Kosovo: l’orgine di un esercito regolare

All’indomani della decisione del 14/12/2018 del parlamento kosovaro di formalizzare la creazione di un esercito regolare, il primo ministro serbo, Ana Brnabic, ha annunciato il concreto rischio di provocare una reazione delle forze armate serbe: “Spero di non dover essere costretta a mobilitare l’esercito, ma al momento è una delle opzioni sul tavolo dato che non abbiamo intenzione di vedere una pulizia etnica”.

Kosovo: l’orgine di un esercito regolare - GEOPOLITICA.info

Il clima di tensione sorto sulla questione della difesa kosovara, inoltre, abbraccia la recente decisione del governo di Pristina di aumentare i dazi  doganali al 100% sulle merci importate da Serbia e Bosnia-Erzegovina. Il rapporto tra Kosovo e Serbia, mai così rovente dal 2008, rischia di creare un implosione all’interno della penisola Balcanica e di aprire nuovi scenari geopolitici.

Kosovo, 17 Febbraio 2008

Dopo la caduta dei comunismi e la dissoluzione della Iugoslavia, una leadership autonomista della popolazione di origine albanese ha rivendicato l’indipendenza dal governo serbo di Belgrado, proclamando una repubblica seguendo una linea cauta e non violenta per affermare le proprie istanze. Dopo un primo tempo cauto, gli indipendentisti sono passati all’azione militare costituendo un esercito di liberazione: Uck. Dopo il fallimento di vari tentativi di accordo, nel marzo del 1999 una coalizione di forze dei paesi occidentali ha lanciato una vasta offensiva aerea contro la Serbia, costringendo il regime di Belgrado a ritirare le truppe dal Kosovo e a ripristinare l’autonomia della regione, tutelata da allora da una missione dell’Onu. Con l’affermazione della Lega Democratica, contro il Partito democratico dell’ex leader dell’Uck, Hashim Thaci (attuale capo di stato), nel marzo del 2002 Ibrahim Rugova è stato eletto alla presidenza della provincia. Sotto l’egida dell’Onu per la definizione della regione kosovara, il governo serbo si è mostrato disposto a concedere soltanto uno statuto di autonomia. A fronte di tale concessione, giudicata limitativa, il parlamento kosovaro – 17/02/2008 – ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza del paese dal governo di Belgrado, e nel giugno dello stesso anno è entrata in vigore la costituzione.

Il Kosovo è tuttora afflitto da instabilità, sia per l’incertezza sul destino della minoranza serba (ridotta a poche migliaia di individui) sia per l’aggressiva politica nazionalista che l’Uck ha esteso prima al sud della Serbia e poi alla Macedonia, per rivendicarvi l’indipendenza dell’etnia albanese. Il Kosovo ha raggiunto il riconosciuto da 74 stati nel mondo; ciò nonostante permane l’opposizione di alcune superpotenze (Russia, Cina, India, Brasile) e di alcuni stati europei (Spagna, Cipro, Grecia, Slovacchia e Romania).

Ksf: da supervisione civile a esercito regolare

La legge approvata nel dicembre 2018, votata a favore da 170 deputati su 120, respinta dai deputati della minoranza serba, conferisce un mandato militare alle forze di sicurezza del Kosovo (KSF), che finora avevano armi leggere e avevano svolto operazioni di protezione civile. Mentre la decisione ha registrato il sostegno di Usa, Uk, Germania, gli stessi deputati kosovari di etnia serba hanno denunciato l’incostituzionalità di questo provvedimento: la carta costituzionale, varata il 15 giugno del 2008, stabilisce infatti che la difesa del Paese venga eseguita esclusivamente dalla Kosovo Security Force e non da personale militare. Le KSF verranno dunque trasformate in un esercito professionale composto da 5 mila soldati.

Le forze di sicurezza KSF, come stabilito dall’assemblea costituente kosovara, svolge principalmente supervisione civile del territorio come per esempio lo smaltimento di ordigni esplosivi; per questo motivo è priva di armi pesanti quali: carri armati, forze aeree e artiglieria da assedio. I membri del Ksf possono essere schierati all’estero soltanto se l’Assemblea kosovara è in accordo con il paese destinatario o su proposta di un organizzazione internazionale. Quindi la funzione attuale del Ksf, che si avvia ad essere un esercito regolare, è quella di collaborare con le forze di polizia per il sostegno delle autorità civili in stato di emergenza o catastrofi naturali.

Sulla base delle recenti dichiarazioni, il ministro degli esteri kosovaro, Behgjet Pacolli, afferma che la formazione di un esercito regolare contribuirà non soltanto all’aumento della sicurezza del proprio perimetro nazionale; ma fornirà un deciso intervento alla sicurezza internazionale attraverso la lotta contro il terrorismo islamico. Tuttavia, come espresso dalla prima ministra serba, il timore principale è che il futuro esercito possa venire utilizzato per cacciare la minoranza serba situata nel nord del Paese e quindi per intraprendere azioni irredentiste di espansione territoriale ai danni delle regioni straniere di confine a maggioranza kosovaro-albanese; il Primo Ministro kosovaro Ramush Haradinaj, ha subito precisato che l’esercito non sarà destinato al nord del Kosovo ma verrà usato per aiutare la Nato in Afghanistan e in Iraq.

Kosovo/Italia

L’ambasciatrice della Repubblica del Kosovo in Italia, Alma Lama, sottolineando lo stretto rapporto tra Italia e Kosovo, sottolinea che la trasformazione del Ksf in esercito regolare sarà lunga e in cooperazione con la Nato e che nessuno dovrebbe sorprendersi dalla opposizione del governo serbo, da sempre responsabile – prosegue l’ambasciatrice – di impedire il rafforzamento dello stato kosovaro.

Ad oggi, la comunità kosovara in Italia conta circa 40 mila persone, venute soprattutto dopo la guerra; l’Italia, infatti, è uno dei primi stati che ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo e uno dei primi ad avere instaurato rapporti diplomatici e ad aver stipulato diversi accordi bilaterali in diversi settori istituzionali: proprio in questi giorni, 8 febbraio, Gcf (Generale Costruzioni Ferroviarie ) ha rilasciato un comunicato stampa in cui il governo kosovaro ha affidato al gruppo italiano il rinnovamento della linea ferroviaria Fushë Kosovë – Hani i Elezit. Una modernizzazione dell’infrastruttura ferroviaria che si pone l’ambizioso progetto di integrare i Balcani con i Paesi dell’Ue che pone al centro proprio lo stato del Kosovo.