Kyrgyzstan al voto: elezioni annullate nell’ “isola della democrazia”

Domenica 4 ottobre, si sono tenute le elezioni parlamentari in Kyrgyzstan. Fino dagli anni Novanta, il Paese è stato soprannominato l’ “isola della democrazia”, in quanto circondato da regimi più o meno autoritari nel resto dell’Asia centrale. Le elezioni di quest’anno segnano inoltre il decimo anniversario della costituzione che trasformò il Kyrgyzstan in una repubblica parlamentare. Tuttavia, dopo numerose e gravi proteste iniziate domenica sera, la Commissione Elettorale ha annullato il voto.

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I cittadini kirghisi sono stati chiamati ad eleggere i 120 rappresentanti del parlamento unicamerale attraverso un sistema proporzionale con una soglia di sbarramento del 7%. I votanti potevano scegliere tra 16 partiti (nel 2010 erano 29). Di questi, solo tre si erano presentati alle scorse elezioni nel 2015, mentre i restanti gruppi politici sono stati creati più recentemente. Nel Paese erano presenti più di 270 osservatori internazionali appartenenti a 33 diverse organizzazioni.

Tre sono i principali partiti che appoggiano il governo uscente. Il Birimdik (Unità), fondato del 2020, il cui leader è stato molto criticato per le sue dichiarazioni riguardo ad una possibile annessione del Kyrgyzstan alla Russia. Tra i componenti del partito si trova ancheAsylbek Jeenbekov, fratello del Presidente, e diversi ministri del governo. Il partito Mekenim Kyrgyzstan (Kyrgyzstan la mia patria), invece è stato fondato nel 2015 e nella lista dei candidati e dei finanziatori del partito si trovano anche i fratelli Matraimov, recentemente nel centro di un’inchiesta con l’accusa di corruzione. Un altro partito già presente nelle scorse elezioni è il Partito del Kyrgyzstan con Kanat Isaev. Cinque anni fa era considerato una lista civetta per i socialdemocratici ma dopo il recente scioglimento di questi, il partito del Kyrgyzstan si è schierato a favore del governo.

Tra i partiti di opposizione, invece, troviamo il Butun Kyrgyzstan (Kyrgyzstan Unito), fondato nel 2010 ma mai riuscito ad ottenere seggi in parlamento. Tra i candidati, l’ex Presidente del Consiglio di Sicurezza Kirghiso Omurbek Suvanaliev. Il partito Respublika fondato dell’ex primo ministro Babanov, il quale lasciò il paese dopo la campagna per la presidenza nel 2017 e il partito Meken Yntymagy (Patria Sicurezza), il cui leader Temirbek Asanbekov partecipò nella corsa alle presidenziali nel 2011 e il cui partito si presentò alle scorse elezioni (del 2010 e 2015) senza mai ottenere alcun seggio. Nelle dinamiche elettorali kirghise, la personalità dei candidati ha molta più influenza della politica. Le persone tengono molto più in considerazione i ruoli e i personaggi politici che i partiti o i programmi e ciò avviene in un panorama politico molto frammentato, risultato della rivoluzione dopo anni di stagnazione politica. I partiti, quindi, nascono rapidamente e si presentano deboli e in balia della situazione politica del momento piuttosto che come organizzazioni strutturate attorno ad un programma di lungo periodo.

I risultati

L’imprevedibilità del risultato elettorale era significativa, in quanto i due partiti che detenevano la maggioranza in parlamento (il partito Social Democratico e Ata-Jurt) hanno rotto l’intesa. Inoltre, il Covid ha costretto i candidati ad una campagna elettorale ridotta e limitata., ciò è significativo in quanto tradizionalmente vengono organizzati grandi eventi in stadi ed ippodromi. Tuttavia, critiche frequenti sono state indirizzate al presidente Sooronbai Jeenbekov che quasi ogni sera partecipava a dibattiti televisivi sostenendo i partiti di maggioranza. Inoltre, nella città natale di Jeenbekov, Osh, la seconda città kirghiza, su 16 partiti, erano presenti manifesti elettorali di un sol partito: il Birimdik.

