0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheItalia ed EuropaItalia e Francia: quale futuro per la cooperazione bilaterale?

Italia e Francia: quale futuro per la cooperazione bilaterale?

-

Immerso nella storia delle relazioni europee, il Trattato del Quirinale del 2021 tra Italia e Francia spicca come una tappa cruciale nel percorso di collaborazione bilaterale e di integrazione continentale. Come il Trattato dell’Eliseo franco-tedesco del 1963, la sua denominazione fa riferimento a un palazzo presidenziale, ed entrambi questi accordi incarnano una volontà condivisa di costruire un futuro europeo più forte e coeso.

Tuttavia, emerge una realtà palpabile: le relazioni bilaterali italo-francesi devono ancora raggiungere il loro pieno potenziale. Secondo l’autore e consigliere politico Alessandro Aresu, manca ancora un tessuto di fiducia per garantire il successo di strategie comuni. Dai vertici diplomatici alla cooperazione economica, molte aree coperte dal Trattato richiedono uno sforzo congiunto per sbloccare opportunità e superare le sfide del presente che necessita     no di risposte unite e innovative.

Una relazione storica da valorizzare

Trascurando le tensioni degli anni precedenti, l’iniziativa bilaterale italo-francese punta a consolidare i legami economici, diplomatici e politici tra i due Stati. Attraverso la creazione di normative condivise, vertici e canali di comunicazione congiunti, si potrebbe costruire una relazione più profonda che porterebbe una “necessaria ambizione” a un’Unione Europea più forte, come indicato dal Presidente Mattarella nel 2021.

Ma raggiungere un accordo bilaterale non è stato agevole: nei rapporti tra le due “nazioni sorelle” è essenziale considerare il cosiddetto paradosso della prossimità. La loro vicinanza geografica e storica ha spesso portato a sottovalutare la necessità di istituzioni adeguate al dialogo politico, economico e sociale. Al contrario della relazione franco-tedesca, che ha richiesto notevoli sforzi per essere ricostruita, la prossimità italo-francese ha paradossalmente ostacolato lo sviluppo di tali istituzioni. Oggi, è evidente che le sole radici culturali latine non sono sufficienti: un solido progetto europeo può nascere da un ravvicinamento bilaterale.

Oltre al tema politico, i legami commerciali tra Roma e Parigi sono molto avanzati rispetto ad altri Stati europei. Rappresentando più di 100 miliardi di euro nel 2022, gli scambi bilaterali hanno raggiunto i 130 miliardi nel 20233. La creazione del cosiddetto tessuto di fiducia potrebbe anche rafforzare la ricerca e l’innovazione nei settori più promettenti come l’IA o la quantistica, e così offrire nuove opportunità per      i due Stati.

Il Trattato del Quirinale

L’elaborazione del Trattato del Quirinale afferma il rinnovo della cooperazione italo-francese. Firmato nel 2021 e ratificato nel 2023, prevede un programma di lavoro comune in dieci capitoli, con l’obiettivo di influenzare il quotidiano dei cittadini di entrambi gli Stati. E coinvolge tutti i settori delle relazioni tra Francia e Italia, dalla difesa alla cultura. Diversi progetti concreti stanno infatti già emergendo: cooperazione nel settore degli armamenti, nuovi vertici annuali, lotta alla criminalità organizzata, scambio di diplomatici e professori, etc.

Il tessuto di fiducia si sta gradualmente strutturando. Da un lato, la cooperazione permette di superare le tensioni bilaterali del 2019 ed eventualmente anche disaccordi più recenti, dall’altro, prende forma un vero processo integrativo delle due economie a livello continentale. La partecipazione alla negoziazione del programma europeo Next Generation EU, da cui è nato il PNRR, ha stretto ancor più i legami tra Francia e Italia. Entrambe hanno difeso una maggiore flessibilità nell’uso del bilancio del programma (800 mld € per il periodo 2021-2026), opponendosi alla concezione di rigore euro-settentrionale. Gli interessi economici condivisi tra Francia e Italia, sia a livello bilaterale che multilaterale, evidenziano l’utilità dei nuovi canali di comunicazione tra ministeri.

Delle sfide in comune

Tanto Meloni quanto Macron hanno recentemente sottolineato l’importanza del dialogo tra Roma e Parigi. Già l’applicazione del Trattato del Quirinale rende necessario il progresso su temi concreti, dalla promozione culturale alla creazione di partnership universitarie. E non va dimenticato lo sviluppo dell’industria italo-francese, o l’aiuto all’Ucraina. Negli ultimi anni, la sicurezza europea rappresenta anche un aspetto delle policy comuni: italiani e francesi sono convinti della necessità di cogestire sia il budget che il processo decisionale dell’utilizzo di mezzi militari collettivi, per affermare il progetto dell’Europa della difesa. Entrambi i Paesi condividono l’obiettivo del Fondo Europeo per la Difesa, che dal 2021 al 2027 consacrerà 8mld € alla ricerca e allo sviluppo militare e strategico, nell’idea di riequilibrare la sicurezza europea in un mondo sempre meno atlantico.

Tuttavia, sfide significative persistono, soprattutto in ambito migratorio. Dopo le tensioni politiche legate allo sbarco dell’Ocean Viking o alla recente crisi a Lampedusa, la gestione pubblica comune dell’immigrazione diventa ora più cruciale che mai per “evitare nuovi drammi nel Mediterraneo”, come sottolineato da Macron a settembre. I flussi migratori che giungono in Italia (più di 150 000 persone nel 2023) presentano sfide gestionali condivise: procedure d’asilo efficaci, protezione dei diritti e risposta umanitaria immediata, oltre a condizioni di trasferimento favorevoli. Poiché una parte di questi individui alla fine raggiunge Mentone, alla frontiera francese, una stretta cooperazione bilaterale ed europea diventa impellente.

***

La relazione italo-francese oscilla tra realpolitik – Roma e Parigi difendono in maniera pragmatica interessi condivisi – e volontà di differenziarsi per esigenze di politica interna. Pur essendoci progressi nel bilateralismo, rimangono ancora sfide considerevoli, specialmente su tutela ambientale e gestione dei flussi migratori.Particolarmente rilevanti saranno le elezioni europee del 2024. Meloni ha infatti intenzione di promuovere il PCRE, gruppo parlamentare di cui è oggi presidente, mentre Macron intende rafforzare la coalizione di Von der Leyen. Due strategie diverse, due prospettive diverse per il futuro delle istituzioni europee.

Articoli Correlati

Fontana e il triangolo con Ungheria e Balcani

Il presidente della Camera ospite d'onore della riunione dei presidenti dei Parlamenti del Sudest europeo sull'allargamento ai Balcani occidentali....

Accordo Meloni-Rama: i rischi di infiltrazioni della mafia albanese

L’accordo Meloni-Rama, nella logica di una equa ridistribuzione dei migranti, serba un rischio che ha ricevuto poca attenzione mediatica:...

Perché le visite di Mattarella in Corea del Sud e Uzbekistan sono strategiche

Chiamarla manovra di accerchiamento della Cina sarebbe troppo. Ma l’espressione è chiarificatrice del senso del filo rosso che lega...

L’emergenza immigrazione a Venezia nel film “Io capitano” di Garrone

Si parla di emergenza immigrazione alla 80^ Mostra del Cinema di Venezia 2023 con il film Io Capitano di Matteo Garrone. In...