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Jake Sullivan e la politica estera per la classe media

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Durante gli ultimi mesi del conflitto in Ucraina, nei quali l’impegno statunitense è concentrato sulla ricerca di un punto di equilibrio fra una pace giusta per l’Ucraina e una fine della guerra senza una sconfitta per la Russia, il motore delle decisioni sembra essersi spostato sempre più dalle parti della Casa Bianca che non del Dipartimento di Stato. A Foggy Bottom, infatti, Antony Blinken sembra essere in una dimensione “sommergibile”, mentre nei palazzi del potere di Washington si sta affermando la linea dettata da Jake Sullivan, il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Joe Biden. Sullivan non è affatto un nome nuovo per i vertici della politica americana, ma è decisamente la stella in ascesa dell’establishment di Washington: dinamico, svelto, intelligente e soprattutto con una lista di contatti che contano e pesano, il pallino dei dossier più caldi ce lo ha lui.

Il fulcro dell’azione della politica di sicurezza del capo dello Stato e Commander in Chief statunitense sembra essere proprio Sullivan, per questioni di ruolo e di pedigree. Sullivan è convinto che la politica estera americana debba servire la classe media a stelle e strisce, quella che i detrattori definiscono una versione di America First declinata dalla prospettiva del Partito Democratico, con tutti i limiti e i vincoli di un partito che, inevitabilmente, alle urne di metà mandato ha scontato il peso del conflitto così come l’impatto di un’inflazione dapprima ricondotta proprio all’invasione russa, poi presa di petto con la decisione della Federal Reserve di alzare i tassi di interesse per la prima volta in 20 anni. E con le mosse ora, da parte dell’Amministrazione Biden e non solo, di spingere il presidente ucraino Volodymyr Zelensky al tavolo delle trattative con Mosca.  

Ma chi è Jake Sullivan? Sullivan è cresciuto in una famiglia della middle-class di Minneapolis, 4 tra fratelli e sorelle, dove lo studio è sempre stato prioritario per poter far bene nella vita. Nel suo percorso universitario, oltre agli studi in legge a Yale, Sullivan può vantare la prestigiosa borsa di studio Rhodes a Oxford – la stessa di Bill Clinton e di altri celebri predecessori –, dove si è laureato in relazioni internazionali. Ma invece della classica carriera dell’establishment di Washington, dopo la laurea in legge Sullivan decise di tornare in Minnesota per lavorare in uno studio legale prima di entrare nello staff della senatrice democratica di origini slovene Amy Klobuchar, che poi lo presenterà a Hillary Clinton, la vera madrina politica di Sullivan. 

Per mettere a fuoco il calibro del personaggio alcuni osservatori hanno messo in evidenza la lista di invitati al suo matrimonio con Margaret Goodlander, celebrato nel 2015 a Yale, nel campus universitario dove i due si sono conosciuti. In quel periodo il partito Democratico sembrava destinato a prolungare la presidenza di Obama con Hillary Clinton, per quella che sembrava la prima vittoria annunciata di una donna alla Casa Bianca. Al matrimonio, tra gli altri, c’erano appunto Bill e Hillary Clinton, che gli aveva promesso di farlo diventare a soli 40 anni il più giovane consigliere per la sicurezza nazionale quando sarebbe stata eletta presidente, Antony J. Blinken, attuale segretario di Stato e fedelissimo dei Clinton, e il giudice della Corte suprema Stephen G. Breyer. Solo che il 2016 “regalò” la sorpresa elettorale di Donald Trump all’indirizzo più noto di Pennsylvania Avenue. Secondo uno dei pochi virgolettati attribuiti a Sullivan, “la campagna elettorale del 2016 ha avuto un forte impatto su di me, ma non tutto per via di Trump. Più che altro, ho capito che una larga parte del nostro paese sentiva come se il governo non pensasse ai loro bisogni e interessi.” Da qui il convincimento che le istanze della popolazione, della classe media da cui egli stesso proviene, dossier come “le disuguaglianze, il distacco e la distanza fra i lavoratori e il governo devono essere portati su ogni tavolo alla Casa Bianca, anche nella Situation Room”, la celebre stanza dove si prendono le più delicate decisioni sulla sicurezza nazionale. Sullivan avrebbe poi dovuto aspettare l’elezione di Biden per diventare consigliere per la sicurezza nazionale, uno dei più giovani anche se non il più giovane. 

L’obiettivo principale di questa visione è di connettere quindi le azioni degli Stati Uniti sulla scena globale alle vite e al benessere dei normali cittadini americani. E sembrerebbe che sia stata proprio questa convinzione, questa visione secondo la quale il primo interesse della Casa Bianca è per la classe media americana, abbia ispirato le più recenti scelte della politica estera americana. Una politica che passa per il disimpegno dall’Afghanistan, da attività di contro-terrorismo e dal Medio Oriente, e arriva fino a rinforzare la creazione di una partnership di sicurezza con Australia e Gran Bretagna (Aukus), con il timone della politica Nato saldo e fermo per un impegno controllato. Un riposizionamento che gli elettori hanno apprezzato in occasione del voto di metà mandato. Anche se, come noto, la politica estera non è prioritaria nel decidere le intenzioni di voto, è netta la percezione che gli interessi della classe media americana siano in cima all’agenda dei democratici alla Casa Bianca, e questo grazie anche alla visione e al lavoro di Jake Sullivan. 

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