Joe Biden sempre più front-runner delle primarie democratiche

Alle primarie di martedì 10 marzo, chiamate anche “Mini Tuesday”, Biden domina ancora una volta vincendo in cinque dei sei Stati votanti: l’ex vicepresidente supera Sanders in Idaho, Michigan (125 delegati), Mississippi (36), Missouri (68) e Washington (89). Al senatore del Vermont va il North Dakota (14). Dopo l’ennesimo risultato deludente Bernie ha deciso, però, di continuare la corsa per la nomination. 

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Il verdetto del “Mini Tuesday” è stato chiaro: Joe Biden, a meno di clamorosi colpi di scena, sarà lo sfidante di Donald Trump alle prossime presidenziali. L’ex vicepresidente ha inanellato una serie di ottimi risultati partendo dal South Carolina fino ad arrivare a martedì scorso, giorno in cui sei Stati sono andati al voto. Biden ha vinto in Idaho, Michigan, Mississippi, Missouri e Washington, il North Dakota è andato a Sanders, Stato che però conferisce solo 14 delegati. La vittoria di Biden in Michigan è sicuramente degna di nota, non solo perché assegnava 125 delegati ma anche perché è lo Stato della classe operaia dove Sanders aveva vinto nel 2016 contro Hillary Clinton. La vera sorpresa è, però, il 37,8% ottenuto da Biden nello Stato di Washington, una regione liberal nella quale Sanders avrebbe dovuto vincere agevolmente e dove, invece, ha ottenuto un magro 35,8%. Netta la vittoria in Mississippi – dove l’ex vicepresidente ha ottenuto l’81,1% – grazie al voto decisivo degli afro-americani. Significativi anche i risultati in Idaho e Missouri. Il senatore del Vermont si è imposto solo in North Dakota, troppo poco per coltivare ancora la speranza di ottenere la nomination, anche se nel discorso post “Mini Tuesday” ha dichiarato di non volersi ritirare. 

I risultati delle ultime primarie mostrano, come si evince anche da un’analisi del New York Times, che Biden è riuscito a mettere insieme una coalizione trasversale capace di prevalere sia nel profondo Sud quanto nella Rust Belt – la cintura delle industrie che sta vivendo, soprattutto in Michigan, un periodo di grandi trasformazioni – e di intercettare voti dei tradizionali democratici, afro-americani, donne, organizzazioni sindacali ed una nuova ondata di voti bianchi moderati “in fuga dal partito repubblicano del presidente Trump”. Sanders, come al solito, continua ad avere difficoltà tra gli afro-americani mentre invece ottiene molti consensi tra gli ispanici, minoranza che però non ha votato martedì scorso. Un altro punto di forza di Biden è sicuramente quello di essere riuscito ad aumentare l’affluenza alle urne, riportando nel Partito Democratico gruppi di elettori che lo avevano abbandonato quattro anni fa e, da questo punto di vista, guardando a novembre, proprio il risultato del Michigan è assolutamente importante perché era stato decisivo nel 2016 per la vittoria di Trump contro Hillary Clinton. Un altro dato di estrema rilevanza, come notato anche dopo il Super Tuesday, è che gli elettori democratici stanno votando per un candidato capace di battere Trump alle presidenziali e non per un candidato che rispecchi i loro ideali. 

Nel discorso tenuto mercoledì a Philadelphia, dopo aver annullato un comizio in Ohio a causa del coronavirus, Biden ha dichiarato: “Un’altra grande notte. Batteremo Trump. Abbiamo bisogno di una vera leadership in questo paese, una leadership che sia di nuovo affidabile e credibile”. L’ex vicepresidente ha poi anche speso qualche parola per Sanders: “Condividiamo lo stesso obiettivo, battere Donald Trump”. Sempre mercoledì, a Burlington, si è tenuto il discorso di Sanders il quale ha dichiarato di non voler ritirarsi dalle primarie democratiche e che non vede l’ora di affrontare Biden nel dibattito previsto per questa sera. Inoltre, il senatore del Vermont ha attaccato Trump dichiarando che il movimento progressista sta vincendo il dibattito generazionale. 

Una differenza cruciale tra i due candidati è quella degli endorsement. Biden ne ha ricevuti molti di più rispetto a Sanders, tra gli ultimi quelli di Buttigieg e Klobuchar. Dopo il ritiro di Elizabeth Warren in molti si sarebbero aspettati un endorsement nei confronti del senatore del Vermont, ma al momento così non è stato. Secondo quanto scrive il New York Times, i risultati di martedì scorso hanno rafforzato l’idea della Warren di non appoggiare Bernie e, in più, i suoi consiglieri dubitano che l’endorsement possa spostare gli equilibri della corsa. 

Questa sera, alle 21 ora di Washington, le 3 del mattino in Italia, Biden e Sanders saranno per la prima volta uno di fronte all’altro in un dibattito televisivo. Il confronto, che è stato spostato dal Comitato Nazionale Democratico da Phoenix a Washington a causa del coronavirus, si svolge in un clima di emergenza nazionale dichiarata dal presidente Trump. Questo clima ha indotto la Georgia e la Louisiana a rinviare le primarie dal 24 marzo al 19 maggio. L’emergenza riguardo al Covid-19 sta peggiorando anche negli Stati Uniti con circa 2500 casi e 50 morti, difatti, entrambi i candidati hanno già annullato tutti gli eventi delle proprie campagne in programma prima del voto di martedì prossimo in quattro stati, tra cui Ohio e Florida. 

È importante sottolineare anche la sostituzione di Greg Schultz con Jen O’Malley Dillon come nuova campaign manager di Biden. La decisione, pur essendo alquanto paradossale, considerando che arriva in un momento in cui l’ex vicepresidente ha ottenuto una serie di risultati incredibili, non era inaspettata proprio perché la campagna del 77enne democratico, nelle prime fasi, era stata tormentata dalla cattiva raccolta di fondi e da brutte sconfitte come quelle in Iowa, New Hampshire e Nevada. Schultz, come riportato dallo staff di Biden, rimarrà nella campagna ma volgerà la sua attenzione alla pianificazione organizzativa per le elezioni generali. 

Analizzando i risultati fino a qui, Biden si è imposto in 15 dei 24 Stati andati al voto mentre Sanders in 7. L’ex vicepresidente ha ottenuto 883 delegati contro i 726 del senatore del Vermont. I numeri parlano chiaro e dicono che Biden è il leader indiscusso delle primarie democratiche. La quota necessaria per vincere la candidatura è di 1991 delegati, il 77enne democratico con la netta vittoria al “Mini Tuesday” fa ancora di più un passo in avanti verso la nomination. Al momento, considerati anche i sondaggi nazionali, sembrerebbe impossibile un ulteriore ribaltamento della situazione anche perché la campagna di Biden sta ottenendo una spinta che sembra difficilmente arginabile. Il prossimo appuntamento è previsto per martedì 17 marzo quando si voterà in Arizona (67), Florida (219), Illinois(155) e Ohio (136). L’Ohio è notoriamente uno degli swing state, più importanti quindi sicuramente Biden cercherà di giocare tutte le sue carte più importanti proprio lì, dove si potrebbe decidere sia il futuro delle primarie democratiche che quello delle presidenziali.