Cresce l’inquietudine internazionale per le intimidazioni cinesi contro Taiwan

Le ultime cronache dall’Asia Pacifico segnalano la crescita della tensione tra Cina e Taiwan a motivo delle mosse di Pechino che agitano le acque dello Stretto con la decisione unilaterale cinese di utilizzare 4 nuovi corridoi aerei e con sempre più numerose e massicce manovre militari effettuate nell’area con l’evidente finalità di impressionare e intimidire non solo Taiwan ma anche gli altri paesi della regione. Un quadro che, oltre a Taiwan, allarma sempre di più gli Stati Uniti d’America preoccupati dalla prospettiva di una Cina che, se riuscisse a inglobare l’Isola, diverrebbe la potenza egemone del Pacifico. 

Cresce l’inquietudine internazionale per le intimidazioni cinesi contro Taiwan - GEOPOLITICA.info

Questo ipotetico scenario – per la cui realizzazione Pechino dovrebbe appunto tentare l’occupazione di Taiwan, come lasciano intravedere le citate manovre ed esercitazioni, innescando insieme alla resistenza dei taiwanesi anche la reazione degli USA legati a Taipei da una Legge, il Taiwan Relations Act, che prevede l’aiuto militare di Washington –  se conseguito significherebbe l’emarginazione geopolitica degli USA e l’isolamento del Giappone, con uno sconvolgimento profondo degli equilibri mondiali foriero di ulteriori imprevedibili conseguenze. Nelle scorse settimane il Governo di Taipei ha duramente criticato il comportamento delle autorità cinesi che, in merito alla questione dei nuovi corridoi aerei sullo Stretto, violando gli accordi bilaterali del 2015, non hanno consultato la controparte prima di assumere una decisione “unilaterale e inaccettabile che ignora gli standard di sicurezza dell’aviazione “.

Il Consiglio per gli affari continentali di Taiwan (Mainland Affairs Council) ha accusato Pechino di “ricorrere di proposito all’aviazione civile come copertura di intenzioni improprie, politiche e militari, nei confronti di Taiwan“. ll 19 gennaio le autorità taiwanesi hanno reagito negando l’autorizzazione a quasi 200 voli delle compagnie aeree China Eastern Airlines e Xiamen Air nello spazio aereo che separa i due Paesi. Poco prima aerei militari cinesi avevano effettuato – come candidamente ammesso dall’Aviazione di Pechino – pattugliamenti sullo stretto di Miyako e sullo stretto di Luzon, che separano Taiwan rispettivamente dal Giappone e dalle Filippine. L’ammissione da parte cinese era stata accompagnata da una affermazione sconcertante: “Numerosi bombardieri e ricognitori hanno sorvolato rotte che circonvengono l’isola di Taiwan, aumentando ulteriormente la nostra capacità di proteggere la nostra sovranità nazionale e integrità territoriale”. Viene da domandarsi come sia possibile che una potenza economica e politica sempre più emergente come la Cina continentale abbia bisogno di proteggere la propria “integrità territoriale” avvicinandosi pericolosamente e provocatoriamente a Taiwan con bombardieri e caccia? E’ evidente che questa escalation fa parte di un disegno strategico, peraltro chiaramente indicato nel discorso-fiume del Presidente cinese Xi Jinping nel corso dell’ultimo congresso del Partito comunista cinese, avvenuto in ottobre e balzato agli onori delle cronache per l’esaltazione dello “Xi-pensiero”, nel quale discorso erano state sottolineate “la determinazione, la sicurezza e la capacità di sconfiggere qualsiasi sforzo separatista per l’indipendenza di Taiwan, in qualunque forma”. Ovvero, il sogno della sottomissione di Taiwan può essere pagato a qualunque prezzo, anche quello di mettere in pericolo la pace e la stabilità dell’intera area Asia-Pacifico.

Un sogno ovviamente che non fa i conti con la volontà del popolo taiwanese di preservare la propria libera democrazia nella quale sono esercitati tutti quei diritti civili e politici, religiosi e sociali, ancora negati e repressi dal regime comunista cinese; e non fa i conti anche con gli interessi e gli impegni degli altri paesi, anzitutto quelli degli Stati Uniti, del Giappone, della Corea, dell’Australia. Per comprendere l’importanza di quanto sta avvenendo, e al tempo stesso la necessità che l’intera comunità internazionale non sottovaluti questi eventi e i “campanelli d’allarme” che essi stanno ripetutamente suonando, occorre richiamare la posizione espressa dal Presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, secondo cui le continue manovre militari cinesi nell’Asia orientale, e attorno a Taiwan, hanno un effetto deleterio sulla sicurezza e la stabilità regionale.

Non vi è dubbio che i termini “sicurezza” e “stabilità regionale” (che certo si riferiscono anche alla vicenda, pur molto diversa per genesi e sviluppi, nordcoreana) siano sempre fondamentali nello scenario dell’Asia orientale. Un quadrante in cui convergono grandi interessi politici, militari ed economici che la Cina vorrebbe non solo modificare ma addirittura sovvertire, come lasciano intendere le sue azioni, il suo atteggiamento e i suoi “progetti” verso Taiwan e verso altri paesi. Su questa strada, inevitabilmente, cresceranno le preoccupazioni che determineranno sempre maggiori  contromisure: è vicenda dei giorni scorsi l’approvazione all’unanimità, da parte del Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, di un provvedimento che punta ad agevolare gli scambi con Taiwan a tutti i livelli istituzionali. Significative, e presumibilmente indigeste per il governo cino-comunista, le parole di commento del Presidente della Commissione Esteri della Camera, Ed Royce: “Noi e Taiwan condividiamo un impegno comune per la democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani.  Dobbiamo sostenere i Paesi che, avendo raggiunto la democrazia, possono ispirare tutta la regione dell’Asia-Pacifico”.