0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

NewsLa risposta italiana alla richiesta europea di una nuova...

La risposta italiana alla richiesta europea di una nuova politica industriale per l’Unione: cambiamenti e risultati raggiunti nel settore strategico dell’industria della difesa nella sfida post Covid-19

-

In Europa, l’industria della difesa è tanto sviluppata a livello nazionale e un vanto per alcuni tra i singoli paesi che ne fanno parte, come l’Italia e la Francia, quanto risulta allo stesso tempo penalizzata a livello comunitario. Ciò nonostante, già prima dell’esplosione del conflitto russo-ucraino, qualcosa ha iniziato a muoversi, sulla scia della crisi economica legata al Covid-19 e nella speranza di rendere l’industria della difesa uno dei motori della ripresa, non solo italiana, ma anche europea.

A partire dai primi anni 2000, la Commissione ha iniziato a prendere iniziative riguardo l’industria della difesa europea. Malgrado i primi sforzi compiuti dalle istituzioni europee in questa direzione, queste iniziative sembrano aver sofferto di scarsa attenzione negli investimenti e nella cooperazione industriale degli Stati membri dell’Unione, oltre che, più recentemente, della crisi pandemica.

Le principali misure prese negli anni dalla Commissione includono dunque l’istituzione del Political and Security Committee e dello EU Military Staff nel 2001 e della European Defence Agency nel 2004.

Nonostante queste prime misure in ambito comunitario, le decisioni in materia di politica industriale della difesa e dell’interscambio di merci ed equipaggiamenti per la difesa sono rimaste esclusivamente nella sfera d’influenza dei governi nazionali. Quest’ultimo fattore ha condizionato in negativo la cooperazione europea sul fronte dell’industria, in quanto ha favorito un approccio diviso alla materia. Per questo motivo, nel 2009 la Commissione ha deciso di regolamentare in maniera più definita anche l’interscambio di equipaggiamenti e merci per la difesa all’interno dell’Unione Europea.

Su questa stessa linea di provvedimenti, che l’Unione ha avviato prima della crisi pandemica, l’avviamento della PESCO nel 2017. Si tratta di un programma di finanziamenti consistenti volti allo sviluppo di innovazione nel quadro della difesa e sicurezza europea. La PESCO è stata rinnovata nel 2020 grazie ad un ulteriore stanziamento di fondi e l’Italia vi partecipa in modo molto attivo, risultando il secondo paese con più progetti aperti dopo la Francia.

Gli ultimi sviluppi europei nel sostegno all’industria della difesa

Nel 2021 la Commissione ha creato lo European Defence Fund, inizialmente previsto con uno stanziamento di 13 miliardi di euro, successivamente ridotti ad 8. Nel quadro del NGEU, la difesa viene citata soltanto nella parte generale, con uno stanziamento pari a 1,9 miliardi e a 13,2 nel MFF 2021-27, di cui 7 stanziati tramite lo strumento dell’EDF.

Nel marzo di quest’anno è stata pubblicata la Bussola Strategica dell’Unione Europea, un documento che serve a stabilire un piano di difesa comune del territorio. Qui viene reso noto che bisognerà innanzitutto investire nelle industrie europee del settore, anche tramite la BEI, al fine di sviluppare un’industria innovativa, in grado di interfacciarsi con i propri competitor a livello globale. Bisognerà inoltre potenziare le partnership dell’UE per rafforzare l’incisività della sicurezza e dell’azione europea.

Nella Bussola non si impone una soglia minima di investimento, tuttavia, viene resa esplicita la necessità di un’azione univoca e concertata da parte di tutti gli Stati Membri dell’Unione.

Soprattutto, questo documento accorda a questa necessità una posizione centrale nei temi attualmente trattati dall’UE.

Se, come ormai è noto, la maggior parte degli Stati, in Europa, non sono stati in grado di ottemperare alla richiesta che ha origine dagli accordi NATO di dedicare il 2% del PIL nazionale alla spesa per la difesa, bisognerà fare degli sforzi aggiuntivi e prendere la questione molto più seriamente a causa del conflitto russo-ucraino.

