Inizia la “pace fredda” tra Riyad e Doha

È stato finalmente raggiunto ad Al Ula, un accordo tra Arabia Saudita e Qatar mediato da Stati Uniti e Kuwait. L’accordo pone fine ad una lunghissima crisi diplomatica tra Riyad e Doha, iniziata il 5 giugno 2017. Quel giorno, l’Arabia Saudita, le monarchie del Golfo e l’Egitto, imposero un completo blocco economico-diplomatico sul Qatar, tagliando le relazioni diplomatiche con Doha e chiudendo lo spazio aeronavale alle compagnie qatarine. Quali sono state le cause di questa crisi?

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Le cause della crisi

In primo luogo, sebbene ospiti la base americana di Al Udeid, il Qatar è stato accusato dalle altre monarchie del Golfo di appoggiare gruppi islamici radicali come Al Qaeda o Jabhat al-Nusra, accusa molto spesso rivolta alla stessa Arabia Saudita. In secondo luogo, il Qatar gode di ottimi rapporti diplomatici con due dei principali rivali geopolitici di Riyad, Turchia e Iran. Doha risulta infatti essere uno dei più stretti alleati del governo di Recep Tayyip Erdogan. I due paesi rappresentano i due maggiori sponsor dei Fratelli Musulmani, considerati organizzazione terroristica dall’Arabia Saudita. Negli ultimi anni, Turchia e Qatar hanno appoggiato gruppi armati legati alla fratellanza musulmana nel corso delle guerre civili siriana e libica. Nel conflitto libico, le milizie appoggiate da Ankara e Doha, si trovano a fronteggiare il governo di Tobruk, il quale ha tra i suoi maggiori sostenitori, proprio l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi e l’Egitto.  Inoltre, il piccolo emirato ospita una imponente base militare turca, importante strumento di proiezione della potenza militare di Ankara nel Golfo Persico.

Il Qatar mantiene inoltre cordiali relazioni diplomatiche con l’Iran, paese con il quale condivide il più grande giacimento di gas al mondo. Relazioni ulteriormente migliorate, a seguito delle forti critiche di Teheran al blocco saudita ai danni del piccolo emirato. In questi quattro anni, il governo iraniano ha inviato tonnellate di cibo e generi di prima necessità in Qatar. Allo stesso tempo, Teheran ha sfruttato la situazione ottenendo dal Qatar 100 milioni per l’utilizzo del proprio spazio aereo, 100 milioni importantissimi date le sanzioni economiche statunitensi che stanno pesantemente danneggiando l’economia iraniana. L’Iran inoltre era stato fondamentale nel mediare un accordo che aveva permesso la liberazione di 26 ostaggi qatarini detenuti da milizie sciite irachene, dietro versamento di centinaia di milioni di dollari alle suddette milizie. La mossa aveva mandato su tutte le furie l’Arabia Saudita, attivamente impegnata nel contrastare i proxies iraniani nella regione.

Ma c’è anche un’altra ragione che ha portato alla crisi e riguarda l’emittente televisiva Al Jazeera. Infatti, pur essendo finanziata dal governo qatarino, l’emittente mantiene una certa indipendenza editoriale, fornendo un’informazione televisiva non censurata. Durante le primavere arabe, Al Jazeera ha offerto una copertura completa delle proteste, risultando quindi un veicolo di idee e notizie, potenzialmente in grado di destabilizzare i regimi autoritari dell’area che mal gradiscono la copertura offerta dall’emittente. Già nel 2013, l’Egitto aveva disposto la messa in atto della chiusura degli uffici dell’emittente sul proprio territorio. Nel 2017 a seguito della crisi diplomatica, tutti i siti web di Al Jazeera, sono stati definitivamente oscurati in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi.

Vincitori e vinti

Ma esattamente, dopo quattro anni di crisi diplomatica chi ha vinto e chi ha perso da questo accordo? Il principale vincitore, è proprio il Qatar. Nel 2017, Arabia Saudita, Egitto, Bahrein ed Emirati Arabi, avevano stilato una lista di 13 richieste per porre fine al blocco. Le richieste, includevano la chiusura di Al Jazeera, la chiusura della base militare turca e la fine delle cordiali relazioni diplomatiche con l’Iran. Il piccolo emirato, sfruttando la sua solida economia e una politica estera pragmatica, è riuscito a resistere e a vedere il blocco rimosso, lasciando in gran parte disattese le richieste espresse dai suoi rivali. Doha rafforza la sua influenza e il suo prestigio nell’area mediorientale, ambedue incredibilmente alti per un paese avente un’estensione territoriale così ridotta. Il Qatar si conferma a pieno titolo una potenza regionale. Vince anche la Turchia di Erdogan, la quale vede un importante rafforzamento del suo più importante alleato e mantiene la sua base in Qatar. Tra gli sconfitti figura certamente l’Arabia Saudita, ennesimo fallimento in politica estera del principe Mohamed Bin Salman dopo la mancata risoluzione del conflitto yemenita. Su Riyad, si alza anche l’ombra dell’amministrazione Biden, certamente meno permissiva nei confronti dei sauditi rispetto all’amministrazione Trump. Altri grandi sconfitti sono l’Egitto e gli Emirati Arabi. I due paesi rappresentano infatti i principali sponsor del governo libico di Tobruk, attualmente impegnato in una guerra con il governo di Tripoli appoggiato dal Qatar. Il tentativo di indebolire uno dei loro principali rivali geopolitici è in buona parte fallito. Non sorride neanche l’Iran, che perde i 100 milioni annui per l’utilizzo del suo spazio aereo. Esattamente, quali saranno le conseguenze dell’accordo?


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Possibili scenari

Probabilmente l’accordo non segnerà la riconciliazione tra Arabia Saudita e Qatar. Di fatto non è stata trovata nessuna soluzione alle diatribe che hanno scatenato la crisi quattro anni fa. I due paesi continuano a sostenere schieramenti rivali nel conflitto libico. Inoltre, Doha non chiuderà la base militare turca situata sul proprio territorio e non si è allineata a livello politico-militare agli altri paesi del Golfo. La distensione tra i due schieramenti, è motivata più dalla mancanza di risultati concreti ottenuti dall’Arabia Saudita e dal cambio di guarda alla Casa Bianca, piuttosto che dalla sincera volontà di pace. Probabilmente, questo accordo segnerà l’inizio di una pace fredda tra i due paesi. Arabia Saudita e Qatar resteranno probabilmente impantanati in lunghi e difficili negoziati finalizzati a risolvere le loro diatribe, rimanendo però ai lati opposti della scacchiera geopolitica.  Pare infatti difficile che il Qatar possa interamente allinearsi ai dettami di Riyad, così come risulta difficile pensare che una delle parti possa prevalere sull’altra, dato il fallimento del blocco saudita ai danni del piccolo emirato. Sicuramente, un importante indicatore dell’andamento delle relazioni tra i due paesi, saranno le trattative di pace in corso in Libia. Di certo un’eventuale risoluzione del conflitto libico, potrebbe aprire la strada ad una definitiva normalizzazione tra i due paesi, vista l’eliminazione di uno dei loro principali motivi di conflitto. Indipendentemente dal modo in cui si concluderà, questa crisi è l’ennesima dimostrazione che nel pantano mediorientale, l’ascesa di un nemico comune, rappresenta un fattore di riavvicinamento molto più della sincera volontà di pace.