Kaliningrad: chiave o serratura?

Il distretto di Kaliningrad è un’exclave russa incastonata tra la Polonia e la Lituania. Separato dal resto del territorio russo, nell’oblast’ vivono poco più di novecento mila abitanti, distribuiti su un’area di circa 15000 km2. Kaliningrad sorge dalle macerie di Königsberg, capitale della Prussia Orientale, nonché terra natale del filosofo Immanuel Kant, del matematico David Hilbert, e dove, tra l’altro, è nata la prima moglie di Putin, Ljudmila.

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Le origini

Conquistato alla Germania nazista nel 1944, il passaggio venne ufficializzato nel 1945 con la conferenza di Postdam. La popolazione autoctona, di origine tedesca, venne epurata e il territorio intitolato a Mikhail Kalinin, Presidente del Presidium del Soviet Supremo, morto pochi mesi dopo la conquista della regione. Iniziò così la sovietizzazione della regione. L’ex capitale prussiana, distrutta al 90% dai bombardamenti britannici, venne rapidamente ricostruita, con l’intento di sostituire il passato tedesco con il presente sovietico. Emblematica della visione sovietica dell’exclave fu l’edizione del 1953 della Bol’šaja sovetskaja enciklopedija, la Grande enciclopedia sovietica, che alla voce “oblast’ di Kaliningrad” riportava: “Il 7 aprile 1946 la regione di Kaliningrad viene creata sull’antica e secolare terra degli slavi baltici dopo aver sconfitto la Germania fascista e distrutto la Prussia Orientale”.

Il territorio conobbe una repentina militarizzazione e gran parte della Flotta del Baltico venne schierata nella base navale di Baltijsk, al secolo Pillau. Nella piccola regione vennero stanziati circa cento mila soldati, armi atomiche e la porzione di Mar Baltico antistante venne presidiata da  sottomarini nucleari. L’olblast’ si presenta come isolata dal mondo, la cui economia ruota intorno alle esigenze delle Forze armate sovietiche e alle sovvenzioni elargite dalle casse moscovite.

Il contesto cambia.

Nel 1991, quando l’URSS implose, Kaliningrad vide una drastica diminuzione delle truppe schierate, scelta che si ripercosse anche sulla stabilità economica della regione, la quale dipendeva, come già si è detto, quasi totalmente dal settore militare. L’ex capitale prussiana assunse quindi una postura difensiva. La Flotta del Baltico passò da 32 a soli 2 sottomarini, l’11° Armata della Guardia, con i suoi novanta mila uomini, venne sciolta e molte delle forze aeree traferite. Kaliningrad si trovò quindi sola e circondata da stati che rapidamente si mossero verso l’Occidente, con la Polonia e le tre Repubbliche baltiche che scelsero di far parte sia dell’Unione Europea sia dell’Alleanza Atlantica.

Un’occidentalizzazione impossibile.

Le preoccupazioni russe erano molteplici. Prima fra tutte quella che nella ormai enclave europea potessero crescere sentimenti indipendentisti, soprattutto da parte della crescente classe imprenditoriale, ma anche quella che l’integrità della neonata Federazione potesse essere messa a rischio e che le spinte centrifughe potessero far vacillare il sentimento di identità e attaccamento alla madrepatria. La risposta fu immediata, tra il 1991 e il 1998 ben 15 atti legislativi fanno di Kaliningrad un unicum nella Federazione. L’allora presidente Boris El’cin, riconoscendone l’enorme valore strategico, proclamò il territorio Zona Economica Libera, denominata Jantar, ovvero ambra, da una delle maggiori risorse della regione. Kaliningrad risulta essere l’unico tra i soggetti federali per il quale venne creata una figura ad hoc: un plenipotenziario Presidente. L’oblast’ gode di un periodo di sostegno e cooperazione con i paesi vicini e con Bruxelles, che si avvicinò al territorio russo con progetti di sviluppo economico e finanziamenti. Vennero inaugurati progetti di sviluppo quali Tacis o Dimensione nordica, che, nonostante i pochi fondi a disposizione e alcune lacune, lasciarono ben sperare. Ne scaturì una almeno iniziale collaborazione con la Lituania, che poté in questo momento trattare direttamente con le autorità locali senza passare per Mosca. Nel 1994 Vilnius aprì un consolato a Kaliningrad e l’anno successivo venne firmato un accordo bilaterale per viaggi senza visto della durata non superiore a trenta giorni.

La svolta putiniana.