Il contesto industriale italiano tra criticità…

Nel caso dell’Italia questo tema si rivela particolarmente sensibile per vari fattori. Non solo perché bisogna considerare che il sistema economico italiano ha un andamento più fragile , che risulta in prospettive di crescita meno costanti, rispetto a quello degli altri componenti dell’UE e a molti suoi partner commerciali. Bisogna infatti considerare che il sistema economico italiano si regge su alcuni settori che trainano tutta l’economia, come ad esempio le esportazioni manifatturiere, alle quali contribuisce in modo non trascurabile anche l’industria della difesa, anche grazie ai suoi campioni nazionali Leonardo e Fincantieri. Queste due società rivestono un’importanza di spicco a livello internazionale e possono essere trovate rispettivamente al 13° e 47° posto dei maggiori produttori di armi a livello mondiale nel 2020, secondo ad esempio le analisi del SIPRI

Un altro fattore che non bisogna tralasciare per avere il quadro completo della situazione è che queste due società rappresentano un riferimento per le tante PMI in attività nello stesso ambito. Queste ultime sono dunque da considerare come delle realtà che, pur avendo un raggio d’azione meno evidente rispetto ai due colossi già menzionati, riescono ad impattare grandemente il panorama industriale italiano del settore. Ciò avviene attraverso una distribuzione capillare e massiva sul territorio di un know-how altamente specializzato, vitale per lo sviluppo di un’industria che rende l’Italia una Lead Nation all’interno dei progetti europei dell’area.

Bisognerebbe tutelare queste realtà, che nonostante siano importanti per l’attività del settore su scala nazionale, risultano molto esposte alle difficoltà che emergono ogni qual volta ci sia una scossa nel sistema economico del paese. Di conseguenza, andrebbero tutelate l’occupazione, le competenze e la specializzazione tecnica che esse generano, tutt’altro che trascurabili.

Ricordiamo però che questa vulnerabilità agli shock economici riguarda anche le realtà maggiori. La stessa Leonardo ha avuto problemi dovuti alla crisi economica da Covid-19, che si sono manifestati in modo particolare tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022.

L’annullamento di alcuni ordini importanti, oltre al perdurare delle chiusure dovute all’emergenza pandemica, ha causato ulteriori difficoltà all’azienda, che si è ritrovata costretta a prevedere la cassa integrazione per quasi quattromila dei suoi dipendenti e a farne infine ricorso per più di duemila unità del personale, soprattutto negli stabilimenti del sud Italia. Gli ordini annullati costituivano il 75% delle comande di Boeing ed Airbus nel settore delle aerostrutture civili e hanno causato diversi mesi di inattività negli stabilimenti menzionati in precedenza.

…e potenziali contributi al settore della difesa europeo

Nel caso citato, per risolvere questo momento di criticità sono stati presi accordi con i sindacati riguardo numerosi investimenti (pari a 300 milioni) che verranno portati avanti negli stabilimenti e che riguarderanno settori strategici come l’innovazione e la trasformazione industriale, lo sviluppo tecnologico e la transizione digitale. Una parte degli investimenti previsti riguarda anche la formazione del personale nei settori strategici di riferimento.

Questi settori di investimento sono dunque considerati chiave per il mantenimento e lo sviluppo del vantaggio tecnologico di cui gode l’industria italiana e risultano in questo momento allineati ai bisogni e alla linea di sviluppo promossa dalle istituzioni europee.

Secondo dati pubblicati da Deloitte, il governo italiano ha deciso di riservare la quota di 2,3 miliardi del NGEU alla transizione digitale e alle tecnologie, soprattutto per lo spazio, ma secondo le stesse stime saranno utilizzati anche nell’A&D perché molte tecnologie sono dual-use.

Le istituzioni europee hanno adottato misure che nel tempo si sono rivelate scontanti e disattente alla politica industriale per la difesa. Tuttavia, predisponendo degli investimenti e accennando il rilancio della centralità del settore in Europa, lasciano sperare che in futuro saranno loro stesse a prendere una nuova centralità e un ruolo di guida per l’azione dei governi dei Paesi Membri. 

Resta da vedere come e in quale misura verrà integrato questo nuovo approccio europeo nel sistema-Paese dal governo italiano.

La risposta più chiara è stata lanciata a luglio scorso dal Ministero della Difesa, che ha emanato la direttiva ministeriale sulla politica industriale. L’importanza accordata all’integrazione europea di questo tipo di industria e alla collaborazione con la NATO è esplicita, in quanto il primo capitolo della direttiva è dedicato proprio a questo aspetto. Dai successivi capitoli si evince inoltre la condivisione della linea europea. 

Nella prefazione del Ministro, sottolineando il valore nazionale del settore, si prende atto esplicitamente della necessità italiana di integrarsi nel panorama europeo, come punto di partenza per amplificare il ruolo e l’importanza geostrategica nazionale agli occhi della comunità internazionale. L‘importanza dell’export viene evidenziata anche per ottenere delle capacità di azione che al momento non sono uguali per tutti gli Stati Membri dell’UE. È reso chiaro che nelle trattative e negli interscambi relativi all’esportazione di prodotti nell’ambito della difesa, sarà preferito lo strumento del G2G agli intermediari, per ragioni di regolamentazione.

