Dal 2020 si è acuito nell’Iran il timore dell’isolamento, contraccolpo dell’equilibrio politico delineato dagli Accordi di Abramo, utili a quietare le ostilità tra arabi e israeliani, riannodando tra loro gli attori regionali col filo d’oro del contenimento persiano. Non indebolito dallo scoppio della guerra Israele-Hamas iniziata il 7 ottobre 2023, ma ondivago se riportato ai suoi recenti sviluppi: forte è la condanna dei Paesi arabi al dichiarato piano del neopresidente Trump di controllare la Striscia di Gaza, con il trasferimento di quasi due milioni di palestinesi.
SANZIONI E INIZIATIVE CONTRO IL PROGRAMMA NUCLEARE
Riconosciute l’Iran, l’Arabia Saudita, Israele e la Turchia come potenziali egemoni della regione mediorientale, Washington ha continuato a rinfiancare israeliani e sauditi, ostacolando l’espansione iraniana mediante sanzioni economiche e iniziative mirate contro il programma nucleare.
Con il JCPOA, Teheran abiurava i propositi atomici in cambio di una tregua da realizzarsi nella sospensione dell’asfissia economica e delle velleità geopolitiche persiane.
L’uscita unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo nel 2018, seguita dalla reintroduzione di nuove sanzioni, ha acuito i dissidi tra Teheran e la IAEA, nel cui rapporto di maggio 2024 è stato evidenziato il progressivo aumento di scorte di uranio arricchito fino a raggiungere livelli prossimi a quelli necessari per la costruzione di armi nucleari.
IL SECONDO MANDATO TRUMP E L’ULTERIORE INDEBOLIMENTO
Gli Stati Uniti di Trump ribadiscono oggi la necessità di un “accordo verificato di pace nucleare” e il portavoce del Ministero degli esteri iraniano, Esmaeil Baghdaei, ha sottolineato che Teheran rifiuta di negoziare mentre subisce ulteriori sanzioni, condannandole come illegali e ingiustificate.
Già nelle sue prime dichiarazioni pubbliche, il nuovo presidente Masoud Pezeshkian, aveva confermato la posizione ufficiale dell’Iran riguardo al programma nucleare, sottolineando come la dottrina di difesa del Paese non comprenda armi atomiche, e dopo le elezioni presidenziali americane di novembre si era dichiarato fiducioso e aperto ad un dialogo con il tycoon newyorchese.
In questi giorni il presidente iraniano ha però rimarcato le difficoltà che il paese deve affrontare a causa delle sanzioni americane e ha comunicato la chiusura delle comunicazioni con Washington a causa della ripristinata politica di massima pressione attuata dalla nuova amministrazione statunitense.
Il crollo del regime di Bashar al-Assad in Siria e il ritiro delle forze iraniane che lo sostenevano hanno condotto ad un indebolimento della rete di sicurezza regionale costruita dalla Repubblica Islamica e alla perdita di un approdo sicuro al Mediterraneo orientale. Il 19 febbraio l’emiro del Qatar, Tamin bin Hamad Al Thani, ha incontrato il presidente Pezeshkian nella capitale iraniana per discutere della ricostruzione in Siria, riconoscendo l’importanza dell’Iran nel sostegno alla causa palestinese e il valore della cooperazione regionale. All’idea di creare una commissione congiunta per rafforzare gli scambi economici tra i due Paesi si è aggiunta la richiesta iraniana di intercessione per lo sblocco dei 6 miliardi di dollari congelati in Qatar dall’amministrazione Biden nell’ottobre 2023.
Nel frattempo Teheran rinsalda la partnership strategica con Cina e Russia.
INTESE CON LA CINA IN AMBITO BRICS
Il 6 giugno 2023 veniva formalizzata la riapertura dell’ambasciata iraniana a Ryad. Arabia Saudita e Iran esprimevano la loro riconoscenza al governo della Repubblica popolare cinese per avere ospitato e sponsorizzato i colloqui tra i due Paesi che ricostituivano ufficialmente le relazioni diplomatiche interrotte da sette anni.
