La battaglia per Raqqa

Iniziano i preparativi per la battaglia di Raqqa, capitale siriana dello Stato Islamico. La conquista della città causerebbe un enorme danno all’ISIS, ma le insidie militari e le indecisioni politiche rendono l’operazione complicata.

La battaglia per Raqqa - GEOPOLITICA.info

Sin dall’inizio delle operazioni militari contro lo Stato Islamico, era chiaro a tutti gli attori in campo che per infliggere un duro colpo alla resistenza jihadista in Siria e in Iraq era fondamentale la conquista delle due capitali dell’Isis, Mosul e Raqqa. Entrambe le città sono centri nevralgici dell’intelligence dello Stato Islamico, fondamentali per l’organizzazione militare sul campo e per la pianificazione degli attentati al di fuori dei “confini” del sedicente stato. Sia all’interno del territorio, sia per la proiezione esterna di potenza, Mosul e Raqqa hanno quindi rappresentato per l’Isis un vero e proprio centro operativo, ed hanno ospitato (e tutt’ora ospitano) i migliori comandanti jihadisti.
La situazione militare

Il mese di febbraio ha visto intensificarsi l’attività militare nei pressi di Raqqa. Il primo febbraio l’esercito curdo ha annunciato l’inizio della terza fase per la liberazione della capitale, che consisteva nel tagliare i rifornimenti di mercenari ed armi destinati all’Isis, conquistando le principali strade e  i villaggi nei territori a nord della città.
Negli ultimi giorni i raid aerei della coalizione internazionale e dell’alleanza russo-siriana hanno colpito obiettivi dello Stato Islamico all’interno di Raqqa. Il 16 febbraio diversi strike della coalizione si sono concentrati nelle zone nord della città, mentre a terra l’esercito curdo stabiliva il proprio avamposto a 5 chilometri a nord-est della città.
Dal 17 febbraio, uniti ai raid della coalizione, anche diversi strike russi hanno colpito obiettivi dell’Isis, evidenziando un’intensificazione delle operazioni all’interno della città. Negli ultimi due giorni l’aviazione a guida statunitense ha continuato a colpire in città, mentre c’è da registrare un bombardamento russo presso la cittadina di Al-Assadiah, 5 chilometri a nord di Raqqa e vicino al fronte curdo.
Nella giornata di ieri l’esercito curdo è riuscito ad avanzare, conquistando alcune posizioni dei  miliziani jihadisti. Secondo diverse fonti i combattimenti si riescono a sentire chiaramente dall’interno di Raqqa, segnale del progressivo avvicinamento del fronte e dell’ormai prossima battaglia in città.

Progressi curdi (in giallo) nel mese di febbraio

Il dubbio politico

Fino a questo momento le operazioni militari, sia della coalizione che dell’alleanza russo-siriana, si sono svolte senza particolari problematiche. Gli equivoci politici potrebbero iniziare quando ci sarà da coordinare l’operazione di conquista della città, fondamentale anche dal punto di vista simbolico. I diversi attori presenti sul campo hanno validi motivi per mettere il cappello sulla riuscita della missione, e ad oggi è complicato pensare a una convergenza di interessi che possa aiutare le operazioni.

L’esercito curdo

L’esercito curdo è oramai ben radicato nel nord della Siria, dove controlla una grande fetta di territorio al confine con la Turchia. L’obiettivo politico rimane quello di una Siria federata, che riconosca ampia autonomia alle regione curda: nella giornata di ieri la vice-presidente dell’YPD (Partito dell’Unità Democratica) ha ribadito il concetto secondo il quale l’unica soluzione possibile per la Siria è quella del federalismo. Un ruolo primario nella conquista di Raqqa garantirebbe ai curdi un enorme peso al momento delle trattative per il futuro del paese, occasione che difficilmente si lasceranno scappare. Inoltre l’esercito curdo può garantire uomini esperti del campo e oramai abituati alla guerra con i miliziani dell’Isis, oltre al fatto di aver già aperto un fronte nei pressi di Raqqa. Per usare un parallelismo storico recente, si può pensare alla battaglia per la conquista di Baghdad condotta dagli Stati Uniti contro l’esercito iracheno. Anche in quel caso i curdi fornirono un aiuto fondamentale per la conquista della città, tenendo impegnate diverse divisioni dell’esercito di Saddam a nord e facilitando l’ingresso dell’esercito americano da sud. Anche in questa occasione è difficile pensare che i curdi possano essere tenuti fuori dai giochi, dopo gli enormi progressi fatti nelle zone a nord di Raqqa.

Gli Stati Uniti e la Turchia

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mattis, ha annunciato ieri a Baghdad che gli Usa sono pronti all’offensiva per Raqqa. Tutto questo mentre si combatte strada per strada per la liberazione di Mosul, la capitale dello Stato Islamico in Iraq. Gli Stati Uniti sono pronti a inviare in Siria un ingente numero di uomini, in supporto alle milizie curde nel nord di Raqqa. Ma è proprio questo uno dei maggiori problemi dell’operazione: la nuova amministrazione Trump vuole ricucire i rapporti, deteriorati dalla precedente amministrazione, con la Turchia. Quest’ultima, però,  vede con preoccupazione l’aumento dell’influenza curda nel nord della Siria. Per Erdogan le milizie curde che combattono in territorio siriano altro non sono che una diramazione del PKK, considerato come gruppo terrorista da Ankara, e ciò rende impossibile una apertura verso i curdi siriani. Proprio per diminuire il ruolo curdo, il 24 agosto la Turchia ha inviato in Siria le proprie truppe per sostenere l’esercito libero siriano (ELS). Nella giornata di ieri l’esercito turco e l’ELS hanno attaccato ripetutamente diverse posizioni delle Forze Democratiche Siriane (SDF), una coalizione formata da forze curde e arabe, nei pressi di Manbij (roccaforte della provincia curda), a dimostrazione del timore di Ankara nei confronti della crescente influenza curda nel nord della Siria.
La Turchia, per superare questa situazionedi impasse, ha presentato agli Stati Uniti due diversi piani militari per arrivare a Raqqa: un piano A, che prevede lo sfondamento da Tall Abyad, città situata sul confine turco a 80 chilometri a nord di Raqqa. Piano complicato dal punto di vista politico, perché prevede l’attraversamento dei territori controllati dai curdi, e quindi richiede un impegno americano nel creare una zona cuscinetto concordata con le milizie turche per far passare l’esercito turco.