Con un’affluenza intono al 56,5%, il Birimdik ha ottenuto il 24,5% dei voti, il Mekenim Kyrgyzstan il 23,88% e il Partito del Kyrgyzstan l’8,76%, mentre Butun Kyrgyzstan è entrato in parlamento con 7,13%. I primi due partiti, dunque, domineranno il parlamento in egual misura.

I partiti con un impianto molto più critico nei confronti del governo attuale come Reforma, Ata-Meken, Bir Bol, non hanno raggiunto la soglia di sbarramento del 7%: solo 5 partiti su 16 sono dunque riusciti ad ottenere l’accesso al parlamento.

Nonostante il sistema di voto in Kyrgyzstan sia diventato sempre più sofisticato attraverso il riconoscimento delle impronte digitali e scanner elettronici, alcune pratiche sono comunque in grado di eludere il sistema, in particolare attraverso falle nel meccanismo di voto riservato agli immigrati interni.

La compravendita dei voti

Varie irregolarità sono state denunciate: in particolare riguardanti i finanziamenti ai partiti e alla compravendita di voti.

Infatti, la presenza di gruppi di potere politico ed economico nei finanziamenti dei partiti ha influenzato negativamente l’andamento della campagna elettorale. I candidati con più risorse a disposizione hanno avuto molta più influenza, tanto che il partito vincitore Birimdik è stato accusato di aver ricevuto fondi statali da parte del presidente Jeenbekov. Inoltre, il fenomeno della compravendita dei voti è diffuso fin dalle elezioni del 1995. Nelle elezioni attuali, sono stati riportate situazioni in cui lo stesso gruppo di persone si spostasse da un seggio all’altro per votare. Secondo Eurasianet, nel distretto di Kara Kuldja su un totale di 1487 voti, 1486 erano per Birimdik, e una scheda nulla.


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Le proteste

Da domenica sera, dopo lo spoglio dei voti, secondo i media locali, circa 4 mila persone si sono radunate nella capitale Bishkek per protestare contro le irregolarità e i legami sospetti tra i vincitori e il governo. Anche alcuni partiti di opposizione, tra cui Respublika and Ata Meken, hanno dichiarato il loro sostegno alla manifestazione. Le forze dell’ordine hanno usato lacrimogeni, granate assordanti e cannoni ad acqua per disperdere la folla. Fonti ufficiali parlano di circa 600 feriti tra manifestanti e polizia e un morto.

Nella notte tra lunedì e martedì alcuni manifestanti hanno fatto irruzione nel palazzo del Parlamento, distruggendo documenti e gettandoli dalle finestre. Inoltre, nella mattina di martedì, un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione nel centro di detenzione del Servizio di Sicurezza Nazionale e hanno liberato l’ex presidente Almazbek Atambayev, condannato a giugno 2020 a 11 anni per corruzione e omicidio. Intanto i partiti di opposizione hanno firmato una petizione per chiedere alla Commissione Elettorale Centrale l’annullamento dei risultati. Allo stesso tempo, l’OSCE ha confermato che le accuse di vendita di voti sono fondate e che nelle elezioni e nella campagna elettorale non c’è stata trasparenza.

Dopo una iniziale decisione di aprire delle indagini sui brogli, la Commissione ha definitivamente deciso di annullare il voto di domenica scorsa. La presidente della Commissione Nurzhan Shaildabekova ha infatti dichiarato che la decisione è stata presa anche per prevenire un’ulteriore escalation.

Il Kyrgyzstan è stato protagonista di varie ondate di proteste e rivoluzioni: nel 2005, 2010 e 2019. Attualmente, l’annullamento delle elezioni e la liberazione dell’ex primo ministro Atambayev, oppositore dell’attuale presidente Jeenbekov, dimostrano che il potere centrale è fragile e tale vuoto di potere, sommato alle tensioni attuali, potrebbe far precipitare la situazione.