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ITAsia

Driver e ostacoli di un ribilanciamento asiatico dell’Italia

Con il sostegno dell’Unità di Analisi, Programmazione, Statistica e Documentazione Storica del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ai sensi dell’art. 23-bis del DPR 18/1967. Le opinioni contenute nel progetto sono espressione degli autori, e non rappresentano necessariamente le posizioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Enti partner

Finalità e risultati attesi

La redistribuzione del potere globale a favore di diversi attori statali dell’Indo-Pacifico, primo fra tutti la Repubblica Popolare Cinese, è un fattore strutturale che impone una approfondita riflessione sulle dinamiche di interazione, attuali e potenziali, del nostro Paese con gli attori indo-pacifici. La crescita in termini non solo economici e militari di diversi Paesi nella regione apre a opportunità senza precedenti per la proiezione globale italiana e, al contempo, impone una valutazione attenta sulle sfide multidimensionali poste dall’accelerazione dello sviluppo regionale. Comprendere queste dinamiche può aiutare l’Italia e gli alleati a gestire in maniera più funzionale ai propri interessi le relazioni bilaterali e multilaterali con gli attori dell’Indo-Pacifico. Per dimensioni demografiche, rilevanza securitaria e strategica e centralità economica, la regione indo-pacifica non può essere esclusa dal raggio d’azione della politica estera italiana che, anzi, è chiamata a gestire connessioni complesse con Paesi e società talvolta difficili da comprendere. L’armonizzazione della politica estera italiana con quella dei propri partner richiede, per essere adeguatamente realizzata, un’intensificazione della riflessione scientifica e politica sui rapporti con l’Indo-Pacifico e sulle opportunità che un approfondimento dell’interazione aprirebbe. Per quanto la diplomazia italiana abbia costantemente ingaggiato gli attori regionali anche con esiti fruttuosi, all’Italia sembra ancora mancare quella svolta verso l’Indo-Pacifico che, invece, pare già consolidata per diversi alleati europei. In particolare, la produzione di documenti strategici ad hoc da parte di diverse potenze europee, come, fra tutte, Francia, Germania e Regno Unito, e la maggiore spinta delle istituzioni europee verso una politica estera che tenga conto delle trasformazioni che interessano subcontinente indiano, Asia orientale e Sud-est asiatico è una pratica a cui l’Italia dovrebbe presto adeguarsi. Aggiornare la visione politico-strategica del Paese attraverso la produzione di un documento specifico per l’Indo-Pacifico consentirebbe, da un lato, di dimostrare ai partner occidentali la volontà di giocare un ruolo attivo e decisivo nelle iniziative multilaterali comuni e, dall’altro, darebbe prova agli attori regionali della volontà italiana di avanzare i propri interessi e principi di politica estera anche nell’Indo-Pacifico. Tale aggiornamento garantirebbe anche il mantenimento e, nel medio e lungo termine, l’incremento della rilevanza italiana nelle dinamiche regionali e, conseguentemente, globali.

Il riorientamento indo-pacifico della politica estera italiana sarebbe, inoltre, funzionale a garantire il perseguimento degli interessi nazionali ed europei nell’ambito della più ampia iniziativa politico-strategica ad interesse regionale statunitense. All’avvicendarsi di amministrazioni molto differenti a partire dal doppio mandato Obama è corrisposta, tuttavia, una crescita costante delle risorse allocate dagli Stati Uniti per gestire la crescita cinese nella regione e mantenere il ruolo di egemone regionale e globale. La Repubblica Popolare Cinese, infatti, figura come rivale prioritario di Washington in tutti i più recenti documenti strategici sulla sicurezza e la difesa, nonostante il ritorno violento del revisionismo russo in Europa. A partire dal pivot to Asia di Obama, la politica estera statunitense, al costo del disimpegno in altre regioni globali, ha ampiamente privilegiato l’Indo-Pacifico come area primaria di interesse. Senza una adeguata ponderazione delle proprie relazioni con i Paesi della regione, l’Italia andrebbe incontro a due scenari alternativi: uno determinato da un sostanziale disinteresse per l’Indo-Pacifico con gravi conseguenze sulla rilevanza internazionale del Paese e l’altro di appiattimento sulle politiche atlantiche ed europee in cui Roma perderebbe la capacità di influenzare l’agenda occidentale e conseguentemente di orientare secondo le proprie necessità le relazioni euroatlantiche con l’Asia. Il triennio 2022-2024 è da considerarsi decisivo per tale rinnovamento politico-strategico dell’Italia anche in funzione delle nuove e decisive azioni che avranno avuto luogo entro la fine del suddetto triennio. Il 2022, infatti, ha visto l’Italia entrare a far parte del progetto GCAP per la realizzazione di un caccia di “sesta generazione” in partnership con Regno Unito e Giappone, per motivi diversi due attori centrali dell’Indo-Pacifico. La realizzazione del progetto va letta anche in un’ottica commerciale, punto di vista cruciale per delineare le possibilità di proiezione italiane nella regione. Nel 2023 l’impegno regionale italiano è stato potenziato anche dal rafforzamento dei rapporti con l’India, ora partner strategico, e dall’atteso passaggio di nave Morosini nelle acque dell’Indo-Pacifico in un contesto multilaterale, un passo rilevante già approntato nel 2017, con nave Carabiniere, e oggi ritenuto essenziale per un Paese che aspiri a un ruolo di peso nella regione. La questione della libertà di navigazione nelle contese acque regionali, sostanziata nell’espressione giapponese “Indo-Pacifico libero e aperto”, è di fatto cruciale per la comprensione delle dinamiche strategiche del confronto sino-americano e, più in generale, dei rapporti di potere tra le potenze regionali.

