FOCUS ENERGIA – L’Iran sempre più al centro degli interessi energetici

Dopo la francese Total, prima compagnia energetica occidentale ad investire in Iran dopo la fine delle sanzioni della comunità internazionale, altre compagnie si preparano a fare il proprio ritorno nel Paese grazie ad una nuova (e più remunerativa) formula contrattuale. In ballo ci sono 43 concessioni per petrolio e gas.

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La lista pubblicata recentemente sul sito della National Iranian Oil Company (Nioc), la compagnia energetica nazionale, parla chiaro. Saranno infatti i big mondiali dell’oil & gas a contendersi le 43 concessioni per l’esplorazione e lo sviluppo di giacimenti di petrolio e gas messe a disposizione dal governo iraniano. Ben 29 compagnie straniere, dalla francese Total all’olandese Shell, dalle russe Gazprom e Lukoil all’italiana Eni, passando per la cinese Cnpc, hanno superato le selezioni e sono state ammesse alle prossime gare, senza che però ad oggi vi siano tempistiche certe. Risalta la totale assenza delle compagnie americane.

I piani di Teheran

Gli obiettivi dell’Iran post-sanzioni sono chiari. La priorità consiste nel rilanciare l’industria petrolifera mediante un programma di sviluppo che mira a raccogliere circa 200 miliardi di dollari di investimenti stranieri nei prossimi cinque anni, grazie, soprattutto, al rientro nel Paese delle principali compagnie energetiche straniere. Teheran ha bisogno di capitali, competenze e tecnologie estere per espandere la propria capacità produttiva petrolifera e raggiungere i 5 milioni di barili al giorno entro il 2020 a fronte degli attuali 3,7 milioni.

Il fattore tempo

I tempi per riuscire in questo progetto sono abbastanza stretti. L’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca e la sua contrarietà agli accordi sul nucleare del 2015 potrebbero presto rappresentare un pericoloso ostacolo al progetto iraniano. Ma un negoziato abbastanza rapido dovrebbe mettere le compagnie straniere al riparo da possibili ripercussioni: le eventuali sanzioni imposte dall’amministrazione Trump non avrebbero, infatti, effetti retroattivi. Per questo motivo sembra plausibile, come trapela da alcune fonti, che la prima gara possa essere bandita nel mese di marzo, anche se ad oggi non vi è ancora nulla di certo ed ufficiale.

Nuove condizioni contrattuali

Le condizioni contrattuali hanno causato storicamente attriti tra il governo iraniano e le compagnie energetiche operanti nel Paese. Per questo motivo Teheran punta su una nuova tipologia di contratto (cd. Iran Petroleum Contract), che andrebbe così a superare definitivamente il (rischioso) modello contrattuale del “buy back”, il quale prevedeva una remunerazione dell’investimento in termini di quota fissa della produzione di un giacimento, senza riconoscere la possibilità di rimborso in caso di sforamento dei costi in fase progettuale e senza consentire alle compagnie la possibilità di partecipare alla gestione dei progetti avviati. I nuovi contratti, invece, sono molto più flessibili e remunerativi, consentendo alle compagnie straniere di partecipare a tutte le fasi di un progetto up-stream, inclusa la produzione. Un elemento che, insieme ad altre e più favorevoli condizioni, potrebbe rivelarsi cruciale nell’agevolare il ritorno delle majors internazionali in Iran.