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Insegnamenti dal passato: Clausewitz e la controffensiva ucraina in sintesi

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Fin dall’inizio della guerra tra Russia e Ucraina molti sono stati gli studi e gli articoli scritti sull’applicazione delle teorie del generale prussiano Carl von Clausewitz (1780-1831), autore del celebre trattato “Vom Kriege” (Della Guerra), a questo conflitto.

Anche con la controffensiva ucraina in corso si può tentare di leggere con le lenti del pensiero clausewitziano (e neo-clausewitziano) l’evoluzione delle operazioni e tentare di comprendere la scelta dei generali ucraini di combattere una guerra di logoramento. 

Il generale prussiano, nel suo “Vom Kriege”, a proposito delle “linee a cordone” (leggi difesa stratificata), scrisse che “la loro eccessiva estensione è in contrasto […] con tutte le esigenze di una battaglia decisiva”.

Tradotto: anche se le truppe ucraine sfondassero – ed in alcuni punti lo hanno fatto – la prima linea difensiva nemica, ciò non equivarrebbe ad una sconfitta irreparabile per la Russia. 

In più, dalla semplice constatazione che “tutti i vantaggi che il difensore trova nella natura stessa della sua situazione, l’attaccante non può controbilanciarli che con la sua superiorità” si può spiegare perché gli ucraini, appurata l’impossibilità di lanciare attacchi in massa di fanteria e corazzati contro le linee russe (protette da campi minati e dotate di superiore copertura aerea), abbiano scelto di puntare su una strategia d’attrito, consapevoli di non poter sprecare risorse (in termini di uomini specialmente) senza prima aver disarticolato il “sistema di sistemi” dell’esercito russo. 

Soprattutto, sottolineava von Clausewitz, “l’oggetto dell’offensiva non riceve generalmente il suo significato che dalla vittoria stessa” ed ogni azione che non si concluda con essa, di fatto, è un fallimento. Questo induce anche a pensare che gli ucraini non possano utilizzare le loro riserve strategiche se non per vincere e che ogni risultato diverso dalla vittoria, fosse anche la “stabilizzazione” del fronte, equivarrebbe ad una sconfitta (la reazione stizzita di una parte della Nato dinanzi alla “lentezza” dell’offensiva ucraina mette in evidenza proprio questo).

E, poiché gli obiettivi più importanti di questa offensiva, su tutti la conquista di Melitopol ed il raggiungimento del “corridoio della Crimea”, sono ancora lontani, “il punto d’importanza precipua è la comunicazione fra l’esercito avversario e l’obiettivo importante più vicino”. Di nuovo si presenta al dibattito la necessità di intraprendere una violenta Materialschlacht per logorare il nemico prima di aggredirlo con tutte le forze a disposizione per cercare la “decisione”. 

In assenza di battaglie decisive, agli attaccanti non resta che minacciare la logistica (depositi di munizioni, magazzini, centri di comando ecc.) e le infrastrutture (ad esempio il ponte di Kerch) dei difensori.  

Così, spiega Clausewitz, “se l’attacco contro le comunicazioni le interrompe realmente e in modo tale che il difensore non possa riattivarle senza gravi sacrifici, questi sarà costretto ad assumere una posizione più arretrata, o spostata all’infuori, per proteggere quegli obiettivi, rinunziando a preferenza ad altri minori”.

Anche le operazioni “manovrate” e riuscite condotte dall’esercito ucraino sia sul fronte di Zaporizhzhia-Donetsk occidentale che su quello di Bakhmut, hanno la funzione di alimentare l’attrito e meglio indirizzare il fuoco d’artiglieria” sulle vie della logistica nemiche.

L’essenza della controffensiva ucraina nella sua “fase mediana” è racchiusa nelle parole del generale prussiano, il cui pensiero, tra parentesi, è stato d’ispirazione, più di tutti, per la dottrina militare dell’Unione sovietica ed è alla base anche delle scelte dei comandi ucraini per la conduzione dell’attuale offensiva.

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