Italia Hub Continentale dell’Idrogeno

Cambiamento climatico e sviluppo sostenibile sono due argomenti che da diversi anni caratterizzano parallelamente il dibattito a livello mondiale sulle prospettive dell’umanità dal punto di vista degli equilibri ecologici, delle ricadute sociali ed economiche per la popolazione mondiale e nei rapporti geopolitici fra Stati.

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In questo contesto il tema dell’energia è poi fortemente caratterizzante della dimensione sopradescritta: avremo un modello di sviluppo sostenibile se l’intera comunità internazionale sarà in grado di scegliere un sistema capace di garantire un accesso diffuso ai servizi energetici, sostenere una crescita economica costante, distribuita e possibilmente ad impatto climatico zero. Quando parliamo di energia intendiamo una lunga filiera che va dalla quotidianità delle persone e dei nuclei familiari, ai sistemi di trasporto e comunicazione, alla logistica, alle produzioni industriali, alle strutture sanitarie e di assistenza, alle attività commerciali, al lavoro.

Scegliere con determinazione a livello globale un modello di sviluppo basato su un sistema energetico sostenibile sarà la principale sfida che determinerà il futuro dell’umanità a medio termine.

Il tema è già da tempo all’ordine del giorno dei governi nazionali e degli organismi transnazionali ed internazionali ed è fondamentalmente contrassegnato da due elementi chiave: la sostituzione dell’attuale mix energetico, la gestione della transizione per il superamento degli idrocarburi fossili.

Il passaggio ad un utilizzo a pieno delle rinnovabili è un dato acquisito da tempo e dettato anche dalle strategie energetiche dei principali Stati, dell’Unione Europea e delle risoluzioni ONU.

E’ auspicabile che lo stress test a cui è stato sottoposto l’intero pianeta con la pandemia da Covid19, possa comportare la necessaria collaborazione internazionale per lo sviluppo della ricerca nel potenziamento delle fonti di energia rinnovabile, come ad esempio l’idrogeno, elemento chimico presente in natura, a cui la comunità scientifica e parte di quella economica assegna già previsioni molto interessanti di utilizzo energetico nei prossimi decenni per il superamento degli idrocarburi fossili.

L’idrogeno può accelerare, in maniera complementare con altre tecnologie, i processi di decarbonizzazione, soprattutto nei settori che ancora oggi contribuiscono alle emissioni climalteranti, come l’industria chimica e quella siderurgia, il trasporto pesante a lunga percorrenza, oppure il trasporto ferroviario non elettrificato fino al residenziale.

La versatilità di questo elemento permetterà di sviluppare una sua produzione, garantire forme di accumulo e stoccaggio ed essere, come già sopraindicato, vettore energetico nel trasporto, nel riscaldamento, nelle produzioni industriali; inoltre nel periodo di transizione, potrebbe essere utilizzato anche attraverso la trasformazione in elettricità e in metano.

Ci sono alcuni elementi critici da superare per un utilizzo a regime dell’idrogeno, elementi che derivano dalla provenienza, o meglio da come viene generato; dai costi di produzione; dalle infrastrutture per il trasporto e la distribuzione.

Da queste valutazioni dobbiamo distinguere le varie forme di produzione dell’idrogeno, che presentano differenze sostanziali e prospettive diverse nella fase di decarbonizzazione e abbattimento delle emissioni di CO2:

  • Idrogeno Grigio, ottenuto da fonti fossili (petrolio e gas naturale); quindi con emissioni di biossido. Nella fase attuale oltre il 90% della produzione mondiale di idrogeno è di questa tipologia.
  • Idrogeno Blu, prodotto dal gas naturale, ma con impianti di acquisizione e stoccaggio della CO2 emessa, che favoriscono generazione di idrogeno senza danni per il clima.
  • Idrogeno Verde, generato avvalendosi dell’energia elettrica ottenuta da fonti rinnovabili (in particolare solare ed eolico), che provoca, attraverso elettrolisi (separazione), emissioni di idrogeno ed ossigeno a partire dall’acqua. Questa è la tipologia che garantirà l’integrale sostenibilità dell’utilizzo di questo gas.

Pertanto, nell’attuale fase di transizione energetica, il potenziamento principale dovrà interessare le produzioni di idrogeno blu, che necessita di un utilizzo di gas naturale e di impianti di cattura e stoccaggio della CO2 emessa. Questo assunto, che si collega anche alla seconda criticità precedentemente evidenziata e relativa alle infrastrutture di trasporto e distribuzione, porta ad un’ulteriore riflessione relativa a come possa essere decisiva ed importante la “convivenza” tra idrogeno e gas naturale. La SNAM, azienda a maggioranza pubblica operante nel trasporto del gas naturale e che si sta caratterizzando anche a livello internazionale, sta investendo molto sulla trasformazione del sistema energetico ed in particolare investendo su idrogeno e biometano, partendo però dalla sua risorsa patrimoniale delle infrastrutture di trasporto (oltre 32.000 km di rete sul territorio italiano e altre migliaia di km in interconnessione a livello europeo). Questo esempio aiuta a comprendere come sia necessaria la scelta di tenere fortemente legati gli investimenti per il gas naturale a quelli dell’idrogeno: un’opportuna riconversione tecnica degli impianti, permetterà in prospettiva di utilizzare progressivamente proprio gli attuali metanodotti in vie di trasporto dell’idrogeno.

In Europa, pur con la decisa accelerazione derivante dalle scelte politiche coniugate nel programma del “Green New Deal”, il modello energetico ancora dovrà convivere tra utilizzo di idrocarburi fossili e pieno sfruttamento delle FER. La prospettiva è ancora a trenta anni e il lavoro da svolgere sarà intenso. In particolare su un utilizzo intensivo dell’idrogeno. A livello internazionale si stima che, anche attraverso investimenti significativi che portino ad abbattere i costi e dotare il sistema delle necessarie reti di trasporto e distribuzione, l’idrogeno non avrà un utilizzo assicurato a breve termine. L’Agenzia Internazionale dell’Energia sta stimolando molto il potenziamento dell’idrogeno come vettore energetico e molti Stati stanno puntando con determinazione su questo gas: il Portogallo prevede investimenti per 7 mld di dollari; la Germania di 10 mld di dollari; l’Australia si candida a leader mondiale di questa prospettiva. Poi Paesi Bassi, Regno Unito, Giappone sono avanti nello sviluppo di questo gas. Anche l’Italia ha decisamente preso questa strada, un fatto estremamente positivo, che nelle previsioni porterebbe ad una copertura del 25% del fabbisogno energetico al 2050.


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Sarà una sfida decisiva; la frontiera più stimolante nella realizzazione di un modello di sviluppo ecocompatibile, più giusto e partecipato e che comporterà anche equilibri internazionali diversi. In questo contesto l’area Euro-Mediterraneo potrà assumere un ruolo baricentrico tra il Sud e il Nord del Mondo, attraverso la realizzazione di un HUB di collegamento per il trasporto e la distribuzione dell’idrogeno. Non va però persa la consapevolezza che a breve, non prevedere un utilizzo di idrocarburi fossili a basse emissioni come il gas naturale, significherebbe contrarre lo sviluppo economico, un benessere sociale diffuso ed il rischio di rimanere bloccati per alcuni decenni.  

Angelo Colombini,
Segretario Confederale Cisl