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Kiev: il “nuovo muro” e la logica dei due blocchi contrapposti dell’Est e dell’Ovest

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Con la guerra in Ucraina i governi di Washington e Mosca tornano a confrontarsi ideologicamente ed economicamente in Europa dopo la caduta del muro di Berlino nel novembre del 1989 e il contestuale dissolvimento dei due blocchi contrapposti dell’Est e dell’Ovest guidati dall’URSS e dagli Stati Uniti. Intanto, la Cina resta a guardare.

Del resto, non poteva essere altrimenti. L’Europa è divisa, prevalendo gli interessi nazionali che prescindono inevitabilmente dalla volontà di raggiungere obiettivi comuni come dimostra la controversa questione legata all’adozione delle sanzioni economiche nei confronti della Federazione Russa. Mentre la Nato o anche Trattato di Washington, che altri stati sarebbero pronti a sottoscrivere, rimane il principale baluardo difensivo in caso di un attacco militare da parte di paesi terzi (art. 5). 

In quest’ottica, e con una instabilità politico-economica internazionale non più solo all’orizzonte, diventa fondamentale la natura dei rapporti diplomatici tra gli Stati Uniti e la Federazione Russa. Quest’ultima è nata dalle ceneri dell’URSS o Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche poiché il programma di riforme socio-economiche e politiche, sintetizzabili nel binomio perestrojkaglasnost attuato da Michail Gorbaciov durante la sua permanenza al Cremlino nel biennio 1990-1991, ne causò il tracollo. Come durante la Guerra fredda, oggi queste due potenze sono tornate a sfidarsi in Europa. Da una parte Washington che invia aiuti economici e militari al governo di Kiev, dall’altra Mosca che contesta l’ampliamento dei confini entro cui può operare la Nato e ricorre all’arma delle risorse energetiche per indurre a più miti consigli i paesi ad essa ostili.

Durante la Guerra fredda, gli Stati Uniti garantirono insieme all’Unione Sovietica la stabilità del mondo intero. In realtà, ad eccezione di situazioni potenzialmente esplosive come la crisi cubana legata l’invasione americana della Baia dei Porci nel 1961 e della installazione dei missili sovietici a Cuba nel 1962, o di altre controversie internazionali all’interno dei due blocchi come fattori di instabilità, il timore della reciproca distruzione per mezzo di armi nucleari (MAD) consentì di preservare un sostanziale e duraturo equilibrio nelle due sfere d’influenza nel corso del XX secolo. Questo è quanto!

La crisi missilistica cubana rappresentò, comunque, un momento di acuto e pericoloso antagonismo nelle relazioni tra Stati Uniti ed Unione Sovietica. Esso fu anche il momento in cui si fu più vicini all’impiego di armi nucleari (global nuclear war). Il 28 ottobre 1962 il presidente sovietico Nikita Khrushchev informò la controparte americana che avrebbe smantellato le basi missilistiche nell’isola di Cuba in cambio della sua integrità territoriale. 

Paradossalmente, sembrerebbe che quanto sta avvenendo nell’Europa Orientale non sia in contrasto con la logica dei due blocchi. La guerra in Ucraina spinge nuovamente gli Stati Uniti e la Federazione Russa a rimboccarsi le maniche per evitare il peggio. La necessità di una restaurazione delle antiche gerarchie prende sempre più corpo. 

In altre parole, ci si domanda se gli interessi di un singolo stato debbano prevalere su quelli collettivi come in seno all’Unione Europea. Per esempio, la Francia, la Germania o l’Italia rinuncerebbero alla priorità dei loro contingenti interessi nazionali per salvaguardare l’integrità politico-territoriale di stati come l’Ucraina e, se è così, per quale ragione?

Pertanto, l’unica possibilità di soffocare le ambizioni territoriali degli stati è legata al perdurare nel tempo dei due blocchi contrapposti dell’Est e dell’Ovest. Con ogni probabilità, nessuno di essi sarebbe in grado di sottrarsi a questa logica. Ad esempio, se la Corea del Nord o l’Iran minacciassero di impiegare le loro armi nucleari? In un contesto internazionale anarchico la sicurezza globale sarebbe sicuramente a rischio. E quanto sta accadendo in Medioriente tra lo stato d’Israele e il mondo arabo non costituisce un ulteriore elemento di pericolo per la pace e la sicurezza della regione?

È dunque l’instabilità internazionale la logica conseguenza di tutto ciò. La Cina, dal canto suo, continua a mediare nella crisi ucraina come ha sempre fatto nelle controversie tra stati in qualità di paciere. Il suo successo diplomatico è legato alla intensità degli attriti tra i governi di Washington e Mosca. 

Fin ad ora, i due presidenti Joe Biden e Vladimir Putin si sono scambiati solo colpi di fioretto. Nel frattempo, continua la corsa al riarmo. Anche in Ucraina le armi sono centrali in un conflitto regionale di ampia portata per gli equilibri geostrategici in Asia. L’invito ad inviare sempre più armi al fine di prevalere nel conflitto è diventata una cattiva abitudine. Anche l’Italia supporta militarmente l’Ucraina. Ma è il riarmo ante bellum ad impedire lo scoppio di una guerra (si vis pacem para bellum). 

Gli Stati Uniti intervennero militarmente in Iraq ma non in Libia (dove vi presero parte solo indirettamente). Washington destabilizzò i due regimi autoritari. Il sovvertimento del regime di Mosca del leader russo V. Putin è probabilmente solo un loro auspicio. Ma è più oppressivo e meno liberale di quello cinese? 

Conclusioni

La distensione nelle relazioni tra gli Stati Uniti e la Federazione Russa è un elemento fondante della pace e della sicurezza globale. In Asia Orientale, la Corea del Nord continua ad effettuare test missilistici e non è escludibile a priori l’ipotesi di un nuovo test atomico quando la Federazione Russa nega ogni addebito a suo carico su un possibile uso di armi atomiche. Basterebbe un gesto inconsulto o interpretato male per innescare il terzo conflitto mondiale. Ma la Cina è irritata perché la guerra in Ucraina è diventata paradossalmente uno strumento di ingerenza nei suoi affari interni. Il Paese del Centro è tuttavia lo stato paciere dell’Asia nonché l’ago della bilancia nei rapporti acrimoniosi tra Washington e Mosca.

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