NEWS ENERGIA – Primi investimenti nell’Iran post-sanzioni

La francese Total è la prima compagnia energetica europea che torna ad investire in Iran dopo l’allentamento delle sanzioni internazionali. Ma resta il nodo delle sanzioni americane.

NEWS ENERGIA – Primi investimenti nell’Iran post-sanzioni - GEOPOLITICA.info

Con la firma dell’accordo quadro che assegna alla Total il ruolo guida nello sviluppo della Fase 11 del giacimento di gas di South Pars, la compagnia francese diventa ufficialmente la prima major europea ad investire in Iran dopo la fine delle sanzioni dell’Unione Europea che ha fatto seguito all’accordo sul nucleare. Total, infatti, sarà operatore del progetto con una quota del 51% e verrà affiancata dalla compagnia energetica cinese Cnpc (che avrà una quota del 30%) e dall’iraniana Petropars.

I dettagli dell’accordo

L’intesa raggiunta a Teheran dovrà ora essere trasferita, entro tre mesi, nei nuovi modelli contrattuali che sono stati elaborati dall’Iran proprio subito dopo l’allentamento delle sanzioni. L’intesa prevede un investimento iniziale di 2 miliardi di dollari, che secondo le autorità iraniane salirà a 4,8 miliardi. I tempi di sviluppo della Fase 11 di South Pars sono stimati in 40 mesi e l’obiettivo delle parti coinvolte è di raggiungere una capacità produttiva di 18 miliardi di metri cubi l’anno.

Il giacimento di South Pars

Secondo i dati forniti dalla US Energy Information Administration, l’Iran è oggi il secondo Paese al mondo per riserve di gas e il quarto per riserve di petrolio presenti nel proprio territorio. Il giacimento di South Pars, situato nel Golfo Persico, a cavallo tra le acque territoriali dell’Iran e del Qatar, è il più grande al mondo dal momento che contiene, secondo le stime dell’International Energy Agency, circa 51.000 miliardi di metri cubi di gas. Una ricchezza di cui, a causa delle sanzioni che hanno colpito Teheran, ha potuto beneficiare in particolar modo il Qatar, divenuto oggi il principale esportatore al mondo di gas naturale liquefatto (gnl).

Le conseguenze dell’accordo

L’impegno della Total (e dei cinesi di Cnpc) in Iran non deve stupire e non coglie di sorpresa. Già in passato, infatti, Parigi e Pechino avevano cercato di ottenere un contratto per lo sviluppo della Fase 11 del giacimento ma erano state costrette a ritirarsi nel 2009 e nel 2012. Ora, grazie a questo accordo, Total può tornare in Iran dopo un’assenza di 6 anni, mostrando il proprio impegno, tecnico ed economico, nella ricerca di nuove produzioni nonostante la debolezza del mercato energetico (e petrolifero in particolare) e, soprattutto, in un momento in cui le principali compagnie energetiche riducono il proprio impegno finanziario nelle nuove produzioni (-24% nel 2016). Dall’altro lato, l’Iran pone le basi per il proprio progetto finalizzato a raccogliere 200 miliardi di dollari di investimenti nei prossimi 5 anni per aumentare la propria produzione, aprendo così la strada al rientro nel Paese di altre compagnie un tempo attive in Iran, come Eni, Bp e Shell. Il tutto, però, con l’incognita delle sanzioni americane: proprio in questi giorni, infatti, il Senato americano si è pronunciato a favore dell’estensione delle sanzioni all’Iran per altri dieci anni. E in tal senso la futura presidenza Trump non promette nulla di buono.

Leggi anche