Giornata per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani – Intervista ad Amnesty International Italia

In occasione della Giornata Internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime, abbiamo intervistato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

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Il 24 marzo è la Giornata Internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime. Amnesty in questo si batte da sempre in prima linea. Dunque, qual è il valore di questa giornata a livello internazionale e qual è il valore per Amnesty?

Il diritto alla verità (e alla giustizia) sono centrali nell’azione di Amnesty International. Conoscere chi è stato a ordinare, eseguire ed eventualmente coprire violazioni dei diritti umani e punirlo in modo adeguato alla gravità del crimine commesso (senza mai ricorrere alla pena di morte e al termine di una procedura equa) fa parte delle richieste di Amnesty International a ogni governo. 

In assenza della verità e della giustizia, soprattutto al termine di ere politiche, non è possibile girare pagina, rimarginare le ferite, pacificare. E ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime, con la verità e la giustizia, viene negata anche una vita degna.

Quali sono le cause che Amnesty International sta portando avanti in questo periodo, e quali invece Amnesty International Italia?

Chiediamo la verità e la giustizia per i crimini di guerra e contro l’umanità commessi nei conflitti contemporanei come quelli della Siria e dello Yemen. Facciamo altrettanto su alcuni casi particolarmente gravi: penso all’assassinio, avvenuto due anni fa, della difensora dei diritti umani Marielle Franco in Brasile e a quello della giornalista di Malta Daphne Caruana Galicia.

Amnesty International Italia porta avanti da quattro anni e mezzo la campagna “Verità per Giulio Regeni”, per conoscere i nomi di coloro che ordinarono ed eseguirono l’omicidio del ricercatore italiano avvenuto il 25 gennaio 2016 al Cairo. Accompagniamo poi gli sforzi delle organizzazioni per la libertà d’informazione che chiedono che non si archivino le indagini sull’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin dell’aprile 1994.

Come viene individuata una causa o una vittima da tutelare? Vi viene segnalata da qualcuno in particolare, dalle istituzioni, dalla famiglia, dagli amici, oppure siete voi ad individuarla e ad intraprendere questo percorso?

In molti casi sono le famiglie di vittime di violazioni dei diritti umani che chiedono l’intervento di Amnesty International: naturalmente facciamo ricerche e approfondimenti per valutare la situazione e decidere se agire o meno e che tipo di azione svolgere. In altri casi, ricaviamo informazioni da organizzazioni e attivisti per i diritti umani nei vari paesi, da giornalisti, avvocati e altre fonti ancora.

Nel momento in cui avete individuato la causa da appoggiare e la vittima da difendere, come si muove Amnesty, quali sono i passaggi che affronta per ottenere la verità e per restituire finalmente dignità alla vittima?

Amnesty International è nata nel 1961 per fare campagne e continua fondamentalmente a fare questo. Una campagna è una serie di azioni volte a produrre un cambiamento nel campo dei diritti umani: miglioramenti legislativi, annullamento di condanne ingiuste così come ovviamente il raggiungimento della verità. Per quest’ultimo fine, lavoriamo incessantemente sulle istituzioni nazionali e internazionali, svolgiamo attività di comunicazione, mobilitiamo la società civile, i singoli cittadini e le scuole (aggiungo che per fare tutto questo, essendo un’organizzazione del tutto autofinanziata, abbiamo grande bisogno di donazioni) e siamo accanto alle famiglie con azioni di solidarietà che hanno l’obiettivo di far sapere loro che non sono sole nella lotta per la verità, la giustizia e la dignità.

Sappiamo che la ricerca della verità è una strada molto lunga, difficile, dura a volte, che può incontrare la collaborazione delle istituzioni ma alle volte un ostacolo da parte di esse. Molte vittime sono ancora in attesa di riacquistare la loro dignità, ma quali sono stati invece i vostri successi e traguardi?

La ricerca della verità e della giustizia si dipana attraverso percorsi lunghi, accidentati e spesso estenuanti, in cui a volte a finire sul banco degli imputati sono le vittime e le loro famiglie più che i responsabili. Nondimeno, risultati importanti sono stati ottenuti: che passino mesi o decenni, prima o poi un tribunale nazionale o internazionale arriva ad emettere una sentenza per gravi violazioni dei diritti umani. Quando, nel 2011, abbiamo celebrato i primi 50 anni di attività, abbiamo calcolato che in media in mezzo secolo avevamo contribuito a liberare tre prigionieri di coscienza ogni giorno. Le buone notizie che ogni settimana pubblichiamo nella home page del sito amnesty.it ci dicono che quel dato è ancora attuale.