Già crocevia dell’antica via della Seta, Teheran è coinvolta dal 2016 nell’imponente progetto Belt and Road Initiative (BRI), declinato nel tempo in una serie di rapporti bilaterali che hanno visto il gigante cinese diventare uno dei partner economici e commerciali più rilevanti della Repubblica Islamica. Pechino rappresentava nel 2022 l’acquirente principale di petrolio e gas naturale iraniani (il 90% delle esportazioni). Al suo debutto in un vertice BRICS (22-24 ottobre 2024 a Kazan), l’Iran firmava con la Cina un’intesa volta a consolidare la cooperazione tra i due paesi su diversi piani, nell’alveo del precedente Programma di cooperazione venticinquennale firmato a Teheran nel 2021. Con un’economia instabile e un alto tasso di inflazione, l’Iran ha necessità di attrarre maggiori investimenti e di poter avviare un ammodernamento delle strutture industriali e delle infrastrutture energetiche. Di non poco conto l’impegno, da parte della Cina, di supportare l’Iran nella difesa della propria sovranità, promessa coerente con l’opposizione sinica all’egemonia occidentale.
PARTENARIATO STRATEGICO CON LA RUSSIA
La contrapposizione geopolitica con l’Occidente è allo stesso tempo motore principale dell’avvicinamento Russia-Iran, suggellato il 17 gennaio 2025 con il Trattato di Partenariato Strategico firmato dai leader dei due Paesi. Nella sezione introduttiva del Trattato si fa riferimento ai precedenti accordi tra Teheran e Mosca (1921, 1940, 2001), legittimandolo come ultima tappa di un sodalizio centenario. In esso si esplorano le diverse dimensioni di cooperazione.
Il tema del nucleare, pietra dello scandalo che ha portato al JCPOA nel 2015, è uno dei punti dell’accordo, che prevede la costruzione di due nuovi reattori della centrale nucleare di Bushehr da parte di Rosatom e lo sviluppo di tecnologie avanzate per scopi civili.
L’International North South Transport Corridor (INSTC), inaugurato nel 2000 e frutto della sinergia Mosca-Teheran-Nuova Delhi, sarà potenziato tramite un ammodernamento delle ferrovie iraniane e l’espansione dei porti di Bandar Abbas, sullo stretto di Hormuz, e Chabahar, sul Golfo di Oman. Il Corridoio, diversamente dal passaggio attraverso il Canale di Suez, consente di ridurre sia i tempi di transito del 40% (da 45-60 giorni a 25-30) che i costi dei trasporti. L’INSTC incrocia, proprio in territorio iraniano, il corridoio Cina-Asia Centrale-Asia Occidentale della BRI: qualora i due corridoi fossero armonicamente integrati tra loro, l’intero blocco eurasiatico potrebbe beneficiarne.
Il Trattato prevede anche ulteriori passi avanti nel processo di de-dollarizzazione: sviluppo di un’infrastruttura di pagamento moderna, indipendente da paesi terzi, transazioni agli accordi bilaterali in valute nazionali, cooperazione tra istituti di credito. Riferendosi al 2024, Putin ha riportato un aumento del 15% degli scambi con Teheran, con il 95% delle transazioni commerciali bilaterali avvenute tramite valute nazionali (rubli russi e rial iraniani).
Sul piano tattico e militare, che ha visto dal 2022 l’Iran fornire droni HESA Shahed 136 alla Federazione Russa, il Trattato prevede esercitazioni militari congiunte, scambi di informazioni e di esperienze tra i servizi di intelligence.
I recenti accordi di Teheran con Pechino e Mosca sono alcune delle tessere di un più ampio mosaico di fitte alleanze tra i diversi attori dei teatri mediorientale e asiatico, che ambiscono ad avere un diverso peso specifico sulla “bilancia mondiale”. In questa prospettiva, il perpetrarsi delle iniziative statunitensi volte a limitare l’ascesa della Repubblica Islamica, sembra allontanare lo sguardo di Teheran sempre più a nord e ad est verso partner di lunga data, Russia e Cina, senza tuttavia perdere di vista i principali attori del Golfo.
In evidente difficoltà e memore del glorioso passato dell’Impero che fu persiano, Teheran non può che essere determinata a non soccombere.

