Intervista Davide Giglio, responsabile Ufficio Italiano a Taipei

Ripubblichiamo l’intervista realizzata da Lorenzo Lamperti per Affari Italiani a Davide Giglio, responsabile dell’Ufficio Italiano di Promozione Economica, Commerciale e Culturale di Taipei.

Intervista Davide Giglio, responsabile Ufficio Italiano a Taipei - GEOPOLITICA.info

Qui potete trovare il link all’intervista originariamente apparsa su Affari Italiani

Davide Giglio è entrato in carica presso l’Ufficio di Promozione Economica, Commerciale e Culturale di Taipei il 7 gennaio 2019.  Sempre a Taipei è attivo anche un ufficio dell’ICE, diretto da Paolo Quattrocchi. La Camera di Commercio Europea è guidata dall’italiano Giuseppe Izzo. Le relazioni tra Italia e Taiwan sono condotte su base non ufficiale dal 6 novembre 1970, quando il nostro paese ha stabilito ufficialmente quelle con la Repubblica Popolare Cinese. Taiwan, considerata da Pechino una provincia ribelle,  è nel pieno della campagna elettorale per le elezioni presidenziali e legislative del prossimo 11 gennaio, in cui la presidente uscente Tsai Ing-wen del Dpp cerca la riconferma. Il principale sfidante è Han Kuo-yu, sindaco di Kaohsiung e candidato del Kuomintang, il partito nazionalista che fu di Chiang Kai-shek (sconfitto da Mao Tse-tung) ora in rapporti più amichevoli con Pechino.”Dobbiamo evitare di fare come nel volley, quando la palla arriva in mezzo, non si capisce chi la deve prendere e alla fine cade per terra”.

Davide Giglio, responsabile dell’Ufficio Italiano di Promozione Economica, Commerciale e Culturale di Taipei, usa una metafora sportiva che illustra la particolare situazione del mercato di Taiwan, 21esima economia mondiale ma finita spesso fuori dai radar. Dal suo ufficio dell’International Trade Building, a qualche centinaio di metri dall’iconico Taipei 101, il rappresentante italiano sull’isola analizza in un’intervista ad Affaritaliani.it le relazioni tra Italia e Taiwan.

Davide Giglio, qual è il perimetro d’azione dell’ufficio da lei diretto?

Questo ufficio è stato istituito tra la fine del 1994 e l’inizio del 1995. A breve festeggeremo dunque i 25 anni di attività. Come dice il suo nome, la funzione è quella di promozione economica, commerciale e culturale. E’ un ufficio che funziona bene, come dimostra il fatto che l’Italia si colloca oggi al quinto posto tra i paesi UE come partner commerciale di Taiwan con un interscambio di 4,4 miliardi di euro. Numeri non piccoli se raffrontati ad altre realtà regionali e con una tendenza positiva.

Dove si concretizza l’attuale cooperazione economica tra Italia e Taiwan?

Nel tempo sono state fatte cose importanti, ad esempio in materia di doppia imposizione fiscale. Sul piano degli investimenti, Taiwan è presente nel al porto di Trieste con Evergreen dal 1999. Ci sono gruppi taiwanesi operativi in Italia nel settore degli hotel di lusso e ci sono state acquisizioni nel settore della meccanica, in particolare in Emilia Romagna. Noi italiani siamo invece presenti qui in settori per noi consueti come la moda e l’alimentazione, anche se poi guardando all’interscambio la prima voce, come spesso accade, è la meccanica. Noi partecipiamo molto spesso a fiere di settore, a luglio è venuta una delegazione di dieci aziende farmaceutiche, altro settore dove andiamo molto bene. C’è poi una presenza italiana legata all’evangelizzazione, a Taiwan ci sono 300.000 cattolici e l’Isola intrattiene relazioni diplomatiche con la Santa Sede. In tutto, secondo i nostri registri consolari, ci sono circa 750 italiani a Taiwan.

In che modo cercate di favorire una maggiore cooperazione?

Negli ultimi dieci mesi circa, da quando cioè mi sono insediato in questo ufficio, stiamo cercando di insistere su quello che già funziona allargando però anche lo sguardo un po’ oltre, guardando avanti. Negli scorsi giorni abbiamo organizzato un importante roadshow di investimento, il primo del suo genere qui a Taipei. Non vogliamo fermarci, ma anzi incrementare la nostra azione.

In quali settori siete maggiormente impegnati e dove c’è maggiore margine di miglioramento?

Ritengo che la cosa importante sia, come ho detto, allargare lo sguardo. L’Italia è ancora troppo spesso percepita “solo” come il paese dell’arte, della storia e del design. Queste cose vanno tutte benissimo, intendiamoci, e infatti qui andiamo forte nella moda e nell’agroalimentare, per esempio su cioccolata, olio d’oliva e vino, dove siamo terzi mentre nella Cina continentale siamo più indietro. Noi però vogliamo accostare a questa immagine anche nuove percezioni, lavorando per esempio su tecnologia e innovazione. Taiwan è una realtà di prim’ordine nel settore ICT, nell’intelligenza artificiale e nella robotica. In questi settori non abbiamo un grande brand name ma siamo bravi: dobbiamo proporci con maggiore autorevolezza e uscire dai soliti schemi. Dobbiamo far sapere che produciamo robot di alto livello e che siamo fortissimi nell’alta velocità. Noi stiamo provando a far conoscere anche questa dimensione. In altri settori che qui vanno per la maggiore come idrocarburi ed eolico è più complicato perché il mercato è molto affollato e i competitor europei si sono mossi prima. Bisogna trovarsi un po’ di nicchie e lavorare con costanza. Per riuscire ad avere risultati concreti, comunque, gli scambi e i viaggi reciproci devono essere maggiori e più frequenti. Il roadshow dell’11 novembre spero sia solo il punto di inizio di una lunga serie.

