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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaL’Iran nell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. I retroscena...

L’Iran nell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. I retroscena e le prospettive future

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Martedì 4 luglio si è tenuto in videoconferenza il Summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Shanghai Cooperation Organization). All’incontro annuale, quest’anno presieduto dalla Repubblica Indiana, i presidenti degli otto paesi membri dell’Organizzazione hanno dato il loro benvenuto a un nuovo membro: la Repubblica dell’Iran. L’adesione del paese non solo rappresenta un traguardo per la SCO che ora può contare in un nuovo ricco alleato dal punto di vista energetico, ma allontana ancora di più il paese dal mondo Occidentale, andando a consolidare l’organizzazione spesso descritta come “anti NATO”.

La Shanghai Cooperation Organization nasce nel 2001 per volere di Cina, Kazakistan, Kirgystan, Russia, Tajikistan, e Uzbekistan con lo scopo di combattere terrorismo, estremismo e separatismo nella regione dell’Asia Centrale. Dal 2001 l’Organizzazione ha attraversato due fasi di allargamento, la prima nel 2017 e la seconda quest’anno. Lo scorso anno, infatti, al vertice di Samarcanda, Uzbekistan, l’Iran ha firmato il Memorandum per diventare membro permanente dell’Organizzazione e al Summit di quest’anno, dopo 15 anni da Membro Osservatore, il paese è finalmente stato ammesso. 

In entrambi i casi si è trattato di un processo lungo e articolato, in cui gli accordi tra i diversi paesi membri sono stati raggiunti in seguito a molteplici discussioni.  

Per esempio, durante la prima fase di allargamento Russia e Cina hanno a lungo dibattuto per decidere se dare il via libera o meno ad India e Pakistan. Se da una parte la Russia era favorevole all’ingresso dell’India, paese emergente e strategico per ridimensionare la crescente influenza cinese, la Cina è sempre stata riluttante considerando New Delhi una minaccia al suo approvvigionamento energetico. Il paese, infatti, ha un grande peso nelle decisioni delle politiche energetiche della regione. Tuttavia, per bilanciare l’ago della bilancia e non favorire troppo gli interessi russi e indiani, Pechino ha accettato l’ingresso dell’India solo dopo essersi assicurata quello del Pakistan.

Per quanto riguarda l’Iran, il dibattito circa l’ingresso del paese è stato ancora più lungo e acceso. In particolare, la posizione controversa del paese sul nucleare ha spinto Pechino a rifiutare per anni l’ammissione del paese nell’Organizzazione preferendo aspettare una distensione dei rapporti tra Iran e Stati Uniti. Inoltre, durante il Summit del 2010 a Tashkent, i membri della SCO decisero che i paesi sanzionati dall’ONU non avrebbero potuto far parte dell’Organizzazione, accantonando così la richiesta dell’Iran per qualche anno. 

Al contrario della Cina, invece, la Russia ha sempre sostenuto l’ingresso del paese e lo stesso presidente Vladimir Putin nel 2016, in seguito all’accordo sul nucleare iraniano che regolarizzava i rapporti tra Iran, membri del Consiglio di Sicurezza e UE, dichiarò che da quel momento non ci sarebbero stati più ostacoli all’ingresso del paese nell’Organizzazione.

Infine, considerando la posizione geografica dell’Iran fondamentale per il collegamento Cina-Mar Nero e Medio Oriente e portare avanti l’ambiziosa Belt Road Initiative, anche la Cina ha dato il via libera all’ingresso del paese.

Il riconoscimento dello status di membro permanente si verifica in un momento critico delle relazioni tra Iran e Stati Uniti. Quest’ultimi stanno cercando di ristabilire un accordo dopo il ritiro unilaterale dell’amministrazione Trump nel 2018 dal JCPOA (Niente è concordato finché tutto non è stato concordato: il (dis)accordo sul nucleare iraniano – Geopolitica.info), ma senza dubbio l’adesione Iraniana alla SCO e la conseguente vicinanza a Mosca e Pechino, non ne facilita la ricerca. Inoltre, se da una parte le relazioni tra Washington e Mosca sono inesistenti, quelle con Pechino sono ai minimi storici nonostante le numerose visite di alti rappresentanti statunitensi alla capitale cinese degli ultimi mesi.

Ecco, quindi, che l’allargamento della Shanghai Cooperation Organization va a rinforzare il blocco “anti NATO”, danneggiando possibili dialoghi con gli Stati Uniti e l’Unione Europea.

A questo proposito, lo stesso presidente Iraniano Ebrahim Raisi nel 2021 ha dichiarato di volersi opporre all’unilateralismo statunitense, preferendo portare avanti una politica multilaterale con i suoi vicini di casa (distaccandosi dalla politica del suo predecessore Hassan Rouhani che invece era più orientata a stabilizzare le relazioni con l’Occidente). Ciò si può intuire anche dalle prime tappe del suo recente tour in Africa dimostrando che Europa e Stati Uniti non sono più la priorità nell’agenda del Presidente.

Per quanto riguarda i risvolti che questo allargamento può avere, tra gli studiosi c’è chi sostiene che l’ingresso dell’Iran nella SCO rafforzi l’immagine del paese. Questo perché, se i dialoghi dovessero continuare sulla questione del nucleare, l’Iran avrebbe una maggiore probabilità di vedersi accordare le proprie richieste in quanto non sarebbe più solo ma anzi avrebbe un alleato molto forte alle spalle. Al contrario, l’Occidente potrebbe volerci pensare due volte prima di negare qualsiasi richiesta.  

L’ingresso di India e Pakistan nel 2017, e adesso dell’Iran aumenta il prestigio della SCO che nel giro di circa 20 anni è passata da sei a nove paesi, quattro dei quali sono potenze nucleari (nel caso in cui l’Iran dovesse sviluppare il proprio ordigno nucleare si salirebbe a quota 5 su 9). L’organizzazione è stata per questo ribattezzata un “OPEC with a bomb”. 

Questo aumenta indubbiamente la tensione in un momento già critico della politica internazionale in cui i due blocchi sono alla continua ricerca di nuovi alleati. 

Paesi come la Svezia che per secoli hanno mantenuto una politica di neutralità, oggi preferiscono ritagliarsi uno spazio in un’alleanza più grande e in grado di fornire garanzie e sicurezza.

Per quanto riguarda la SCO, un ulteriore allargamento potrebbe verificarsi l’anno prossimo, a seguito della firma del Memorandum per diventare membro permanente da parte della Bielorussia.Sembrerebbe quindi che nessuno voglia essere tagliato fuori da questa nuova disposizione geopolitica che sta andando consolidandosi ogni giorno di più.

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