Isis e Boko Haram: l’alleanza che spaventa il mondo

Gli jihadisti potrebbero fare squadra. La prospettiva di un’alleanza tra i terroristi dello Stato Islamico e di Boko Haram probabilmente è già una realtà, ma al momento i guerriglieri sono impegnati nei rispettivi autoproclamati Califfati a seminare morte e sangue. In Nigeria Boko Haram è riuscita a far rinviare le elezioni presidenziali previste originariamente per febbraio. La parte occidentale dell’Africa, intere porzioni della Nigeria e degli altri stati intorno al lago Ciad sono in balia dei terroristi di Boko Haram che  allo Stato Islamico si ispirano e che vorrebbero imitare nella creazione di un califfato.

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Nelle ultime settimane la situazione in Nigeria è ulteriormente peggiorata. È del 23 febbraio l’ennesima notizia che fa inorridire il mondo. Una bambina kamikaze è stata fatta esplodere nel vilaggio di Potiskum, la bimba non aveva più di 8 anni.

La strategia del terrore messa in atto da Boko Haram per influenzare il voto presidenziale continua a mietere vittime tra i civili. Le elezioni previste per febbraio sono state rinviate al 28 marzo ma l’obiettivo di Boko Haram più che destabilizzare il voto sembra essere quello di impedirlo. In un video messaggio di febbraio il leader dei terroristi, Shekau, ha affermato che “Queste elezioni non ci saranno, nemmeno se fossimo morti. Se non fossimo più vivi, infatti, Allah non vi consentirebbe mai di svolgerle”. Nel video che segna una svolta nel modo di comunicare di Boko haram (pericolosamente simile all’Isis), Shekau minaccia anche l’occidente. Nel mirino, Hollande e Obama.

Nelle scorse settimane Boko Haram ha disseminato morte e terrore anche al di fuori della Nigeria, nel martoriato Niger, in Ciad e in Camerun. L’esercito nigeriano è riuscito ad ottenere però importanti successi, riuscendo ad uccidere centinaia di miliziani e a liberare alcune città tra cui Baga, da mesi in mano ai terroristi. La coalizione internazionale formata da militari di Nigeria, Ciad, Camerun e Niger, creatasi a febbraio per respingere gli sconfinamenti di Boko Haram sta combattendo duramente contro i terroristi. La rezione della Nigeria arriva tardi. Dal 2009 Boko Haram avebbe causato oltre 13000 morti e dalla scorsa estate ha iniziato a colpire oltre i confini nigeriani. Nel mirimo di Boko Haram ci sono gli stati che si affacciano sul lago Ciad, Niger, Ciad e Camerun. Il sogno del leader Shekau è creare un califfato che inglobi questi stati.

In Siria e Iraq, nei territori controllati dall’Isis si susseguono esecuzioni di ostaggi, propaganda e pulizia etnica. Dopo gli Yazidi e i Turcomanni negli scorsi giorni sono stati rapiti decine di cristiani Caldei. Il Califfato di Al Baghdadi controlla una parte dell’ Iraq e della Siria e da pochi mesi ha trovato nuovi affiliati in Libia estendendo il Califfato ad alcune città libiche. L’Isis minaccia inoltre  anche il Libano e  secondo quanto afferma il premier libico Abdullah Al Thani miliziani di Boko Haram e dell’Isis sarebbero in marcia verso il confine con la Tunisia.

È proprio questa alleanza della jihad a spaventare ulteriormente l’occidente e l’Unione Africana.

Nei mesi scorsi sarebbero partiti i primi contatti tra Shekau e Al Baghdadi. Boko Haram inizialmente avrebbe subito il fascino dell’Isis solo sul piano mediatico. I miliziani nigeriani hanno studiato le strategie comunicative dell’Isis, da qui la voglia di imitare il califfato sul piano della propaganda e sulla forza di persuasione su giovani musulmani. Per il resto, le somiglianze tra Isis e Boko Haram sono già tantissime.

