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Intervista a Simone Nisi, Direttore Affari Istituzionali Edison per Geopolitica.info

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La crisi energetica esacerbata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e le relative mosse del Cremlino in campo energetico hanno scaraventato l’Unione Europea in una situazione emergenziale forse senza precedenti. Nel suo sforzo per garantire approvvigionamenti energetici sufficienti per il prossimo inverno e con l’obiettivo di rafforzare la propria sicurezza energetica, Bruxelles sta spingendo per diversificare il più possibile le fonti di energia, in particolare per quanto riguarda il gas naturale. Per affrontare la sfida e sostenere gli sforzi dei Paesi membri, il 25 marzo 2022 è stata istituita una Task Force per la sicurezza energetica europea. Le azioni proposte dalla Commissione Europea sono molte – non da ultimo, il recente accordo per aumentare significativamente gli approvvigionamenti di gas provenienti dall’Azerbaigian. L’Italia si è mossa indipendentemente e in linea con la rotta tracciata dall’Unione Europea. L’Algeria è da poco diventata il principale fornitore di gas naturale del nostro Paese. Ma le mosse italiane non si fermano qui: l’attenzione si sta spostando verso la parte est del bacino del Mediterraneo, in cui il progetto EastMed è localizzato. Questo importante progetto può rappresentare una validissima e interessante alternativa nell’attuale contesto di sganciamento dalla dipendenza dal gas russo.

Ne parliamo in questa intervista a Simone Nisi, Direttore Affari Istituzionali di Edison, azienda leader nel settore energetico che è impegnata nella diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento per la sicurezza e la competitività del sistema energetico nazionale.

Una delle soluzioni più concrete per raggiungere gli obiettivi di sostituzione del gas russo nel mix energetico europeo è rappresentata dal gasdotto EastMed-Poseidon. In linea con le strategie e regolamentazioni nazionali e comunitarie, l’infrastruttura è stata predisposta anche per il trasporto di idrogeno, fattore di non poca importanza in considerazione delle indicazioni contenute nel pacchetto REPowerEU – che molto spinge sulle rinnovabili. Nel medio termine l’infrastruttura potrà offrire un contributo importante in termini di sicurezza e competitività e per questo è stato inserito nell’elenco di opere di Interesse Comune per l’UE (PCI). Come si posiziona il nostro Paese in questo contesto? Avrà l’Italia la possibilità di rendersi protagonista a livello europeo dello sganciamento dal gas russo, in uno scenario ribaltato rispetto a quello tradizionale, in cui importava oltre il 40% del gas da Mosca?

L’obiettivo di diversificazione dal gas russo, che interessa un volume di 155 miliardi di m3 (40% del consumo e 45% dell’import gas dell’UE), dovrà essere raggiunto attingendo a quante più fonti di gas alternative possibili, promuovendo contestualmente lo sviluppo di generazione rinnovabile e l’efficienza energetica. Per questo, alla luce della crescente competizione sui mercati energetici globali, per assicurare costi di approvvigionamento sostenibili per cittadini e imprese, occorrerà definire una strategia di medio termine che integri le soluzioni di breve periodo su cui si sta lavorando oggi. In questo senso, le abbondanti risorse di gas del Mediterraneo orientale rappresentano un pilatro di questo nuovo schema energetico, con l’Italia che – grazie alla sua posizione strategica e all’importante bagaglio di professionalità e know how – è chiamata a giocare un ruolo di primo piano nella valorizzazione del Corridoio Sud.

Il sistema EastMed-Poseidon intende fornire all’Europa e all’Italia un accesso diretto alle ingenti risorse di gas del bacino levantino, offrendo una rotta sicura (attraverso il transito solo in Paesi UE) ed una notevole flessibilità al sistema con una capacità iniziale di 10 miliardi di metri cubi all’anno (mld m3/anno), espandibile fino a 20 mld m3/anno. Si tratta di un progetto strategico che contribuirà a garantire la sicurezza e la competitività degli approvvigionamenti gas europei, in particolare dell’area meridionale. I volumi di Eastmed-Poseidon, infatti, potrebbero rivelarsi fondamentali in caso di improvvise riduzioni o interruzioni di altre rotte, contribuendo parallelamente a migliorare la diversificazione delle opzioni di import del mercato nazionale ed europeo.

A che punto è lo sviluppo del progetto e come si posiziona nel quadro infrastrutturale Mediterraneo? Si prospettano profili di compatibilità con altre progettualità regionali?

EastMed-Poseidon è, ad oggi, l’unica infrastruttura matura e in linea con le regolamentazioni nazionali ed europee che in pochi anni potrebbe assicurare forniture dedicate all’Europa per poi trasportare molecole decarbonizzate. Il completamento delle attività di survey e design è previsto entro la fine del 2022. Saranno poi necessari accordi commerciali tra produttori e consumatori europei per poter raggiungere in tempi rapidi la decisione finale d’investimento.

