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Italia in Asia: come ci stiamo muovendo nell’area Indo-Pacifico. La ricerca di UNINT

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“I confini del Mediterraneo Allargato e dell’Indo-Pacifico si sovrappongono”. Anche a livello di interesse strategico per l’Italia. La nuova frontiera degli interessi geopolitici del nostro Paese è da considerarsi la regione orientale dell’area Indo-Pacifico. Con focus su capacity building e presenza militare. Fonte il secondo brief del progetto ITAsia curato dall’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT) con il sostegno dell’Unità Analisi e Programmazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il progetto è in collaborazione con il Centro Studi Geopolitica.info e il Centro di Ricerca “Cooperazione con l’Eurasia, il Mediterraneo e l’Africa Sub-Sahariana” (CEMAS) della Sapienza di Roma.

Articolo precedentemente pubblicato su The Watcher Post e qui consultabile.

Il driver Giappone
L’isola del Sol Levante è la potenza attualmente meglio aggregativa rispetto agli attori internazionali interessati all’area Indo-Pacifico. Per questa ragione l’approfondimento delle relazioni Italia-Giappone potrebbe portare anche nel breve periodo “all’aumento della presenza militare italiana nell’area”. Non solo. Notevole è anche il potenziale inespresso dai rapporti tra l’Italia e altri alleati e partner cosiddetti like-minded, nell’ambito della strategia italiana di “mantenimento di un ordine multilaterale basato su beni pubblici internazionali. Che include il contributo attivo alla pace e alla stabilità nello Stretto di Taiwan”. E minimizza al tempo stesso, per quanto possibile, la spasmodica competizione USA-Cina. 

L’approccio morbido e deciso italiano
I fattori sopradescritti ben giustificano in ambito securitario l’approccio morbido dell’Italia nell’Indo-Pacifico. “Il modello di ingaggio resta cauto”, con focus capacity building, cooperazione industriale e tecnologica, stability policing e naval diplomacy. In un contesto di intensificazione e diversificazione della presenza italiana. “La linea guida resta la multilateralità”, con direttrici bilaterali (quale quella col Giappone) e l’approfondimento di rapporti securitari (Corea del Sud, Filippine, Vietnam).  

Cosa sta facendo l’Italia in Indo-Pacifico
Lato istituzionale è attivo il Comitato Permanente della Camera dei Deputati sulla politica estera per l’Indo-Pacifico, in seno alla Commissione Esteri.

Priorità del governo Meloni mantenere in Indo-Pacifico il ruolo italiano di contributore attivo al mantenimento della sicurezza e alla stabilità nell’area. Con il nostro Paese dal 2020 anche partner ASEAN.

La recente fotografia scattata dall’UE all’Indo-Pacifico non lascia dubbi: “C’è intensa competizione geopolitica nell’area”. Le tensioni internazionali si concentrano attualmente sul commercio internazionale, sulle catene di approvvigionamento, l’ambito tecnologico e la sicurezza.

In ambito navale la strategia italiana si sta concentrando sull’andare oltre l’Indo-Pacifico occidentale. Navi militari italiane hanno già fatto sosta di recente in Australia, Indonesia, Singapore, Pakistan e Oman. Con la significativa operazione di diplomazia navale “Morosini” in Giappone e Corea del Sud lo scorso anno.

In ambito aeronautico continua con reciproca soddisfazione la formazione in Italia di piloti militari giapponesi.

Il primo e il secondo report del progetto ITAsia sono scaricabili gratuitamente a questo link.

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