La Bielorussia quale territorio d’Europa o cuneo della Russia in territorio d’Europa?

La situazione interna della Bielorussia dopo l’ennesima farsa delle elezioni presidenziali dell’Agosto 2020 mette in evidenza il malcontento della popolazione. Anche se la vicinanza alla Russia è di antica data, pare oggi essere divenuta un peso eccessivo in considerazione di un interesse indubbiamente strategico di questa che mette in difficoltà le libertà (non molte a dire il vero) ma soprattutto il buon tenore di vita dei Bielorussi (rispetto agli standard dei propri vicini).   

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L’etimologia di Bielorussia risale al nome del Rus di Kiev il regno fondato nell’XI° secolo da popolazioni scandinave. Ma la Bielorussia è conosciuta anche con il nome di Russia Bianca ove l’aggettivo cromatico si origina nel XIII° secolo ad indicare quella parte di territorio baltico rimasto libero dall’occupazione mongola. Il territorio geograficamente è considerato propaggine dell’Europa , inizialmente fu parte del Granducato di Lituania, regno cattolico multietnico e multiculturale che comprendeva l’attuale Lituania, Bielorussia e parte dell’Ucraina.

Nel 1386 fu sancita l’unità dinastica tra il Granducato di Lituania e la Polonia, che nel 1569 fu suggellata dalla nascita della Confederazione polacco-lituana che portò al trasferimento di buona parte dei territori bielorussi sotto la corona polacca. .con la spartizione della Polonia nel 1795 i territori bielorussi entrarono a far parte della Russia di Caterina II e terminò anche la tolleranza religiosa che aveva di fatto contraddistinto il Granducato di Lituania. Gli slavi ortodossi si avvicinarono alla Russia, gli Ucraini ricercarono un proprio spazio unitario, in Bielorussia dove il sentimento patriottico era meno  accentuato i tentativi di ricreare la confederazione nel XIX° secolo fallirono tutti ponendo definitivamente la Bielorussia nell’orbita di Mosca.

Per la Russia il controllo del Paese è ritenuto indispensabile per garantire la sicurezza dei confini a est, d’altronde per oltre due secoli lo stesso ha svolto la funzione di territorio cuscinetto alle invasioni da Occidente. Nel 1991 la Bielorussia è divenuta formalmente uno stato indipendente ma il forte legame con Mosca non si è mai reciso del tutto. Inizialmente la grave crisi socioeconomica della Russia aveva ridimensionato in modo importante gli aiuti al paese, sebbene Mosca avesse visto di buon occhio l’elezione a Presidente del filorusso Lukashenko.

Mentre Lukashenko diveniva di fatto il dittatore della Bielorussia, Putin a piccoli passi giungeva al potere in Russia nel 1999 e nel giro di pochi anni, attraverso una serie di operazioni economico-finanziarie, politiche e giudiziarie contro gli oligarchi, affermatisi dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, riusciva a porre le premesse non solo per la ripresa del rublo e dell’economia ma anche e soprattutto per il rilancio strategico e geopolitico della Russia. L’appoggio alla nascita o al prolungarsi di  governi filorussi nelle ex repubbliche sovietiche portò ad un ulteriore avvicinamento e corteggiamento di Lukashenko, in quella che forse potrebbe essere considerata una sorta di trappola economica ai fini dell’egemonia russa in Bielorussia. Partendo dalla creazione dell’Unione Economica Euroasiatica (EEU) che è l’evoluzione dell’unione doganale promossa nel 2010 tra Russia, Bielorussia, Kazakistan a cui si sono poi aggregate Armenia e Kirghizistan, la Russia è riuscita a far si che i componenti dell’EEU fossero ad essa legata attraverso dazi doganali sulle merci estere ed aiuti finanziari.

Con tali rapporti di fiducia ma soprattutto di dipendenza economica, la Russia è riuscita in qualche modo a proteggere i confini a sud, mentre ad Ovest nell’area Baltica, messa in difficoltà dall’espansione della NATO, ha adottato un diverso approccio. Appoggiando quasi all’inverosimile Lukashenko lo ha di fatto portato, nel 2010, in vista delle elezioni, ad una spesa pubblica dissennata per poter conservare ed aumentare i consensi in vista delle elezioni presidenziali di quell’anno. Alzando stipendi e pensioni egli ha incrementato la spesa pubblica dilapidando di conseguenza le riserve in valuta estera del paese, ridotte del 20%, a cui si sono aggiunti poi le sanzioni dell’ Europa e degli USA per via dei metodi repressivi adottati nei confronti delle opposizioni e della stampa libera.

L’aumento del prezzo del petrolio in quell’anno ha causato un ulteriore deficit, facendo impennare l’inflazione ed indebolendo ancor più l’economia del paese. Da qui Minsk ha provato a chiedere un prestito sia al Fondo Monetario Internazionale sia all’Eurasian Devepeloment Bank ma senza successo proprio per via delle sanzioni. Qui l’intervento della Russia di Putin, che si è offerta di aiutare la Bielorussia in cambio di lealtà e dell’entrata in alcune aziende strategiche, tra la fine del 2011 ed il 2012 la Russia ha acquisito il 50% dell’azienda bielorussa Beltransgaz oltre a ben 1600 joint venture di rilevante importanza acquisite negli anni a seguire. Ciò ha reso alla Bielorussia un notevole appoggio economico finanziario ma al contempo ha legato indissolubilmente, e forse per un periodo lunghissimo, la stessa a Mosca.

Gli ultimi avvenimenti nell’ex Repubblica Sovietica sono il risultato del risentimento popolare seguito alle ultime elezioni farsa che hanno portato ancora una volta Lukashenko alla presidenza, di fatto proclamandolo “l’ultimo dittatore d’Europa”, in considerazione che geograficamente la Bielorussia è l’ultima appendice di questa. Da questa appendice d’Europa si può presumere che Vladimir Putin sia giunto ad ottenere ciò che  maggiormente gli interessava; avere una testa di ponte incuneata in Europa, tale da consentirgli una finestra strategica di notevole importanza in questa e contemporaneamente  disomogeneizzare la linea di confine NATO.


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Oltretutto il fianco Ucraino nel tempo è stato ridimensionato  con l’invasione/annessione della Crimea alla Federazione Russa, con ciò Mosca ha consolidato  la propria posizione nel Mar Nero a Sud, con a Nord la Bielorussia incuneata tra l’Ucraina stessa e le repubbliche baltiche, ridimensionando così un eventuale nuovo allargamento della NATO. Insomma, se Lukashenko da un quarto di secolo resta l’ultimo dittatore d’Europa, Putin in un ventennio ha forse riportato (in parte) in favore della Russia i giochi geostrategici dell’area Baltica.