Già nel 2018 è stata confermata la fattibilità tecnica ed economica dell’opera, poi ribadita lo scorso giugno alla luce delle evidenze emerse nella fase di indagine dettagliata e di progettazione definitiva. La fase di sviluppo è stata completata e pertanto il progetto risulta pronto per la fase realizzativa, avendo ottenuto tutte le autorizzazioni e i permessi ambientali necessari sia in Italia che in Grecia. I contratti per la fase di costruzione (EPCI) sono attualmente in corso di assegnazione.

Il bacino levantino presenta capacità produttive riguardevoli, con riserve gas stimate in oltre 3000 mld m3. Il solo Israele, al momento, già dispone di una capacità produttiva di 30 mld m3/anno e, entro i prossimi quattro anni, si prevede una disponibilità di altri 20 mld m3/anno di gas ad un costo competitivo. Pertanto, Eastmed-Poseidon risulta perfettamente complementare ad ulteriori soluzioni di valorizzazione delle risorse mediterranee ed intende contribuire alla stabilità e la sicurezza dei flussi a lungo termine verso l’UE, oltre alle esportazioni di GNL destinate al mercato globale. Il design del progetto, inoltre, garantisce la modularità e la flessibilità del percorso, permettendo di realizzare ulteriori interconnessioni in futuro a seconda dello sviluppo delle risorse e delle esigenze dell’area.

Il fatto che un progetto così strategico per la regione venga congiuntamente promosso da due importanti player di nazioni diverse, Italia e Grecia, rappresenta già un segnale decisamente positivo per la cooperazione Mediterranea. Quali sono le potenzialità offerte dalla collaborazione mediterranea? Esistono margini per un’ulteriore espansione?

Nell’attuale momento storico – caratterizzato da grandi cambiamenti nei paradigmi internazionali –  il tema della sicurezza degli approvvigionamenti energetici ha ritrovato uno spazio centrale nel dibattito pubblico e nelle policy nazionali ed europee,  come requisito fondamentale per il successo del processo di transizione e per la stabilità delle nostre economie. L’accesso a forniture sicure, sostenibili e competitive è sempre stata una caratteristica fondamentale della cooperazione euromediterranea e, ora che la diversificazione costituisce una priorità regionale, si presenta l’occasione di consolidare quella che è chiaro essere la partnership più naturale e vantaggiosa per entrambe le sponde del Mediterraneo.

La nascita di importanti piattaforme di cooperazione come l’East Mediterranean Gas Forum è sicuramente un esempio emblematico di tale consapevolezza. Mettere a fattor comune non solo le risorse, ma soprattutto le professionalità in un quadro strategico condiviso sarà una delle chiavi per il superamento delle sfide che stiamo vivendo.

Come dimostra il crescente numero di Hydrogen Valleys in via di realizzazione nel nostro Paese, l’idrogeno si candida ad essere uno dei principali vettori della transizione e la predisposizione al suo trasporto rappresenta un grande valore aggiunto per un progetto di interconnessione energetica. Quali sono le prospettive di sviluppo?   

Il ruolo dell’idrogeno nel processo di transizione energetica si prospetta centrale. I relativi target di sviluppo a livello europeo infatti risultano estremamente ambiziosi, riconoscendo la necessità di una stretta cooperazione con i partner extra-UE per la loro realizzazione. Secondo la Strategia europea per l’idrogeno del 2020, oltre ai 40GW di elettrolizzatori da installare nell’UE entro il 2030, sarebbe necessario anche un eguale impegno da parte dei Paesi partner. Sulla stessa linea, l’iniziativa dell’Hydrogen Accelerator contenuta nella comunicazione REPowerEU dell’8 marzo 2022, prevede una maggiore penetrazione dell’idrogeno negli usi finali, portando i target di utilizzo da poco più di 5 milioni di tonnellate entro il 2030 a ben 20 milioni. Di questi 15 milioni aggiuntivi, 10 dovranno provenire da Paesi extra-UE.

Nord Africa e Mediterraneo Orientale si presentano come partner preferenziali di questo processo. Oltre alla vicinanza, il loro notevole potenziale di produzione eolica e solare a costi competitivi e con load factors particolarmente elevati è in grado di assicurare stabilità alla produzione di idrogeno da elettrolisi. Per l’export di queste molecole, date le criticità di trasporto in forma liquida, soprattutto su lunghe distanze, la soluzione più adeguata risulta essere il trasferimento via pipeline, opzione che offre garanzie di efficienza e competitività.

Grazie alla sua hydrogen readiness, EastMed-Poseidon può dunque assumere un ruolo importante di abilitatore dello sviluppo della produzione di idrogeno nella regione e della sua esportazione verso l’UE, contribuendo così in modo determinante agli obiettivi di decarbonizzazione e diversificazione delle fonti e delle rotte.

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