Nel 1999 Vladimir Putin, allora Primo Ministro, durante il vertice Russia-UE di Helsinki chiarì il ruolo della regione nella strategia russa nei confronti dell’UE e come Kaliningrad dovesse assumere il ruolo di pilota nello sviluppo delle relazioni tra Mosca e Bruxelles. La strategia putiniana fu riassunta dall’espressione “Occidentalizzazione strategica guidata da pragmatico nazionalismo”. Putin vuole un accordo vincolante sul futuro dell’exclave russa, in linea col suo nuovo approccio nella collaborazione con il Vecchio Continente. Nel 2005 si assistette però alla prima frattura, in occasione delle celebrazioni dei 750 anni dalla fondazione di Königsberg, alla cerimonia, non furono, infatti, invitati né i leader dei paesi baltici, né il leader della Polonia. Nel 2012 Putin torna nuovamente sulla scena lanciando il programma di modernizzazione delle Forze armate della Federazione, con una spesa militare che si aggirava intorno ai 68 miliardi di dollari. Kaliningrad venne così proiettata al centro dei programmi di difesa russi, come in occasione all’esercitazione Zapad nel 2013, con più di dieci mila soldati impiegati in un’operazione congiunta con la Bielorussia. La regione sul baltico vede quindi una nuova militarizzazione, con l’intento di fare di Kaliningrad il perno della strategia di anti-access/area-denial (A2/AD) sul “fianco nord” dell’Alleanza Atlantica. Un altro provvedimento preso fu quello di sostituire l’intero comando della Flotta del Baltico, reo di corruzione e inefficienza. Il comandante della flotta Viktor Kravchuk e il suo il viceammiraglio Sergei Popov, furono quindi congedati per gravi carenze di formazione e accusati di distorsione della realtà.

Una posizione difficile.

L’escalation di eventi, iniziata con le cosiddette rivoluzioni colorate nelle ex-repubbliche sovietiche, e arrivata al culmine con la crisi ucraina e la riannessione della Crimea nel 2014, compromette definitivamente i rapporti tra Russia e Europa. Dai paesi confinanti con Kaliningrad si alzarono sempre più spesso allarmi su un ipotetico imminente attacco russo, temendo che Mosca possa decidere di chiudere il corridoio di Suwałki, un varco di poche decine di chilometri che collega la regione russa con la Bielorussia, unico passaggio terrestre tra l’Unione Europea e i tre paesi baltici. Nel 2016 il vertice di Varsavia decide di rinforzare il confine orientale dell’unione, verranno inviati battaglioni multinazionali dell’Alleanza Atlantica dislocati nei tre paesi baltici e in Polonia. Nella dottrina di difesa che la Polonia presenta nel 2017 la Russia è indicata come principale avversario. Varsavia opta per la creazione di una nuova forza di difesa territoriale della portata di circa 53 mila uomini, 128 carri armati Leopard 2PL, ed un sistema di difesa missilistica Patriot. Anche i tre paesi baltici rafforzeranno le loro fila, con la Lituania che autorizza il possesso di armi sofisticate per membri di gruppi paramilitari.

Mosse e contromosse.

Inizia così un susseguirsi di esercitazioni militari da ambo le parti. La Russia si addestra insieme alla Cina nel Mar Baltico; Mosca organizza Zapad-2017 tra Kaliningrad, il territorio bielorusso e quello di alcune sue regioni nord-occidentali; Polonia e paesi baltici ribattono con l’esercitazione Sabre Strike e con quella denominata Baltops che, a inizio giugno 2017, per due settimane, vide impegnati nella regione baltica circa 4 mila soldati, oltre 50 tra navi e sottomarini e 55 velivoli provenienti da 14 paesi alleati. Contemporaneamente truppe Nato si addestrano nella difesa del già citato corridoio di Suwałki nella corposa esercitazione Geležinis Vilkas. Di tutta risposta Mosca decide di schierare sul territorio di Kaliningrad il complesso missilisticoIskander-M, ovvero missili balistici tattici con funzioni difensive e offensive.

Dilemma della sicurezza e doppia narrazione.

Kaliningrad si configura, quindi, come l’ennesimo esempio del dilemma della sicurezza. Le evoluzioni delle vicende della piccola exclave russa dipendono dall’andamento delle relazioni tra Mosca e l’Alleanza Atlantica poiché, laa spirale di sfiducia alimentata da entrambe le parti incide irrimediabilmente sulla piccola regione baltica.  Il territorio diventa soggetto di una doppia narrazione. Descritto come “la piccola Russia”, assolve al ruolo di chiave strategica per aprire le porte dell’Europa alla Federazione. Luogo di sperimentazione politica ed economica, avanguardia nell’ibridazione del sistema centralizzato, di retaggio sovietico, e del liberalismo occidentale. D’altra parte però, Kaliningrad è stato spesso descritto come punto critico della Federazione, troppo lontano dal resto del territorio russo e di difficile gestione e controllo. L’oblast’ diventa quindi una serratura, un punto critico, che presta il fianco ad un’occidentalizzazione pericolosa per l’integrità della Federazione.

Nicolò Sorio,
Geopolitica.info