Perché Taiwan può rappresentare un’opportunità per l’Italia?

Taiwan va seguita perché è un’economia molto importante nella regione, sia in proiezione verso la Cina continentale sia in proiezione verso il Sud Est asiatico, area nella quale la corrente amministrazione si è molto orientata per diversificare gli investimenti. C’è poi un forte rapporto con il Giappone, paese con cui l’Italia sta stringendo rapporti economici sempre più intensi dopo l’accordo di libero scambio sottoscritto tra Tokyo e l’Unione europea. La nostra capacità di penetrazione di quel mercato è destinata a crescere e credo si possa verificare un effetto di rimbalzo anche su Taiwan. Non solo. Taiwan è una realtà molto accogliente anche per le startup. Io sto cercando di promuovere le opportunità presenti per le startup italiane. Abbiamo già alcune realtà di giovani italiani arrivati qui e operanti nei settori dell’ICT cooling system, dell’Intelligenza Artificiale per server o e della blockchain grazie all’appoggio di incubatori taiwanesi.

Negli ultimi anni, non sono con gli ultimi due governi, in Italia si parla spesso di impulso commerciale verso l’Asia orientale. Se ne parla in particolare con l’adesione alla Nuova Via della Seta cinese e con l’accordo di libero scambio con il Giappone, ma anche alle visite di alto livello in Vietnam e Singapore. Per il momento, però, Taiwan è rimasta un po’ fuori dai discorsi. Secondo lei come mai?

Bisogna fare una premessa: l’Italia non riconosce diplomaticamente Taiwan e ciò restringe obiettivamente l’interlocuzione. Al di là di ciò c’è un deficit di informazione su questa realtà. Bisogna investire in conoscenza reciproca. Già molti taiwanesi vengono in Italia per turismo, circa 50 mila lo scorso anno (mentre gli italiani che hanno visitato Taiwan sono stati circa 20 mila). Una presenza destinata ad aumentare perché ai tre voli diretti settimanali già operativi tra Roma e Taipei con China Airlines se ne aggiungerà un altro giornaliero tra Milano e Taipei con Eva Airlines. L’Italia deve rafforzare la sua capacità di lettura di questa realtà. Taiwan ha una sua specificità per il suo mercato e per i suoi gusti. Non è detto che se una cosa funziona a Pechino funzioni anche a Taipei. Bisogna evitare che Taiwan resti in bilico e non venga inclusa nei perimetri promozionali in Asia. Dobbiamo evitare di fare come nel volley, quando la palla arriva in mezzo, non si capisce chi la deve prendere e alla fine cade per terra. Taiwan non è l’isola che non c’è come nella canzone di Bennato, è una realtà forse sui generis ma che c’è e che va pensata con attenzione. Ritengo che l’avvicinamento dell’Italia al mercato cinese possa rappresentare un fattore positivo anche per Taiwan. Un’azienda italiana che prevede l’espansione in Cina o in Asia orientale potrebbe essere interessata a esplorare il mercato taiwanese. Poi certo, se tra Taipei e Pechino ci dovesse essere una fase meno conflittuale di quella degli ultimi anni l’Italia e l’Europa non potranno che beneficiarne. L’interesse dell’Italia, che riconosce il principio dell’unica Cina, è la stabilità e un dialogo fluido sullo Stretto.

Al momento però l’economia taiwanese è in crescita.

Sì, Taiwan si sta anche avvantaggiando da alcuni flussi distorsivi della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina che stanno favorendo il ritorno a casa di alcune linee produttive. Contribuiscono poi anche gli incentivi governativi disposti per convincere le imprese taiwanesi a spostare almeno alcune linee produttive sull’isola. Un gioco commerciale più complessivo sull’Asia orientale può portare solo benefici a tutte le parti in causa.

Come si può riuscire a fare di più?

Dovremo strutturare meglio e dovremo pensare a questo mercato come a un’opportunità anche come trampolino per l’intera area. D’altronde qui c’è un regime giuridico più compatibile con il nostro rispetto ad altri paesi e il mercato è inclusivo. Negli ultimi anni abbiamo accumulato un po’ di ritardo rispetto ad altri competitor, Taiwan è rimasta un po’ sacrificata per diversi motivi. Si può comunque recuperare, dal punto di vista dell’interscambio siamo messi meglio di altri paesi europei che nel tempo si sono strutturati in maniera più robusta. L’importante è essere collegati, attenti e sinergici. E possiamo farcela, come abbiamo dimostrato con il roadshow dell’11 novembre. Spero sia solo l’inizio.

Lei ha prestato a lungo servizio in Asia orientale, tra Hong Kong, Osaka e Pechino. A livello professionale e personale quanto è interessante e complicata questa esperienza a Taipei?

E’ una missione stimolante. Taiwan è una realtà molto accessibile e i taiwanesi sono felici di parlare con l’Italia. Godiamo di un’immagine un po’ stereotipata che va aggiornata ma che in genere è comunque già positiva. Taiwan è un posto dove si lavora molto bene. L’ambiente è accogliente e percepisco una voglia maggiore di Italia. Il tutto mentre la presenza italiana qui a Taiwan cresce, anche se spesso in maniera disarticolata. Il mio obiettivo è quello di dare un’immagine dell’Italia aggiornata e più innovativa, mantenendo i punti fermi che ci caratterizzano da sempre, e insieme riuscire a strutturare in maniera più forte il nostro impegno su questo mercato.