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La carcerazione di Zuma divide il Sudafrica e l’African National Congress

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Lo scorso 8 luglio a seguito dell’incarcerazione dell’ex presidente Zuma è scoppiata una serie di proteste in Sudafrica, che hanno portato anche l’esercito sudafricano a intervenire. L’esercito è stato infatti schierato a sostegno della polizia locale, che sta faticando a contenere saccheggi e violenze nella provincia di Gauteng, a Johannesburg, e Durban.  Particolarmente sensibile alla vicenda è la zona del KwaZulu-Natal, nel nord est del Sudafrica, di cui è originario l’ex presidente.

L’ex presidente si consegna alle autorità

Jacob Gedleyihlekisa Zuma, ex presidente del Sudafrica, si è finalmente consegnato alla polizia l’8 luglio ed è stato trasferito alla Estcourt Correctional Centre. Martedì 29 giugno la Corte costituzionale del Sudafrica aveva emesso una condanna di 15 mesi per oltraggio: Zuma aveva rifiutato di presentarsi alle udienze del processo a suo carico per corruzione. Il settantanovenne ha deciso di consegnarsi dopo anni di elusione dei richiami della Corte, ottenendo comunque la riconsiderazione della sentenza lo scorso 12 luglio, e l’eventuale libertà vigilata dopo aver scontato un quarto della pena in carcere. 

Le vicende giudiziarie di Zuma

Zuma è stato presidente del Sudafrica dal 2009 al 2018, ma le accuse a lui rivolte per corruzione riguardano soprattutto gli anni della sua vicepresidenza e le relazioni con l’azienda francese Thales. Da quest’ultima, l’ex vicepresidente avrebbe acquistato una partita di armi nel 1999 e sarebbe stato quindi protagonista di un traffico di tangenti grazie all’intermediazione del suo ex consigliere finanziario Shabir Shaik. Quest’ultimo è stato condannato nel 2005 per corruzione; al contrario, Zuma ha eluso il processo nel corso degli anni. I capi d’accusa erano molteplici e comprendevano truffa, riciclaggio di denaro e associazione a delinquere. 

Pesano, inoltre, su di lui gravi accuse rispetto la gestione delle risorse statali e le relazioni con una famiglia di uomini d’affari indiana, i “tre fratelli Gupta”.

Le dimissioni di Zuma 

La figura di Zuma nell’arena politica sudafricana è stata costruita ed è caratterizza dai suoi anni della lotta all’Apartheid all’interno dell’African National Congress (ANC) e a fianco a Nelson Mandela, con il quale scontò 10 anni di prigionia accusato di cospirazione contro lo Stato sudafricano. Pertanto, Zuma ha sempre rivendicato il suo forte legame con gli ideali e i principi della lotta all’Apartheid.

iIfv, diventando vicepresidente prima, e poi presidente fino al 2018, quando le vicende giudiziarie che lo vedevano coinvolto Zuma, esplosero definitivamente, compromettendo la sua figura a livello nazionale e internazionale. Le diverse accuse che si erano sommate nel corso degli anni hanno contribuito a minare l’autorità politica di Zuma, contribuendo a forti pressioni, provenienti dall’interno del suo partito, e dalla società civile sudafricana. Nel 2018, il comitato direttivo dell’ANC decise di chiedere le dimissioni dalla carica di Presidente a Zuma, respingendo la sua richiesta di una proroga di ulteriori sei mesi per concludere il mandato. A febbraio 2018 prese quindi il suo posto Cyril Ramaphosa, attuale presidente del Sudafrica.

Le cause di un paese diviso

Alla notizia dell’arresto di Zuma, sono esplose le rivolte nel paese, il quale si divide in due fazioni. Da una parte coloro che sostengono la figura del leader antiapartheid e che ritengono che l’arresto non sia altro che il continuum della gogna legale e mediatica che portò alle sue dimissioni nel 2018. Dall’altra, coloro che sostengono lo stato di diritto, considerano corretta la procedura processuale a suo carico e condannano gli alti livelli di corruzione delle sue esperienze presidenziali.

L’attuale presidente ha condannato le azioni di violenza e distruzione che stanno dividendo il paese. Gli episodi di saccheggi e distruzione dei centri commerciali e delle infrastrutture nelle provincie non è solamente legato alla vicenda Zuma. Infatti, il Sudafrica negli ultimi anni ha esperito una crescita di povertà e della disuguaglianza economica interna al paese. Secondo la Banca Mondiale, il 20% della popolazione benestante controlla il 70% delle risorse del paese, il tasso di disoccupazione è al livello record di 32,6% e al 40% fra le popolazioni giovanili e il tasso di inflazione è in continua crescita. Ufficialmente, l’eredità delle politiche di apartheid è stata eliminata nel 1994. In realtà, le disuguaglianze si manifestano nella struttura della società sudafricana, soprattutto nel sistema di privatizzazione di numerosi servizi, che conseguentemente non sono accessibili alle classi meno agiate. 

Le conseguenze per l’ANC e per il Sudafrica

L’ANC è stato criticato per aver perseguito il processo a Zuma in un momento in cui la popolazione percepisce come prioritario un’azione economica e sociale per il sostentamento alla popolazione. Per molti i disordini erano prevedibili ed evitabili. Il partito stesso è diviso internamente e sta attraversando un periodo di transizione: il Segretario generale dell’ANC, Ace Magashule, è stato sospeso per corruzione; similmente, il portavoce del partito Carl Niehaus è stato arrestato per aver fomentato le proteste a favore di Zuma. La spaccatura interna nel partito fra i sostenitori e gli oppositori di Ramphosa, questi ultimi che in questi giorni coincidono con le figure vicine a Zuma, potrebbe portare verosimilmente ad un aumento della portata e della frequenza delle proteste in Sudafrica, vista anche la difficile e lenta ripresa dalla pandemia da COVID-19. 

Letizia Ferrò
Geopolitica.info

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