Quando l’economia supera la diplomazia: approvato il DdL per l’esenzione della doppia tassazione tra Italia e Taiwan

Dopo l’approvazione del Senato lo scorso 25 novembre, il Disegno di Legge – presentato al Parlamento la prima volta dagli allora Ministri degli Esteri Terzi e dell’Economia e Finanze Grilli e poi ripresentato dai loro successori – per la regolamentazione della disciplina fiscale relativa agli scambi commerciali tra Italia e Taiwan, ha incassato mercoledì 15 aprile l’approvazione definitiva della Camera dei Deputati. Con una larghissima maggioranza bipartisan (e la sola opposizione dei 5 Stelle)  il Parlamento ha così posto fine a un inefficiente sistema di doppia tassazione che rischiava di continuare a rallentare i rapporti con un partner economico fortemente interessato ai mercati italiani ed europei.

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L’economia di Taiwan, tra le prime 20 al  mondo,  si colloca nelle statistiche del World Economic Forum al secondo gradino in Asia per indice di competitività e al settimo posto, su scala internazionale, per innovazione. Un patrimonio di know-how e di capitali finanziari che la “tigre asiatica” ha consolidato in tre decenni di forte crescita  – 8% di incremento medio annuo del Pil – e reinvestito sistematicamente al di fuori del propri confini: solo in Europa il volume d’affari delle attività taiwanesi ha registrato, nell’ultimo quinquennio, una crescita del 169%, ma spiccano altrettanto gli investimenti in tutti i Paesi dell’area Asia-Pacifico.

Di ciò ha beneficiato parzialmente anche l’Italia, ad oggi ancora quinto partner economico-commerciale dell’Isola  –  dopo Germania, Olanda, Regno Unito e Francia –  grazie a un interscambio che, nel 2014, è stato misurato in circa 2,7 miliardi di euro (con un incremento del 9% rispetto al 2013). Un risultato che, tuttavia, potrebbe essere migliorato tanto sotto il mero profilo quantitativo (basti a tal proposito ricordare che, nel medesimo periodo d’analisi, l’interscambio complessivo con l’Unione Europea ha raggiunto la cifra record di 40 miliardi) quanto sotto quello qualitativo, favorendo un allargamento della cooperazione a nuovi settori di mercato e creando migliori condizioni di attrattività per gli investimenti taiwanesi.

Simili considerazioni spiegano l’attenzione e la sensibilità delle forze politiche di  maggioranza e di opposizione   – quattro progetti di legge e numerose interrogazioni parlamentari in materia presentate, nella sola 17esima Legislatura, da parlamentari PD, FI, Lega, NCD-UDC e FdI –  da cui è scaturito il risultato ottenuto a Montecitorio la scorsa settimana.

L’approvazione di una cornice fiscale comune tra le due economie, tramite lo strumento della legislazione interna, ha inoltre dimostrato la relativa ininfluenza della anomalia costituita dal mancato riconoscimento diplomatico tra i due Paesi, spigolosa eredità del passato che le istituzioni di Taiwan hanno saputo superare  tramite un costruttivo dialogo economico e culturale, nonché grazie a simili, pragmatiche, soluzioni. In altri termini si è proceduto tramite legge ordinaria all’adozione di norme che avrebbero altrimenti trovato il loro alveo nei consueti trattati internazionali.

Tale dinamica  – anche alla luce dei crescenti rapporti tra Taipei e Pechino (124 miliardi di dollari di scambi commerciali nell’anno appena concluso), della massa imponente di investimenti taiwanesi sul Continente (Taiwan è il primo investitore esterno in Cina), degli 828 voli diretti alla settimana che collegano l’Isola alle principali città cinesi e dei ventuno accordi bilaterali già sottoscritti –  dimostra la efficacia delle realistiche modalità adottate, modalità che hanno respiro strategico e rendono sempre più anacronistico  lo schema politico-diplomatico ereditato dalle vicende storiche della seconda metà del secolo scorso.

Il prossimo passo, in grado di dare una forte spinta ai rapporti economici tra l’UE e Taiwan, si profila essere una intesa in materia di promozione e di protezione degli investimenti reciproci, analoga a quelle che Taiwan ha già in vigore con trentuno altri Paesi (tra i quali Cina, India, Giappone, Indonesia, Thailandia, Arabia Saudita, Argentina).