Mogherini tour: l’Italia va in guerra?

La strategia politica del nostro governo in seno alle sedi diplomatiche ha tracciato la via : l’Italia marcia verso la Libia. Come, dove e quando lo spiega l’alto rappresentante  Mogherini. L’Italia, presente dal Marocco alla Somalia, passando per il Niger, cerca in questi giorni il via libera dell’Onu per intervenire in Libia.  Vediamo passo dopo passo dove tale iter condurrà.

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Italia, posto all’ombra

L’Italia è un paese ricco di contraddizioni, specialmente a livello strategico e militare, dove la nostra politica ci porta vicino alle grandi potenze mondiale. Pare forse strano ma analizzando la situazione da un punto di vista geopolitico è proprio cosi. La nostra presenza nello schacchiere mondiale è dietro solo ad Inghilterra ed Usa, la Francia ha mantenuto rapporti molto stretti con le ex colonie ma non ha ampliato negli ultimi vent’ anni i propri “rami” strategici. Noi invece siamo presenti militarmente in : Bosnia, Marocco, Medio Oriente, Malta, Egitto, India, Pakistan, Iraq, Afghanistan, Emirati Arabi-Bahrein-Qatar, Georgia, Somalia, Oceano Indiano (Filippine e Maldive), Libano, Repubblica Centraficana, Sahel e Mali, Niger, Mozambico, Israele e Gaza, Sarajevo, Kossovo, Libia( a difesa impianti petroliferi), Corno d’Africa tra operazioni Onu, a mandato Onu, operazioni Nato, della Ue, bi e multilaterali,di cooperazione internazionale ed assistenza tecnica. A tutto questo aggiungiamo la nostra flotta nel Mediterraneo, nell’ Oceano Indiano e  nel Baltico. Sempre in Europa la nostra Aeronautica addestra piloti e si occupa della difesa aerea di : Austria, Slovenia, Polonia, Lettonia, R.Ceca (in convenzione Nato).

Questa premessa per far capire al lettore quanto il nostro paese sia ramificato nel teatro mondiale senza però carpirne il credito. Uno stato con all’attivo attualmente cosi tante missioni internazionali ha l’obbligo di contare di più in ambito europeo, inglesi ed i tedeschi ci hanno comodamente detto che forniranno navi da trasporto e nulla più per fronteggiare l’emergenza umanitaria che incombe, i francesi si limiteranno a darci una mano all’Onu e tutti gli altri paesi non sono pervenuti. Grecia e Spagna non hanno apparati militari ed d’intelligence cosi sofisticati per essere d’aiuto alla causa. Stati come l’Austria o la stessa Germania invece si preoccupano di tranquillizare la propria popolazione in televisione sottolineando più volte che profughi sul loro territorio non ne arriveranno. La Mogherini ha giustamente bacchettato gli austriaci : non si può dall’Europa prenderne i benefici e rifiutarne i sacrifici, ma oltre Brennero non hanno colto  e la polizia continua imperterrita a respingere migranti, Dublino 3 è chiaro, ci viene comunicato. Intanto in Libia la situazione è sempre pù caotica, nessun accordo all’orizzonte, a questo si aggiunge la chiusura da parte del Kenya del più grande campo profughi del mondo (più di 1 milione e mezzo di persone) e non è difficile immaginare dove queste persone si riverseranno.

Italia, alla ricerca del sole

Parlando dell’ipotizzata operazione per fermare gli scafisti, l’Alto rappresentante Ue precisa che “non si tratta certo di preparare un intervento militare in Libia. Quella di cui stiamo parlando e’ un’operazione che deve essere condotta nel rispetto della legalita’ internazionale e in raccordo con i libici”.

Mogherini comincera’ a parlarne con Ban Ki-moon e prossimamente’ con il segretario di Stato Usa Kerry: “Per agire – rimarca – dobbiamo ottenere un mandato delle Nazioni Unite. Non sara’ facile, come non sara’ facile ottenere il consenso delle autorita’ libiche che ancora non hanno un governo di unita’ nazionale”. Quanto alle politica di accoglienza, “su questo punto – aggiunge – resta ancora parecchia strada da fare” e “a maggio la Commissione presentera’ una proposta complessiva sulle politiche migratorie, a cui stiamo lavorando con il commissario Avramopoulos e con il vicepresidente Timmermans”. Questa la sintesi di ciò che la nostra si accinge a proporre per arginare il gravissimo problema sorto nel Mar Mediterraneo (stimati due milioni di profughi nella fascia sub sahariana, provenienti da più stati africani) La Mogherini ,parafrasando, ancora non vede il sole, anzi le nubi sono moltissime, in primis le autorità libiche, non disposte ad avere sul proprio territorio forze occidentali e nemmeno entusiaste d’eventuali blitz d’incursori. In tutto questo la difficile e drammatica situazione dei profughi, considerati più un problema che esseri umani. L’Europa ad oggi ha in mente una serie di piani per arginare la situazione, ma i governi europei non sembrano avere quell’unità d’intenti che tale difficile situazione richiede.

Italia sola, all’ombra

Uno sforzo del genere contraddice la condizione economica attuale, nella quale i cittadini sono stremati dal contributo che lo stato chiede loro e finisce con l’indebolire le stesse forze armate (senza le quali non si può intervenire a livello umanitario), impegnate su un eccessivo numero di fronti. Questo presenzialismo, tra l’altro, non sortisce ritorni neppure sul piano dell’immagine, visto il caso Lo Porto e la nostra defezione riguardo la crisi ucraina. Senza voler arrivare a forme d’isolazionismo ( che non sarebbe ingiustificata, vista la crisi, Cina , Corea del Sud, Giappone sono a livelli di presenza nulla e nessuno si scandalizza) sarebbe più logico non disperdere energie preziose in teatri che poco hanno a che fare con il nostro paese. La logica geopolitica ci riporta in Libia, cento anni dopo l’avventura coloniale e le quali coste distano poche centinaia di chilometri. Per parafrasare il Manzoni : ai posteri l’ardua sentenza.