Vengono evidenziati anche i ruoli del Segretariato Generale per la Difesa e dello Stato Maggiore della Difesa, ma anche di attori che dovranno collaborare con il Ministero della Difesa, come il Ministero dello Sviluppo Economico e l’industria. Inoltre, si istituisce il Tavolo Tecnico di coordinamento della Politica Industriale della Difesa, che assicuri il coordinamento di tutti gli attori coinvolti nella definizione e nell’attuazione degli obiettivi fissati per l’industria della Difesa, nonché del Piano di innovazione tecnologica della Difesa.

In ultimo, la Direttiva stabilisce come prima priorità la cooperazione europea e internazionale.

Concludendo, che queste misure siano in grado di sopperire alla debolezza del dialogo italiano con la Commissione e che l’Italia riesca ad implementare al meglio queste misure lo dirà il tempo. Per ora, possiamo constatare che, nonostante alcuni fallimenti preannunciati, come la mancata partecipazione di Leonardo al progetto franco-tedesco del carro armato europeo, il governo non si esime dall’utilizzare gli strumenti citati in questa direttiva con lo scopo di garantire l’export e la cooperazione industriale europea e che sta indirizzando gli investimenti promessi al settore. 

Questa linea può essere osservata ad esempio nel caso di velivoli ad uso militare che sono stati destinati quest’anno alla Slovenia e, se accordi di tale impronta fossero applicati con decisione, potrebbero favorire la transizione del settore per soddisfare il mercato in mutamento. Un altro esempio che lascia sperare in un buon contributo allo sviluppo di una cooperazione industriale di successo è il Trattato del Quirinale tra Italia e Francia. Quest’ultimo batte l’accento primariamente su tematiche legate ai temi degli esteri e della sicurezza, esposti negli articoli 1 e 2 del Trattato, laddove si riserva l’articolo 5 alla cooperazione economica, industriale e digitale. 

In conclusione dell’articolo 5, si annuncia l’adozione di una misura come l’istituzione del Forum di consultazione tra i ministeri dell’economia, delle finanze e dello sviluppo economico italiani e francesi. Si tratta di una misura notevole, in quanto vengono finalmente create delle consultazioni a livello istituzionale, che trovano già degli equivalenti a livello nazionale, nelle organizzazioni delle industrie e del commercio in entrambi i paesi. A titolo di esempio, si possono citare i vertici tra Confidustria e la sua controparte francese Medef (Mouvement des Entreprises de France) a livello bilaterale, che hanno luogo da alcuni anni e che hanno dimostrato una certa solidità durante i recenti periodi di tensioni politiche tra i due paesi. Un esempio di consultazioni a livello globale è invece il B20, dove in ogni caso Italia e Francia avranno l’opportunità di dimostrare un allineamento in campo industriale.   

Il Trattato del Quirinale prospetta dunque una collaborazione governativa interessante, che cela delle grandi opportunità per l’Italia non solo di allineamento industriale, ma anche di supplire ad alcune mancanze che risultano penalizzanti verso l’Europa, come il già citato bisogno di maggior dialogo verso la comunità europea. Su questo ultimo tema del Trattato del Quirinale e dei rapporti industriali tra Italia e Francia potremo infine fare alcune prime valutazioni in occasione del primo anniversario del Trattato, che ricorrerà questo autunno.

Corsi Online

Articoli Correlati

Le mozioni sulla situazione ucraina alla Camera: le diverse linee espresse dai gruppi parlamentari

Sono state presentate cinque mozioni (Centrodestra, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle; Alleanza Verdi-Sinistra; Azione-Italia Viva) sulla situazione ucraina, all'interno...

Il governo Meloni e la questione Taiwan

Per la prima volta la politica estera è entrata a pieno titolo nella campagna elettorale italiana. Almeno sulla carta...

Verso un nuovo governo israeliano: il ruolo di Ben-Gvir e delle forze di estrema destra

La vittoria di Benjamin Netanyahu nelle elezioni israeliane di inizio novembre vede insediarsi in parlamento come deputato Itamar Ben-Gvir,...

L’asse Budapest-Banja Luka che lega Bruxelles a Mosca bypassando Sarajevo

Tra richieste di riconteggio e pronunce della corte federale d’appello, il 2 Novembre sono stati ufficialmente pubblicati gli esiti...