Italia-Russia: neutralità in metri cubi

Pur muovendosi in uno stato di limbo tra l’Europa e Mosca, in virtù dell’attuale difficoltà posta dalle sanzioni europee, a seguito dei fatti ucraini, l’Italia ha sempre mantenuto un approccio dialogante con la Federazione Russia sia sul piano politico-culturale che economico-finanziario. Un abbraccio pragmatico, quanto duraturo, che ha trovato nell’esportazione/importazione del gas naturale uno dei suoi principali collanti.

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Italia – Urss 1958/69

Sul finire degli anni ’50, ovvero nel pieno della Guerra Fredda, Italia e Urss hanno costituito una stretta alleanza bilaterale in grado di districarsi all’interno della Cortina di Ferro tra l’Europa Atlantica e l’Europa del Patto di Varsavia. Una relazione economica – energetica che con lo scorrere del tempo, a fronte delle mutazioni politiche nazionali e internazionali, ha visto una sempre più maggiore intesa. La prima occasione di incontro si registra con l’ accordo petrolifero del 4 dicembre 1958: attraverso il metodo del barter trading – ovvero il baratto – il gruppo Eni di Enrico Mattei si impegnava nell’importazione di 800 mila tonnellate di petrolio dall’Urss per un valore di 360 mila dollari; dall’altra parte la merce di scambio è la gomma sintetica prodotta dallo stabilimento Anic (Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili) di Ravenna; 5 mila tonnellate di gomma contro 800 mila tonnellate di petrolio. Alla fine di Dicembre dello stesso anno, Mattei incontra a Mosca diverse personalità del governo sovietico per ampliare l’accordo: 10 mila tonnellate di gomma contro un milione di tonnellate di petrolio per l’anno successivo. Non soltanto l’Eni, anche la Fiat è riuscita a entrare all’interno del tessuto economico sovietico. Il 15 agosto 1966, a Torino, il presidente della Fiat, Vittorio Valletta, e il governo sovietico firmarono l’accordo sulla costruzione dello stabilimento automobilistico nella città russa di Togliatti nei pressi del fiume Volga. Il contratto tra la Fiat e il Governo sovietico prevedeva che l’impresa torinese cedesse ai sovietici i progetti e i diritti di proprietà industriale di due modelli di vettura derivati dal tipo Fiat 124, modificati per adattarsi alle particolari condizioni climatiche e stradali dell’URSS. I sovietici avrebbero curato la parte edile e gestito la fornitura di materiale. Nota anche come Togliattigrad, denominata nel ’64 in onore di Palmiro Togliatti, storico segretario del Partito Comunista Italiano,  la città Togliatti si è trasformata in un polo industriale con la costruzione di uno stabilimento per la produzione di duemila automobili al giorno; divenuto poi operativo nel 1970.

Ciò nonostante, il gruppo Eni, soltanto sul finire degli anni ’60, riesce a “sdoganare” l’industria sovietica del gas verso l’Europa Occidentale. Nel 1969, infatti, viene stipulato il primo contratto d’importazione di gas naturale dai giacimenti sovietici tramite gasdotto lungo la frontiera italiana: per un valore di 6 miliardi/anno per la durata di vent’anni. Le operazioni dell’Eni in Russia non sarebbero mai state realizzate senza la mediazione del Pci. Nonostante la reazione di molti paesi occidentali sull’operato dell’Eni, accusato di sottovalutare le conseguenze politiche delle sue scelte, lo stesso governo italiano democristiano ha dimostrato un inequivocabile appoggio alla visione energetica tracciata da Enrico Mattei.

Il decennio 1958-1968 fu il periodo in cui si gettarono le basi delle relazioni italo-sovietiche, durante il quale emersero intuizioni che avrebbero caratterizzato i rapporti bilaterali nei decenni successivi. Da una parte Mosca cercò di sfruttare il desiderio italiano di godere maggiori prestigi sulla scena mondiale; dall’altra parte il governo italiano, attraverso questa strategia economica, riuscì a dimostrare una posizione originale non appiattita acriticamente su quelle degli Stati Uniti, e indirizzate alla ricerca del dialogo. Infatti il governo italiano, a guida Dc di Amintore Fanfani, è riuscito ad avere una propensione al neutralismo nei riguardi dell’Unione Sovietica, quasi da mettere in discussione la collocazione internazionale dell’Italia. Una propensione che non è passata inosservata dalle autorità sovietiche e che ancora oggi emerge su molteplici questioni.

Italia – Federazione Russa, oggi

La Russia, oggi ancora più di allora, è un partner energetico chiave per l’Italia, il quarto fornitore per il petrolio e il primo di gas naturale. Nel 2017 la dipendenza italiana dal gas russo si è attestata attorno al 43% delle forniture totali. Nell’ultimo anno le forniture di gas russo sono aumentate in termini assoluti da 20 a 30 miliardi di metri cubi. La partnership italo-russa si rivela anche come fattore determinante all’interno del dibattito europeo su diverse questioni: ad esempio per la realizzazione del gasdotto Nord Stream2. Infatti il gasdotto che collega la Germania e la Russia, attraverso il Mar Baltico, porterebbe un forte incremento di tutte le importazioni di gas russo dell’Italia.

Secondo recenti dati pubblicati da Gazprom, ripresi dall’agenzia economica Bloomberg, nei primi nove mesi del 2018, l’Italia ha comprato dalla compagnia russa 18,3 miliardi cubi di gas contro i 17,9 della Turchia. L’Italia, superando la Turchia, diventa il secondo mercato per l’export di gas russo; al primo posto la Germania con 42,7 miliardi di cubi acquistati nello stesso periodo.  Allo stato attuale il 40% del fabbisogno nazionale italiano è coperto dalla Russia, l’Algeria il 25%, la Libia il 6%, dal Qatar arriva la stragrande maggioranza del gas naturale liquido. Malgrado l’operato americano per il trasporto del gas liquido via mare sia in constante crescita; i rubinetti di metano russo coprono il 35% del fabbisogno di tutta la Ue; una copertura che raggiunge la soglia del 90% nei paesi dell’ex patto di Varsavia.

Come dimostrano quest’ultimi scenari, sembra che quella forma di neutralismo tra Italia e Russia, sia ancora vigente: se in passato lo scambio energetico è riuscito a sconfinare e a superare i limiti imposti dalla Cortina di Ferro; sul fronte odierno, nonostante le sanzioni dell’Ue alla Russia e il conseguente allontanamento di Mosca dagli affari di Bruxelles, il rapporto Italia-Russia resta ferreo. Tuttavia, quest’ultimo viene anche letto come un eccessiva dipendenza dell’Italia dalle forniture russe e che rischia di scoraggiare la produzione di gas sul territorio nazionale, come denunciato dal direttore delle relazioni internazionali di Eni Lapo Pistelli: benché il territorio italiano presenti diverse potenzialità, la produzione nazionale di gas è ferma soltanto all’8% contro i 92% importati dall’estero.

 

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