Iran vs Marocco: avversari sul campo, e non solo

Come scritto negli articoli di Alessandro Ricci, pubblicato ieri sul nostro sito, e di Gabriele Natalizia, uscito oggi, il Mondiale in Russia offre diversi spunti per commentare alcune situazioni riguardanti la politica internazionale e le relazioni tra stati.  

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Nella giornata di oggi andrà in scena la partita Iran contro Marocco, le due squadre considerate più deboli nel girone che comprende la Spagna e il Portogallo, team più attrezzati sulla carta per affrontare la competizione.
L’Iran, a livello politico, ha non poche frizioni all’interno del sistema internazionale, dopo che gli Stati Uniti hanno deciso di uscire dall’accordo sul nucleare: la decisione di Trump è maturata insieme al rafforzamento di un asse di alleanze in chiave anti iraniana che va da Israele all’Arabia Saudita, entrambi paesi che presentano interessi divergenti da quelli della Repubblica Islamica.
Le nuove sanzioni economiche decise dall’amministrazione Trump nei confronti dell’Iran hanno comportato anche alcuni disagi tecnici alla vigilia del Mondiale: la Nike ha infatti interrotto il contratto di fornitura di scarpini che aveva con alcuni giocatori della nazionale persiana, comunicando la decisione pochi giorni fa alla Federazione iraniana. I calciatori, per sopperire al singolare contrattempo, si sono recati in un negozio sportivo in Russia per acquistare nuove scarpe da gioco, come fossero semplici amatori.
Dal punto di vista di politica interna, la partita in questione ci offre l’occasione di commentare un’importante iniziativa di carattere culturale che avverrà nella Repubblica Islamica. Come riportato dall’agenzia Pars Today, a Teheran sono stati allestiti maxi-schermi in diversi punti della città: in particolare nello stadio di calcio Azadì, che per la prima volta nella storia della Repubblica Islamica aprirà le porte anche alle donne, pronte a sostenere l’esordio della nazionale iraniana nei Mondiali di Russia.

Oggi, come detto, si affronteranno Iran e Marocco: a livello politico, le relazioni tra i due paesi sono diventate complicate subito dopo la Rivoluzione Islamica iraniana del 1979, che ha portato il clero sciita al potere e ha comportato un cambiamento di postura regionale del paese, divenuto a tutti gli effetti uno sfidante dello status quo.
Nel 1981 arriva la rottura diplomatica ufficiale tra i due paesi, voluta dall’Iran rivoluzionario. La decisione della neo nata Repubblica Islamica è stata maturata dopo che il re del Marocco Hassan II ha dato asilo a Mohammed Reza Pahlavi, lo Shah esiliato dopo il cambio di potere del 1979. Le relazioni tra i due paesi sono tornate ad essere attive solamente dopo un decennio, quando il primo ministro socialista Abderrahmane Youssoufi ha guidato una delegazione marocchina in Iran, ristabilendo un normale rapporto di cooperazione bilaterale.

Nel 2009 si registra una nuova, forte, crisi diplomatica tra i due paesi, che porta a un’ interruzione dei rapporti, questa volta voluta da Rabat, nella persone del re Mohammed VI. La causa della frizione è da ritrovare nelle polemiche sollevate dopo alcune prese di posizione di Teheran sulla sovranità dell’emirato del Golfo del Bahrein: in particolare le frasi a cui si fece riferimento furono quelle pronunciate da Nateq-Nuri, ex presidente del parlamento iraniano che aveva parlato del Bahrein come di una “provincia”, che per la debolezza dello Scià non era stata inglobata nel territorio iraniano quando, nel 1971, era diventato indipendente dalla Gran Bretagna. In quel caso il Marocco fece sentire il suo appoggio nei confronti di uno stato definito come “fratello”, schierandosi con la famiglia reale del Bahrein di estrazione sunnita.

Nonostante negli ultimi anni le relazioni tra l’Iran e il Marocco si stavano normalizzando, poche settimane fa, ad inizio di maggio, il Marocco ha comunicato all’Iran la volontà di interrompere nuovamente i rapporti diplomatici. La causa ufficiale è l’accusa che Rabat rivolge a Teheran, cioè di finanziare e infiltrare, tramite l’alleato Hezbollah, il Fronte Polisario, il gruppo ribelle che combatte nei territori del Sahara Occidentale, e che è in guerra con il Marocco dagli anni ’70.
Le reali motivazioni che hanno portato all’interruzione dei rapporti sono da ricollegare all’enorme frazione che c’è all’interno del mondo mediorientale, e che vede un asse di paesi allineati contro la Repubblica Islamica. Nonostante il ministro degli esteri marocchino Burita si sia affrettato a specificare che la decisione presa da Rabat obbedisca solamente a interessi di carattere bilaterale, è chiaro che questa mossa va inserita in un contesto di ricomposizione di alleanze regionali, che vede il Marocco di Mohammed VI vicino alle posizioni dell’Arabia Saudita. Non è un caso che la decisione da parte di Rabat sia stata presa pochi giorni dopo l’incontro tra il sovrano marocchino e il principe Mohammad bin Salman, vero leader del regno saudita e artefice della nuova strategia, insieme a Trump e Netanyahu, che persegue l’isolamento dell’Iran.

Una partita, quella di oggi, carica quindi di significati politici, con due paesi che diplomaticamente non hanno più rapporti, e che nella storia recente hanno vissuto diversi momenti di crisi.
Iran – Marocco si giocherà inoltre a San Pietroburgo, città che ha dato i natali al leader russo Putin, figura centrale nel riportare la Russia a perseguire una politica attiva in Medio Oriente e ad essere un attore primario nella definizione del futuro della regione. Corsi e ricorsi storici, coincidenze e simboli, che aiutano a creare attesa per una partita che dal punto di vista sportivo difficilmente lascerà senza fiato.