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Cosa ci dice il Kenya di come la Cina vuole ridefinire la governance digitale in Africa e nel mondo

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Nel 2015 la Cina annunciò che il maestoso progetto della Belt and Road Initiative, già articolato su terra e mare, avrebbe avuto un’ulteriore e terza dimensione, quella digitale. Con un documento informativo il governo di Pechino presentò la Digital Silk Road (DSR), descritta come il ramo tecnologico della Belt and Road Initiative. Ne avrebbero fatto parte  tutti i progetti legati alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC): dallo sviluppo del settore dei servizi digitali, come il commercio elettronico, alla gestione dei big data, dell’accesso a Internet, dell’ intelligenza artificiale (IA) e della blockchain. 

Il DSR rappresenta la volontà cinese di affermarsi in settore ancora fortemente a guida occidentale e, soprattutto, statunitense. Chi domina il settore ne decide gli standard, con la conseguenza di guadagnare un netto vantaggio comparato sugli altri competitor; Pechino, oramai, è già da diversi anni che mostra una ritrovata assertività. La competizione per il primato economico (e politico) in un’era digitale non può che passare dalla supremazia in questo settore. Per questo però, serve un terreno ancora fertile e che sia aperto ad una partnership tecnologica con la Cina, un Paese che oggi è considerato a tutti gli effetti un competitor dalle potenze occidentali filo-americane. Ecco che allora l’Africa acquista un ruolo cruciale; un continente da cui la Cina è tremendamente attratta e che, a sua volta, vede in Pechino una potenziale, grande risorsa. Non tutti i paesi dell’Africa però sono adatti a far parte di questo ambizioso progetto quale è la Digital Silk Road. Serve un paese stabile politicamente ed avanzato tecnologicamente, in cui il settore digitale abbia prospettive di crescita. Il Kenya ha tutti questi elementi vincenti, presentandosi come un partner ideale per introdurre la Cina nel mercato africano. 

Il Kenya è oggi uno dei mercati TIC più sviluppati dell’Africa. La cooperazione Cina-Kenya offre una prospettiva “win-win”: infatti, il Kenya è un nuovo mercato per l’export high-tech cinese, interessato a diventare più competitivo a livello internazionale, per esportare non solo i propri prodotti, ma anche i propri standard tecnologici; ciò consentirebbe alla Cina di ottenere guadagni economici ma anche di aumentare la propria influenza in Kenya e, in generale, in un settore che è ancora prevalentemente modellato sugli standard occidentali. Diversamente, Nairobi vede nella cooperazione digitale con la Cina un’opportunità per avere accesso e sviluppare nuove tecnologie cruciali per la crescita del Paese, prime fra tutte quelle per l’accesso ad Internet. Il coinvolgimento di Pechino nel settore TIC del Kenya assume forme diverse: la concessione di prestiti finanziari per la costruzione di infrastrutture per la digitalizzazione del Kenya, corsi di formazione e trasferimento di conoscenze alla popolazione locale, la cooperazione per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e l’afflusso di prodotti tecnologici cinesi nel mercato keniota. L’impegno cinese nel Paese africano riguarda sia il settore governativo che quello privato; quest’ultimo è il vero asso nella manica della Cina. Infatti, l’attore cruciale dell’azione di Pechino in Kenya è stato ed è Huawei. Si tratta della principale azienda TIC cinese, attiva in Kenya dal 1998, anticipando le aziende occidentali e contribuendo alla costruzione del 70% della rete 4G africana. Oggi Huawei supervisiona la seconda fase della costruzione della National Optic Fiber Backbone Infrastructure (NOFBI), un progetto infrastrutturale cruciale per la connessione digitale del Kenya: collegherà tutte le quarantasette contee del Paese, grazie a 1600 km di fibra. Inoltre, Huawei sta lavorando in collaborazione con Safaricom per lo sviluppo delle reti 5G in Kenya, rendendolo il secondo Paese africano a sviluppare la tecnologia di quinta generazione. L’accesso a infrastrutture digitali rappresenta un’opportunità per il Kenya di beneficiare di altre dinamiche correlate: per esempio, lo sviluppo digitale, e dunque la connessione ad Internet, è cruciale per allargare l’accesso all’educazione dei giovani, rendendola accessibile anche nei paesi e villaggi più remoti. 

Nonostante ciò, ai potenziali benefici si affiancano non poche preoccupazioni e perplessità. Vi è il rischio che il Kenya abbracci una governance di Internet in stile cinese, dunque, più incline a rafforzare il controllo governativo piuttosto che la libertà delle persone. Non è un caso che il Kenya sia stato uno dei Paesi che recentemente ha sperimentato uno dei maggior declini della libertà di Internet, come riportato dai dati del Council on Foreign relations. Oltre alle libertà connesse ad Internet, vi sono altri aspetti della libertà delle persone sotto attacco: Huawei sta collaborando allo sviluppo di piattaforme di sicurezza pubblica, denominate anche “Safe Cities”, che hanno impiegato l’intelligenza artificiale per la sorveglianza dei cittadini a Nairobi e Mombasa. Se da un lato questo potrebbe contribuire a rendere le città più sicure, dall’altro rappresenta un grande rischio per la libertà dei cittadini che potrebbero essere esposti ad un elevato livello di sorveglianza. Un’altra perplessità è sollevata dal fatto che il colosso tech cinese è anche il consulente del governo keniota per il suo piano nazionale TIC: a causa degli stretti legami di Huawei con il Partito Comunista Cinese e delle leggi cinesi che rendono le aziende tecnologiche vulnerabili all’influenza del partito, è difficile identificare una chiara linea di demarcazione tra gli interessi commerciali dell’azienda e gli obiettivi geopolitici della Cina nel Paese. 

Il caso del Kenya mostra una Cina sempre più intenzionata a ridefinire gli equilibri mondiali, in questo caso digitali. In un mondo che oggi è di nuovo diviso in due blocchi, la Cina viene vista con diffidenza dai paesi sotto la sfera di influenza statunitense. Al contrario, molti paesi africani non abbracciano i valori politici ed economici occidentali e sono, dunque, attratti dal modello alternativo proposto da Pechino. L’Africa è un mercato enorme, in continua crescita, e la Cina guarda al futuro. Soprattutto in questo periodo di transizione per l’economia cinese, in cui Pechino sta cercando di risalire la catena di produzione e diventare una superpotenza tecnologica, il mercato Africano è fondamentale per affermarsi nel settore TIC e ridefinire la governance digitale secondo le proprie regole.

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