà il nuovo leader del partito, il successore di Angela Merkel destinato a diventare con altissima probabilità anche il prossimo Cancelliere. La CDU è un partito granitico, in 45 anni ha avuto solo tre leader: dal 1973 a oggi si sono succeduti alla guida del partito più importante della Germania solo tre persone: Helmut Kohl, Wolfgang Schauble (un breve periodo di 15 mesi) e Angela Merkel, ancora in carica fino a al congresso di dicembre dopo la scelta di porre fine alla sua carriera politica dopo 18 anni di leadership. In un sondaggio di Infratest Dimap, mostrato sulla rete pubblica ARD venerdì 16 novembre, è stato rilevato che la maggioranza degli elettori tedeschi desidera che Angela Merkel rimanga in carica fino alla fine della legislatura (quindi fino al 2021), un dato che arriva al 75% tra elettori della CDU ma che supera il 50% anche tra quelli dei Grune (verdi), della Linke (estrema sinistra) e della SPD (socialdemocratici). Ovviamente, tanta approvazione non è riscontrabile tra l’elettorato di AfD (estrema destra). Lo stesso sondaggio ha testato l’opinione pubblica anche in merito alla competizione per la leadership della CDU, riscontrando ancora l’effetto Merkel.

Dalla rilevazione infatti risulta che Annegret Kramp-Karrenbauer ha il consenso del 46% dei sostenitori del partito, seguita da Friedrich Merz al 31% e da Jens Spahn al 12%. Kramp-Karrenbauer è considerata la delfina della Merkel, anche se la Cancelliera non si è spesa direttamente a sostegno della sua candidatura. Dal canto suo, la Kramp-Karrenbauer ha cercato di prendere le distanze dalla Cancelliera soprattutto sul tema dell’immigrazione, contestando la politica delle porte aperte che portò in Germania più di un milione di rifugiati. All’inizio Kramp-Karrenbauer (56 anni) poteva sembrare un personaggio con poco appeal, una “mini-Merkel” che non porta niente di nuovo, una ripetizione della solita ricetta che nel lungo periodo non saprebbe esprimere una leadership nuova. Il suo punto debole però è anche il suo punto di forza: lei rappresenta la continuità di una storia di successo, una leader ben radicata che conosce e sa gestire tutte le complessità di un partito in cui non mancano le conflittualità. Inoltre, con Kramp-Karrenbauer sarebbe molto facile per la CDU formare un’alleanza con i Grüne dopo le prossime elezioni, una prospettiva sempre più realistica secondo i sondaggi.

L’altro candidato di rilievo, Friedrich Merz, è considerato l’uomo in grado di spostare la CDU verso politiche più liberiste, cosa che lo rende un politico attraente per il mondo degli affari e dell’industria tedesca, ma guardato con sospetto da una larga parte del partito. Merz, che ha 63 anni, è stato un pezzo grosso del partito ma negli ultimi 15 anni è stato fuori dalla politica attiva è si è dedicato alla carriera nel mondo degli affari, con grande successi nel ramo tedesco del fondo BlackRock. Sta provando a conquistare il favore dell’opinione pubblica e soprattutto del partito, ma esauritosi l’interesse iniziale non sembra in grado di superare Kramp-Karrenbauer.

Poi c’è Jens Spahn, il candidato più giovane (38 anni), anche lui dalla forte impostazione liberale, europeista e dura sull’immigrazione. Spahn già in partenza non era destinato a vincere, cosa che con la discesa in campo di Merz è diventata impossibile. Molte delle persone che potrebbero sostenere Spahn per le sue idee di politica economica trovano in Merz una figura più esperta e rappresentativa, ma come spesso accade in questo genere di competizioni, si partecipa per misurare il proprio peso nel partito e metterlo sul tavolo nelle future spartizioni di potere. Spahn è il candidato più “trumpiano” dei tre, identitario, una delle sue polemiche più recenti riguarda quello che a suo dire è l’eccessivo uso della lingua inglese nella cosmopolita Berlino.

Ci sarebbero anche altri candidati, alcuni sono nomi pesanti come quello del ministro della Difesa Ursula Von Der Leyen, ma la competizione reale è solo tra questi tre. Un quarto candidato poteva essere Armin Laschet, 57 anni, governatore del Nord-Reno Vestfalia, ma in questa occasione ha deciso di non farsi avanti, anche se in futuro potrebbe puntare direttamente alla cancelleria. Tuttavia, una cosa da tenere a mente è che il nuovo leader della CDU non sarà votato dai simpatizzanti in primarie aperte, né dall’ampia platea degli iscritti al partito. La votazione è riservata esclusivamente ai 1001 delegati al congresso, un elettorato selezionato e ristretto con dinamiche di scelta molto diverse da quelle del grande pubblico, allo stato attuale non è chiaro quanta influenza avrà l’opinione pubblica sulla decisione finale dei delegati al congresso.

Per chi si occupa di geopolitica il tema più importante è la posizione in politica estera dei potenziali leader della Germania. Tutti i candidati sembrano in linea con i pilastri della CDU, ovvero l’impegno a preservare la relazione privilegiata con gli Stati Uniti all’interno del quadro dell’Unione Europea, ma ci sono anche delle differenze, piccole ma potenzialmente sostanziali.

