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TematicheItaliaL’Italia, Aspides e la crisi del Mar Rosso

L’Italia, Aspides e la crisi del Mar Rosso

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Alla Marina Militare italiana sarà affidato il ruolo di Force Commander della missione navale europea “Aspides” per la sicurezza delle rotte commerciali nel Mar Rosso. Ugualmente, ufficiali della Marina italiana guideranno anche le attività delle missioni “Atalanta”, “Emasoh” e CTF153. Una responsabilità importante per Roma, che si ritrova a dover gestire un dispositivo di proiezione navale ed influenza politica importante in un’area di crisi.

Nel lontano 1931, Francesco Bertonelli, capitano di vascello della Regia Marina, aveva coniato la definizione di “Mediterraneo sud-orientale” per il Mar Rosso, individuando in quelle acque un elemento centrale dell’anello di sicurezza e proiezione primarie del Paese. I fattori di potenza geografici, che della geopolitica mediterranea sono fulcro, emersi dal pensiero strategico della Regia Marina sviluppato tra le due guerre mondiali è alla genesi dell’attuale teoria del “Mediterraneo allargato”, ma indica anche alcuni punti fermi della gestione dell’attuale crisi del Mar Rosso, causata dagli attacchi al naviglio mercantile da parte degli Houthi yemeniti.

Bagnata per 3/4 dal mare, la Penisola ha bisogno di avere rotte libere e sicure per garantire i propri commerci e, di conseguenza, la tenuta del proprio tessuto economico, produttivo ed industriale. L’ammiraglio Ferdinando Sanfelice di Monteforte ha giustamente evidenziato come la chiusura dei due accessi al Mediterraneo, gli Stretti di Gibilterra e di Suez/Bab el-Mandeb, non solo in caso di guerra, ma anche durante una crisi internazionale come quella in atto nel Mar Rosso oggi, possa causare danni enormi all’economia italiana.

Tra fenomeni di territorializzazione sempre più marcati delle acque mediterranee e insicurezza delle rotte commerciali principali, l’Italia – se vuole contare e salvaguardare il proprio sistema economico – ha l’obbligo di partecipare attivamente alla tutela della libertà di navigazione. 

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha sottolineato come l’insicurezza diffusa lungo il choke point di Bab el-Mandeb possa determinare una “marginalizzazione del Mediterraneo”. Un fenomeno che porta all’aumento radicale dei costi dei noli e dei trasporti marittimi, alla centralità delle rotte oceaniche (come quella del Capo), ad una potenziale crisi da gestire in Egitto ed a problemi diffusi per gli Stati che basano la propria economia sulle industrie di trasformazione, Italia su tutti.

Gli attacchi degli Houthi contro le navi mercantili straniere – eccezion fatta per quelle battenti le bandiere di Russia e Cina – in transito a Bab el-Mandeb con missili, droni e tentativi di abbordaggio, che non si sono interrotti nonostante la presenza della missione a guida statunitense, “Prosperity Guardian”, e di altre navi militari a comando – attualmente – nazionale come quelle di Italia e Francia, sono la cartina di tornasole di un problema di sicurezza sempre più diffuso, che mostra come anche gli attori non statuali possano ambire e riescano a chiudere gli stretti ed a mettere in pericolo la libertà di navigazione. La “guerra al traffico” non è una strategia appannaggio esclusivo delle grandi potenze marittime.

Gli strumenti di dissuasione, cioè quelli puramente “difensivi” e di tutela dagli attacchi, così come quelli di repressione della minaccia, con interventi diretti sul territorio yemenita, non stanno impedendo agli Houthi di proseguire nella loro attuale politica “piratesca” di aggressione ad una delle più importanti rotte commerciali del mondo. “Prosperity Guardian” si è, ormai, trasformata in una missione difensiva, poiché Washington e Londra stanno utilizzando il meccanismo di “Poseidon Arcer” per l’offensiva aerea nello Yemen settentrionale. L’Europa ha deciso di istituire la missione “Aspides”, su pressione di Italia, Francia e Germania (che avranno il ruolo principale) e la partecipazione di Belgio, Danimarca, Olanda, Portogallo, Norvegia e Grecia (a Larissa avrà sede il comando della missione) che hanno già aderito.

Resta da vedere quanto un dispositivo militare europeo con funzioni difensive e di pattugliamento, a fronte di uno scenario in cui ogni forma di deterrenza sembra essere saltata, possa essere in grado di ripristinare il traffico commerciale tra Suez e Bab el-Mandeb. 

Secondo il politologo romeno-statunitense Edward Luttwak, nel Mar Rosso dovrebbe essere intrapresa una missione non di mera rappresentanza ma, partecipe dell’intelligence occidentale, volta a proteggere direttamente interessi nazionali e libertà di navigazione, portando “Aspides” ad assumere un ruolo di rilievo sia nel dispositivo occidentale a guida angloamericana, sia per l’Egitto, in sofferenza per la perdita degli incassi dal canale di Suez, sia per l’Arabia Saudita, per cui Gedda rimane economicamente fondamentale.

Che la missione europea possa assumere una postura diversa da quella eminentemente difensiva con la quale è stata progettata appare un’opera complessa, ma un fattore politico da tenere presente è comunque l’ottenimento del Force Commander da parte dell’Italia, il che fa ben sperare su un ruolo più attivo del Paese sul fronte internazionale; ruolo sostenuto dalla forte presenza della Marina Militare.

Filippo Del Monte

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