A tale scopo, nel 2024, l’Italia potrebbe ulteriormente rafforzare il proprio ruolo tra i garanti del rule-based international order imperniato sul diritto internazionale con il passaggio in queste acque della portaerei Cavour e del relativo gruppo navale. Comprendere i nodi generati da questo accresciuto impegno sarà fondamentale per rendere fruttuose queste iniziative, prevedibilmente capaci di influenzare nel lungo termine la posizione internazionale dell’Italia. L’auspicio di un accresciuto impegno italiano nell’Indo-Pacifico non va letto come alternativo all’avanzamento degli interessi del Paese nella regione del Mediterraneo allargato. Al contrario, l’impegno teso alla stabilizzazione regionale e alla cooperazione con gli attori presenti a Sud dell’Italia può essere, se ben concertato, complementare all’ingaggio con le dinamiche Indo-Pacifiche alla luce di una crescente interconnessione, da tempo centrale nei processi della globalizzazione, tra le due macroregioni, testimoniata, per esempio, dall’attivismo cinese in Medio Oriente. La lettura congiunta dei due scenari e la conseguente armonizzazione delle politiche espresse dall’Italia è rilevante non solo da un punto di vista strategico-securitario, ma anche per gli aspetti commerciali su cui l’interconnessione si basa, in particolare per la messa in sicurezza delle rotte navali che collegano due aree in crescita nella geoeconomia del presente. 5 L’interpretazione di queste stesse interconnessioni, nella loro complessità, è rilevante anche per la gestione dei rapporti con la Cina a cavallo della scadenza, a marzo 2024, del memorandum d’intesa per la Belt and Road Initiative firmato dal governo Conte I nel 2019. L’importanza di operare una scelta consapevole sul dossier è evidente se si considera il complesso bilanciamento di interessi che il decisore è chiamato ad operare. Sciogliere, infatti, l’intreccio tra dinamiche strategiche, interessi economici, immagine internazionale e rapporti con gli alleati, soprattutto nordatlantici, è un passaggio decisivo per giungere ad una decisione consapevole e funzionale sul rinnovo del memorandum: non solo è necessario esprimere una scelta decisa, ma anche operarla alla luce di un’adeguata valutazione dei potenziali scenari che questa può generare e delle conseguenze sulla posizione internazionale dell’Italia nel prossimo futuro. Alla luce di questa molteplicità di fattori, la comprensione profonda di driver e vincoli dell’impegno italiano nell’Indo-Pacifico risulta cruciale per la formulazione di una politica estera che operi il difficile bilanciamento tra interessi e principi, valutando adeguatamente le posizioni dei diversi attori coinvolti nello scenario indo-pacifico e concertando l’impegno areale con la proiezione globale del Paese nella pluralità delle dimensioni politiche interessate dagli sviluppi asiatici. Rinsaldare i rapporti con i partner tradizionali e gestire le relazioni con gli attori emergenti richiede un attento uso degli strumenti a disposizione del decisore che non può non essere informato da una valutazione esaustiva del contesto Indo- Pacifico.