Joe Biden non smette di stupire

Biden batte Sanders e lo fa ancora una volta in maniera netta. Martedì 17 marzo l’ex vicepresidente ha vinto in Arizona (67 delegati), Florida (219) e Illinois (155). Si sarebbe dovuto votare anche in Ohio ma a causa dell’emergenza coronavirus il voto è stato rimandato. Intanto, Tulsi Gabbard – l’ultima candidata rimasta in corsa oltre a Sanders e Biden – ha deciso, nella giornata di oggi, di ritirarsi e di dare il suo endorsement a Biden.

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Tre su tre per Joe Biden: l’ex vicepresidente ha vinto in maniera netta in Arizona, Florida e Illinois. Il risultato più sorprendente è sicuramente quello della Florida – Stato con una forte presenza di ispanici, minoranza che da sempre sostiene il senatore del Vermont – dove Biden ha ottenuto circa il 40% in più del suo avversario. Proprio qui il 77enne democratico ha ritrovato quella coalizione trasversale che lo aveva portato alla vittoria nelle primarie precedenti: afro-americani, donne, moderati e indecisi. Ancora una volta si è votato per il candidato che, secondo gli elettori, ha più possibilità di battere Trump a novembre. Tra le altre cose, in Florida l’affluenza al voto è stata superiore rispetto al 2016 nonostante l’emergenza coronavirus. Con la vittoria in Illinois continuano gli ottimi risultati nel Midwest, dopo quelli del Minnesota e del Michigan. È importante sottolineare il fatto che l’Illinois abbia un profilo politico più giovane e progressista della Florida, fondamentale quindi che si sia riuscito ad affermare anche qui, riuscendo ad intercettare voti che sarebbero dovuti andare a Sanders. 

Il voto in Ohio è stato rinviato. Decisione presa dal governatore Mike DeWine sulla base dell’emergenza nazionale causata dal Covid-19, dichiarata dal presidente Trump e che era stata già preceduta dai rinvii in Georgia, Lousiana, Kentucky e Maryland. Tutto rimandato a giugno, coronavirus permettendo.

Nel discorso post-vittoria, tenuto nella sua casa nello Stato del Delaware, Biden ha detto: “Il mio obiettivo è quello di unire il partito democratico e di unire il nostro Paese in questo momento difficile”, parole che sembrano quasi un appello agli elettori di Sanders. “Quello che serve ora è speranza contro la paura, unità contro le divisioni, verità contro le menzogne e scienza contro la finzione”, ha aggiunto l’ex vicepresidente. Si è poi rivolto anche ai giovani, parte fondamentale dell’elettorato di Sanders: “Vi ascolto, so cosa è in gioco e so cosa dobbiamo fare”. 

Altra notizia importante è che l’ultima candidata rimasta in corsa oltre a Sanders e Biden, Tulsi Gabbard, ha deciso di ritirarsi e di dare il suo endorsement a Biden. La deputata delle Hawaii ha annunciato il suo ritiro dalle primarie democratiche su twitter. In tutte le precedenti primarie non aveva mai superato l’1 o il 2% e non ha mai neanche ottenuto dei delegati, tranne che in occasione dei caucus delle American Samoa dove ha ottenuto i suoi unici due delegati. Nel 2016 Gabbard aveva dato il suo endorsement a Sanders ma ora ha deciso di non ripetersi appoggiando, appunto, l’ex vicepresidente. 

È interessante sottolineare anche ciò che è avvenuto durante l’ultimo dibattito televisivo tra Biden e Sanders tenutosi a Washington D.C. Durante la diretta, il 77enne democratico ha annunciato la volontà di nominare un vicepresidente donna e riempire le caselle del governo con persone appartenenti alle minoranze. Al contrario, invece, l’amministrazione Trump conta solo tre donne, di cui una asiatica; un solo afro-americano mentre gli altri posti sono occupati da uomini bianchi. Circolano da giorni vari nomi, ma i più caldi sembrerebbero quelli di Elizabeth Warren, senatrice del Massachusetts; Amy Klobuchar, senatrice del Minnesota; Kamala Harris, senatrice della California e Stacey Abrams, che aveva corso alle elezioni per diventare governatore della Georgia che, però, sembrerebbe più indietro rispetto alle altre. Attenzione anche al nome di Michelle Obama. 