La ferocia e la crudeltà che giornalmente ci dimostra l’Is a Boko Haram non manca. Il suo motto è “l’educazione occidentale è peccato”, il suo obiettivo è instaurare la Sharia in tutto il paese. I rapimenti si susseguono e dallo scorso agosto Shekau ha proclamato un califatto negli stati di Yobe, Adamawa e Borno, là nel luogo di origine di Boko Haram, dove il gruppo è nato ed è cresciuto tra le fitte foreste. Adesso Shekau vorrebbe acquisire adepti da impiegare nella jihad servendosi di youtube, internet e twitter,  proprio come l’Isis.

Dell’Isis, si è detto quasi tutto. Lo stato islamico dell’Iraq e del Levante che oggi si fa chiamare semplicemte Is, Stato Islamico, è riuscito a mettersi contro anche gli stessi musulmani. Anzi.  Molto spesso le loro vittime sono mussulmane. A partire dai curdi, gli unici rimasti a combatterli e riuscire a sconfiggerli nell’assedio di Kobane, città liberata dai Peshmerga alcune settimane fa dopo mesi di battaglia. Lo Stato Islamico, nato dalle ceneri del conflitto iracheno, è sorto da una costola di Al Qaeda. Il suo leader, Al Baghdadi, è riuscito abilmete ad inserirsi anche nel conflitto siriano, inizialmente combattendo contro Assad.

Lo scorso autunno il rapimento delle donne yazide e le crudeli decapitazioni hanno finalmente aperto gli occhi della comunità internazionale. Ma a poco sono serviti i bombardamenti da parte degli Usa, della Giordania e dell’Egitto. Approfittando del caos in Libia, la bandiera nera del califfato sventola anche sulle città di Derna e Sirte e ad essere minacciata è Misurata, importante città libica sulla costa.

L’Isis in Libia è un pericolo troppo grande per l’Europa, in primis per Italia che ha le coste libiche a 200 miglia marine dalla Sicilia. Per di più, il fascino della bandiere nere dell’Isis ha ormai conquistato anche i guerriglieri guidati da Shekau.

Per Boko Haram l’assimilazione allo Stato Islamico è quasi completa. Nato con lo scopo di estirpare la cultura occidentale e assumere il controllo del territorio seminando il terrore con incendi e saccheggi dei villaggi attaccati, dallo scorso agosto la strategia di Boko Haram è cambiata. Adesso i miliziani controllano un vasto territorio nel nord est della Nigeria e il leader Shekau ha prestato giuramento al califfo Al Baghdadi.

Ma  i due califfati non sono uguali. Nel califfato Isis, tra la Sharia, la pulizia etnica e la propaganda,  l’obiettivo di Al Baghdadi è far funzionare uno stato: lo Stato Islamico guidato dal califfo, a cui tutti i musulmani del mondo dovrebbero prestare giuramento. Nel califfato nigeriano di Boko Haram, la situazione è ancor più grave: cadaveri per strada, mancanza di cibo, saccheggi e devastazioni. Tutto questo peggiora la già disperata situazione della Nigeria del nord, poverissima a differenza del sud del paese, prima economia del continente africano.

C’è da temere  che la probabile alleanza  tra Isis e Boko Haram, oltre ad attirare giovani dall’Europa che subiscono il richiamo oscuro della Jihad, riesca anche a coinvolgere le altre organizzazioni terroristiche che operano nel mondo e ancora peggio, ad unirle.

Parliamo di Al Qaeda nel Magreb e nello Yemen, Al Shabaad in Somalia, e ancora altri gruppi terroristici nelle Filippine e in Indonesia. Tutti questi gruppi vedono nell’Isis la realizzazione di ciò che al di là degli attentati e della propaganda Al Qaeda non è mai riuscita a fare, ovvero la creazione del califfato.

È per questo che il marchio Isis riscuote così grande successo tra gli jihadisti di tutto il mondo. Il suo merito è quello di aver riacceso le speranze di creare un califfato esteso a tutto il medio oriente, la restaurazione del grande Califfato Ottomano.

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