Al di là del sostegno per i pilastri di Atlantismo ed europeismo, Kramp-Karrenbauer si distingue per una diffidenza verso la Russia e un particolare legame con la Francia, legato alla sua esperienza di governo del piccolo stato del Saarland, marca della frontiera franco-tedesca abitata da meno di un milione di abitanti. Kramp-Karrenbauer parla francese e nel 2011 è stata nominata dalla Merkel come rappresentante delle relazioni culturali franco-tedesche. Supporta l’esercito unico proposto da Macron ed è rappresentativa di tutta l’area filo-francese della CDU.

Friedrich Merz è decisamente il più Atlantista, è a capo dell’Atlantik Brüke, network USA-Germania che riunisce imprese e personaggi politici. Attraverso la sua carriera di Avvocato d’impresa Merz è organico ai gruppi di potere che coinvolgono il mondo degli affari tedesco e americano, soprattutto grazie al suo ruolo di presidente del fondo BlackRock in Germania. Nonostante questo però Merz – come tanti altri tedeschi – prova disagio per le politiche e la postura di Donald Trump, ecco perché in questa campagna congressuale si è fatto portatore di una visione più europeista, rafforzata dalla sua vecchia esperienza di parlamentare europeo dal 1989 al 1994. Merz propone una riforma dell’eurozona e più cooperazione comunitaria nella politica estera e nella difesa, una visione sostanzialmente identica a quella di Kramp-Karrenbauer. In un’ottica più ampia però Merz sottolinea l’importanza dell’ordine liberale del mondo, con un allarme particolare nei confronti del modello autoritario della Cina, da contenere. Anche Merz guarda con diffidenza al Cremlino e si è dichiarato a favore delle sanzioni alla Russia.

Jens Spahn è Atlantista e trumpiano, in questa campagna è quello che più di tutti sta sottolineando i problemi dell’immigrazione causati dalla politica di accoglienza della Merkel. La sua simpatia nei confronti dell’amministrazione Trump non è solo verbale, Spahn ha un’amicizia personale con Richard Grenell, l’ambasciatore americano a Berlino ben conosciuto per essere un uomo di Trump. Spahn sottolinea spesso gli interessi comuni di Stati Uniti e Germania ed è a favore di un maggiore impegno tedesco nella NATO, che vuol dire aumentare il budget tedesco per la difesa (cosa già in programma, dal 2020). Per quel che riguarda la politica comunitaria, Spahn pone particolare enfasi all’interesse nazionale. Ovviamente è contrario a qualsiasi tipo di “unione dei trasferimenti” all’interno dell’eurozona, ma la cosa più importante è che considera l’Unione Europea “un gruppo di stati-nazione” piuttosto che la costruzione di uno Stato continentale e federale.

Infine, sullo sfondo resta l’uomo che non corre oggi ma potrebbe ripresentarsi domani, Armin Laschet. L’attuale governatore della Nord-Reno Vestfalia (il più popoloso Land della Germania) ha la forza di chi ha dietro di sé la più forte delle federazioni locali della CDU, da cui provengono i due terzi delle federazioni regionali. Laschet è un centrista molto vicino alla Merkel ma senza essere identificato come subalterno della Cancelliera, da tempo il suo nome è regolarmente nella lista dei potenziali cancellieri. Come Kramp-Karrenbauer, è più europeista che atlantista, ma la cosa che più di tutte segna nettamente una differenza rispetto gli altri candidati è la sua posizione nei confronti della Russia e di Vladimir Putin. Nonostante un sincero atlantismo, Laschet condanna la Russofobia e l’anti-Putinismo dei mass media tedeschi, è ha dichiarato apertamente che Putin sta facendo bene in Siria.

Ricapitolando, tra tutti Laschet è il non-candidato più nettamente europeista e dalla visione multipolare, seguito da Kramp-Karrenbauer, sempre ricordando che nessuno di questi ha la minima intenzione di appoggiare l’unione di trasferimenti necessaria a risolvere le disfunzioni dell’eurozona. Tuttavia, sarebbero sicuramente disponibili a una maggiore condivisione dei rischi. Anche Merz non dovrebbe distanziarsi particolarmente da questa posizione, lasciando a Spahn il ruolo di falco del rigore.

Per adesso la storia sembra già scritta: Kramp-Karrenbauer diventerà leader della CDU e molto probabilmente, visti i sondaggi sulle elezioni politiche, Cancelliera della Germania alla guida di un governo di coalizione composto da Grüne e FDP, forse anche senza i liberali vista la concreta possibilità che CDU/CSU e Grüne continuino a crescere riuscendo a mettere insieme la maggioranza al Bundestag. L’unica incognita a oggi sembra essere la possibilità di vedere Kramp-Karrenbauer alla guida della CDU per un periodo lungo come quello dei suoi predecessori Merkel e Kohl, ma probabilmente anche Angela Merkel quando divenne leader della CDU nel 2000 non sembrava avere il carisma che ha dimostrato nei 18 anni successivi.

Superato il congresso della CDU, Angela Merkel potrà dedicarsi completamente alla conclusione della sua carriera politica, e la Cancelliera sembra avere tutta l’intenzione di volerlo fare portando a compimento qualcosa di storico a livello europeo.


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