Piano A

Un piano B, complicato dal punto di vista militare, che prevede la partenza dalla cittadina di Al Bab, attualmente assediata dall’esercito turco, che si trova a 180 chilometri a nord ovest da Raqqa. In questo caso si riuscirebbe ad evitare un attraversamento dei territori curdi, ma il percorso sarebbe più lungo e prevedrebbe il passaggio in zone impervie dal punto di vista geografico e sotto il controllo dello Stato Islamico.

Piano B

La Russia e la Siria

Gli ultimi 5 giorni hanno visto intensificarsi i bombardamenti dell’aviazione Russia nella città di Raqqa. I puntuali report del ministero della difesa russo confermano la volontà della Federazione Russa di non voler lasciare la riconquista  della capitale dello Stato Islamico alla coalizione internazionale. A conferma di ciò sono arrivare le parole di Assad, che in un’intervista rilasciata ad una Tv francese ha dichiarato di voler riconquistare la città. Assad ha evidenziato come Raqqa sia un simbolo della guerra in Siria, e che nella città in questione siano stati pianificati i principali attentati in Europa. Per il presidente siriano la conquista di Raqqa è una priorità assoluta per una duplice ragione: presentarsi a dei potenziali trattati di pace con il controllo dei principali centri urbani e la più vasta parte di territorio possibile, ed evitare un aumento dell’influenza curda nel nord del paese.
Allo stesso tempo la Russia, giocando un ruolo primario nell’offensiva in città, rilancerebbe il suo ruolo di attore impegnato nella lotta al terrorismo, pareggiando il peso simbolico della futura conquista di Mosul da parte della coalizione internazionale.
E’ proprio su Raqqa che potrebbe compiersi la convergenza strategica tra Trump e Putin, che prevedrebbe un coordinamento militare per la conquista congiunta della città.

I rischi militari

Secondo Abdolkharim Khalaf, generale dei servizi di sicurezza iracheni, Al Baghadi, numero uno dell’Isis, è scappato verso Raqqa prima dell’inizio dell’operazione su Mosul. Avrebbe inoltre portato con lui i più alti comandanti dello Stato Islamico, tagliando completamente i contatti con le milizie di Mosul, lasciate in mano ai comandanti meno esperti e alla mercè dell’offensiva della coalizione.
Al Baghdadi potrebbe essere tornato in territorio siriano per rimettere ordine tra le fila dell’organizzazione terroristica, in difficoltà dal punto di vista militare e politico. A riprova di queste ipotesi c’è l’esecuzione del comandante siriano per la sicurezza dell’Isis a Raqqa, accusato di aver aiutato alcuni civili a fuggire dai territori controllati dal Califfato. Oltre a questa esecuzione, negli ultimi mesi ci sono state diverse sostituzioni dei comandanti locali siriani con personale straniero, segno del crollo della fiducia da parte dei vertici dello Stato Islamico verso i precedenti comandanti, anch’essi accusati di connivenza con la popolazione civile.
I principali rischi militari che la conquista di Raqqa può riservare sono quelli di una battaglia in città. Una guerriglia urbana, scenario che sta diventando preponderante nelle  guerre contemporanee.
Queste tipologie di difficoltà le stiamo già osservando nella conquista di Mosul: territori disseminati da ordigni esplosivi improvvisati, che rallentano le operazioni di terra e il futuro re-insediamento delle popolazioni sfollate; strade e vicoli densamente popolati, nelle quali gli eserciti devono combattere calcolando l’incognita civili, che possono essere usati come scudi umani dai terroristi o come potenziali attentatori suicidi. Inoltre, come già visto a Mosul, alcuni miliziani possono mimetizzarsi tra i civili, causando attentati non solo allo scopo di rallentare le operazioni militari, ma anche per terrorizzare e sfinire la popolazione.
I vertici dello Stato Islamico hanno imparato la lezione irachena di oramai 15 anni fa: è impossibile vincere una guerra simmetrica contro eserciti ben più preparati e armati. Ma si può rendere impossibile l’effettiva conquista di una città portando la guerra su un piano asimmetrico, fatto di attentati, di guerriglia urbana, di terrore verso la popolazione, che costituisca un pantano per gli avversari, al fine di prolungare e aumentare il grado di difficoltà delle operazioni  militari.
Raqqa (e Mosul) saranno un laboratorio per le nuove tecniche militari. I teatri delle guerre del domani non saranno più le steppe, le valli sterminate o le montagne, ma le città, i villaggi, gli insediamenti urbani. Luoghi che richiedono un evoluzione degli eserciti e degli armamenti per evitare un aumento esponenziale delle vittime civili e massimizzare le possibilità di vittoria.