Negli ultimi giorni sono arrivati ulteriori rinvii, causati dall’emergenza coronavirus che negli Stati Uniti sta diventando sempre più preoccupante: Connecticut, Indiana e Porto Rico. Il più significativo è quello di Porto Rico, non tanto per il numero di delegati che avrebbe conferito ai candidati, quanto perché sarebbe stato il prossimo appuntamento delle primarie. “Senza dubbio, questo è il momento di misure preventive per fermare la diffusione del virus. Ma anche in questa crisi, sia il parlamento sia il governatore hanno messo in evidenza le libertà e i diritti democratici che ci consentono di essere una società basata sul valore del voto come espressione della volontà della maggioranza del nostro popolo”, ha dichiarato Charles Rodríguez, presidente del Partito Democratico di Porto Rico.

Sul versante del Partito Repubblicano, pur non essendo mai stata sotto attacco, la leadership di Trump si consolida sempre di più, raggiungendo di fatto i delegati necessari per assicurarsi di nuovo la nomination. Più che degli altri candidati, il tycoon si dovrebbe preoccupare dell’emergenza coronavirus che sta colpendo gli Stati Uniti. È altamente probabile che, con una buona gestione della situazione, Trump farà un maggiore passo in avanti verso la riconferma. Sicuramente l’attuale emergenza è un grande banco di prova e Biden è lì dietro l’angolo pronto a sfruttare ogni passo falso del suo avversario. Attualmente, però, l’approvazione di Trump ha ottenuto risultati migliori rispetto alle settimane passate. Nel sondaggio condotto da Ipsos US per ABC News, in questi giorni il 55% degli americani approva la gestione dell’epidemia da parte del presidente. Dato completamente opposto rispetto a qualche settimana fa quando il 54% si dichiarava contrario.  

Il coronavirus rischia di impattare negativamente sulle primarie democratiche e, in un’ottica futura, se la situazione non migliorerà, rischierà di danneggiare anche le presidenziali. Detto ciò, nella notte tra mercoledì e giovedì è giunta l’ufficialità che sono stati riscontrati positivi i primi due membri del Congresso: sono il democratico dello Stato dello Utah Ben McAdams e il membro del Partito Repubblicano per lo Stato della Florida Mario Diaz-Balart, mentre è notizia di oggi la positività al coronavirus di Rand Paul, senatore repubblicano del Kentucky. Si tratta del primo senatore e del terzo membro del Congresso degli Stati Uniti. 

La marcia verso la vittoria, per Biden, è sempre più inarrestabile grazie anche all’incredibile spinta che la sua campagna ha ricevuto dopo la vittoria in South Carolina e i vari endorsement, tra cui quelli di Buttigieg e Klobuchar, inanellando una serie di risultati sorprendenti. A Sanders non resta che appellarsi alla matematica che effettivamente lo tiene ancora vivo e al fatto che devono ancora votare alcuni Stati che assegnano un alto numero di delegati. Al momento Biden, ha circa 300 delegati in più del suo avversario. Il destino delle primarie democratiche si deciderà molto probabilmente, in maniera definitiva, nel mese di aprile quando andranno al voto 9 Stati, coronavirus permettendo, che assegneranno 704 delegati. A meno di un inaspettato ribaltone, lo sfidante di Donald Trump sarà proprio Joe Biden. Il prossimo appuntamento sarebbe dovuto essere il 29 marzo con le primarie a Porto Rico ma visto l’annullamento non ci resta che aspettare il 4 aprile quando voteranno Alaska (15 delegati), Hawaii (24) e Wyoming (14).