Istituto Italiano di Cybersicurezza, un argomento strategico da non banalizzare

Le polemiche scaturite negli ultimi giorni rispetto alla norma istitutiva di una Fondazione dedicata alla cybersicurezza, inserita nella Legge di Bilancio 2021 e frettolosamente ritirata, hanno riproposto con forza il tema della sicurezza in ambito tecnologico e digitale. Per l’avvenire appare comunque irrinunciabile dotarsi di una struttura dedicata ad un settore tanto strategico per l’Italia da essere inserita nel Piano nazionale cyber del 2017, in riferimento allo sviluppo di tutte quelle iniziative volte a coinvolgere le principali imprese nazionali impegnate nel settore, il tessuto accademico e la ricerca scientifica. La conflittualità, spostandosi nella quinta dimensione, accrescerà la rilevanza del dominio cibernetico nelle dinamiche della politica internazionale. Per approfondire questi argomenti abbiamo intervistato il senatore Adolfo Urso, Vicepresidente del Copasir.

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1. Senatore Urso, l’inserimento nella bozza del Disegno di Legge di Bilancio 2021 di una norma istitutiva dell’Istituto Italiano di Cybersicurezza e poi stralciata, secondo lei precluderà alla futura creazione di una struttura dedicata a promuovere e sostenere tutte quelle attività di sicurezza nazionale soprattutto nell’ambito digitale?

Nel merito credo sia doveroso creare una struttura di questo tipo peraltro già in cantiere da diversi anni, anche per colmare il divario con altri paesi europei. Si tratta di uno strumento necessario a completare la linea di difesa italiana rispetto alle nuove minacce cibernetiche e contemporaneamente utile a creare i presupposti per una politica attiva delle imprese italiane in questo settore, su cui proprio l’Unione Europea scommette molto nei prossimi anni. Nel metodo devo purtroppo constatare come sia stato commesso l’errore di inserire questo tema nel quadro di una discussione legata alla Legge di Bilancio, senza informare adeguatamente gli organismi preposti e generando delle perplessità in merito all’organizzazione ed alla governance di questa importante struttura.

2. La ratio del provvedimento appare quella di adeguare il nostro Paese agli standard di sicurezza informatica di nazioni come USA, Gran Bretagna ed Israele. Come valuta tale iniziativa?

Ribadisco la necessità di un’azione strategica da realizzare al più presto per guidare e non subire iniziative europee nel settore, partecipando da protagonisti ai futuri appuntamenti in cui verranno definite le procedure che saranno utilizzate per garantire la sicurezza in campo digitale. Possiamo farlo innanzitutto per la qualità delle nostre aziende, che potrebbero trovare tra l’altro la giusta valorizzazione in questo contesto e poi per l’alto profilo e le ottime capacità dei nostri servizi di intelligence. 

3. Le infrastrutture digitali rappresenteranno in futuro il nuovo terreno di scontro. Come dovrebbe attrezzarsi l’Italia per farsi trovare pronta rispetto a questi possibili scenari?

Abbiamo tutto l’interesse a proteggere e sostenere la ricerca e lo sviluppo di tecnologie chiave. A prevedere le norme in cui le singole imprese opereranno nel panorama europeo. Auspico anche io che in tempi brevi vengano promosse e sostenute le nostre capacità tecnologiche industriali e scientifiche, favorendo lo sviluppo della digitalizzazione del Paese in una cornice di sicurezza e di tutela dell’interesse nazionale nel settore cibernetico. Dobbiamo evitare soltanto di banalizzare un tema così delicato da non poter essere confuso e sovrapposto con le frizioni interne alla maggioranza di governo.

4. Una parte dei fondi del Next Generation EU sarà destinata alla sicurezza cibernetica. Quali sono i progetti che il nostro paese dovrebbe promuovere in questa direzione? 

Dovremo certamente utilizzare le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea in questo campo, soprattutto per colmare quelle lacune che ci fanno scontare un ritardo nei confronti di altri paesi che si sono già dotati di strumenti ed istituti del tipo della struttura di cybersecurity di cui stiamo discutendo in questi giorni. Non vorrei che qualcuno abbia utilizzato, o voglia utilizzare, la necessità di realizzare l’Istituto come merce di scambio sul tavolo delle nomine dell’intelligence in cui si deve evitare ogni tipo di lottizzazione tanto più se espressione di cordate.

5. Senatore Urso, la nozione di «sovranità tecnologica» viene usata molto spesso in ambito europeo sia dalla Presidente della Commissione Von Der Leyen che dal commissario Thierry Breton, accesi sostenitori del progetto di cloud continentale Gaia-X. Quale può essere il contributo italiano ad una tale iniziativa?

Sotto questo aspetto dobbiamo maturare una cultura della sicurezza che non ci faccia assistere passivamente a quanto si sta sviluppando sull’asse franco-tedesco. Per evitare di essere esclusi da tale progetto dobbiamo recuperare un ritardo ed un ruolo cui possiamo assolvere anche grazie al contributo di imprese come le nostre, all’avanguardia nel settore tecnologico.