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TematicheCina e Indo-PacificoL’opposizione sudcoreana conquista l’Assemblea Nazionale

L’opposizione sudcoreana conquista l’Assemblea Nazionale

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Il 10 aprile 2024, i cittadini e le cittadine sudcoreane sono state chiamate a rinnovare i propri e le proprie rappresentanti al Parlamento del Paese, l’Assemblea Nazionale. Il Presidente in carica, il conservatore Yoon Suk-yeol, si trova ora a dover gestire i restanti tre anni del proprio mandato con un organo legislativo caratterizzato da una forte maggioranza di opposizione. Tra dinamiche interne e tensioni crescenti nel nordest asiatico, la Terra del Calmo Mattino guarda al futuro con incertezza.

Una valanga di voti

I partiti di opposizione si sono aggiudicati ben 192 seggi su 300 totali; 9 seggi in più e non solo sarebbero stati in grado di annullare il potere di veto presidenziale, ma potenzialmente anche di avviare il procedimento di impeachment nei confronti di Yoon Suk-yeol. Tuttavia, ciò non significa che l’opposizione non abbia frecce al proprio arco: la maggioranza ottenuta il 10 aprile le permette di interferire con le politiche del governo. Già nel 2022, quando l’allora candidato Yoon ottenne la vittoria con un margine inferiore all’1%, la consapevolezza che il destino di questa amministrazione fosse legato ad un filo sottile era chiara alla stragrande maggioranza degli osservatori politici del Paese, meno che al partito conservatore.

Diversi dossier di politica interna ed estera sono stati al centro di caldi dibattiti nel corso dell’ultimo anno. Più di recente, lo sciopero degli specializzandi in medicina ha provocato un corto circuito nel sistema sanitario nazionale sudcoreano che ha portato i medici sul piede di guerra contro il governo. Scandali legati alla first lady, le sempiterne frizioni col vicino nipponico e questioni socioeconomiche, tra cui immigrazione, disuguaglianze di genere ed economiche, hanno contribuito a riconfermare e ad allargare la maggioranza in Parlamento dei partiti di opposizione.

La Cenerentola di queste elezioni, il Rebuilding Korea Party, è riuscita ad assicurarsi ben 12 seggi, il 4% del totale. È stata considerata come la grande sorpresa poiché il partito è stato fondato solamente lo scorso mese da Cho Kuk, ex Ministro della Giustizia, coinvolto nello scandalo giudiziario relativo all’ammissione della figlia all’interno della Facoltà di Medicina della Pusan National University. È stato proprio Yoon, durante il suo periodo da Procuratore Generale, a condurre l’investigazione contro la famiglia Cho e l’ex ministro non simpatizza in maniera alcuna per il Presidente.

Si può dire che per i prossimi tre anni la strada del governo sarà in salita. La leadership conservatrice, mutata qualche mese fa, non è stata in grado di invertire la rotta circa la perdita di consensi iniziata con la perdita di diverse municipalità durante le ultime elezioni locali. La settimana prima le elezioni, il Presidente aveva dichiarato la volontà del governo di scendere a patti con gli specializzandi di medicina e verso la fine di febbraio uno dei membri del suo gabinetto aveva, per la prima volta dall’insediamento ufficiale, pronunciato parole espressive di frizioni col Giappone.

Certamente, la presidenza di Yoon Suk-yeol è salva. Ma quali politiche adotteranno i conservatori sudcoreani d’ora in poi? Su quali dossier dovranno necessariamente invertire la rotta?

Alessandro Vesprini

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