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23/01/2025
Cina e Indo-Pacifico

L’adesione dell’Indonesia ai BRICS e una svolta nella politica estera del Paese? 

di Aniello Iannone

L’ingresso dell’Indonesia nei BRICS, primo Paese dell’ASEAN ad unirsi a un blocco intergovernativo formato principalmente da Stati del Sud globale, segna una significativa evoluzione nella politica estera indonesiana.

L’ingresso dell’Indonesia nei BRICS, primo Paese dell’ASEAN ad unirsi a un blocco intergovernativo formato principalmente da Stati del Sud globale, segna una significativa evoluzione nella politica estera indonesiana.

Tale decisione, promossa dalla leadership di Prabowo Subianto, rappresenta non solo un momento di discontinuità rispetto alle amministrazioni precedenti, ma anche un potenziale punto di svolta nella tradizionale postura geopolitica del Paese. La dottrina diplomatica libera e attiva (bebas dan aktif) nata dal pensiero del vice presidente Hatta durante gli anni 50,  che ha guidato l’Indonesia per decenni, sembra essere stata ridefinita, se non messa in discussione, per adattarsi a un contesto internazionale caratterizzato da un ritorno al bipolarismo tra US vs China. 

Quindi, una scelta che ridefinisce la neutralità del paese? Storicamente, l’Indonesia ha cercato di mantenere una posizione neutrale, promuovendo cooperazione e dialogo sia con il Nord globale sia con il Sud globale. Questa strategia era particolarmente evidente durante l’era di Susilo Bambang Yudhoyono (SBY), che adottò la politica di “zero nemici e mille alleati”, e in parte continuata da Joko Widodo (Jokowi), il cui approccio pragmatico si è concentrato sullo sviluppo economico interno e sulle infrastrutture. Tuttavia, l’adesione ai BRICS indica una chiara scelta di schieramento geopolitico, che pone l’Indonesia in un blocco apertamente critico nei confronti dell’ordine internazionale dominato dal Nord globale, incarnato principalmente dagli Stati Uniti e dai loro alleati.  

Questo cambiamento solleva interrogativi critici in particolare su come la decisione dell’Indonesia potrebbe essere letta come un tentativo di riappropriarsi di una sovranità strategica in un sistema internazionale ancora profondamente segnato da asimmetrie di potere. In un contesto post-coloniale, l’adesione ai BRICS può essere interpretata come una forma di resistenza simbolica e materiale alle gerarchie globali. Tuttavia, questa resistenza si traduce anche in nuove dipendenze, soprattutto nei confronti di potenze emergenti come la Cina e la Russia, entrambe dominanti nel blocco.  

Il secondo punto centrale è l’implicazione per l’ASEAN e se questo comporterà la fine della centralità dell’ASEAN. Infatti, la scelta dell’Indonesia di unirsi ai BRICS solleva questioni importanti sul futuro dell’ASEAN, di cui il Paese è stato tradizionalmente un pilastro. L’ASEAN si basa su un consenso interno e sulla non interferenza, con l’obiettivo di mantenere una posizione unitaria rispetto alle grandi potenze globali. Tuttavia, l’affiliazione dell’Indonesia a un blocco extra-regionale potrebbe indebolire questa coesione. La percezione di un’Indonesia sempre più allineata alla Cina potrebbe alimentare diffidenze tra gli altri membri dell’ASEAN, molti dei quali mantengono relazioni tese con Pechino, in particolare riguardo alle dispute nel Mar Cinese Meridionale, tra cui le Filippine e la Malaysia.

Se si può pone una critica a queste scelta dell’Indonesia si evidenzia il rischio di una regionalizzazione parziale all’interno dell’ASEAN, dove le priorità strategiche di alcuni Stati membri iniziano a divergere, mettendo in crisi l’idea di un “centro” del Sud-est asiatico, che era alla base dall’ASEAN stessa. In questo contesto, l’Indonesia rischia di trasformarsi da leader regionale a un attore percepito come eccessivamente subordinato agli interessi di potenze extra-regionali con crescente dipendenza dalla Cina. 

Qui infatti, vi è uno degli aspetti più controversi dell’adesione ai BRICS, il potenziale rafforzamento delle relazioni tra Indonesia e Cina. Benjing, insieme a Mosca, rappresenta il principale motore del blocco, e la crescente vicinanza tra Jakarta e Pechino rischia di alterare l’immagine dell’Indonesia come potenza equidistante. La visita di Prabowo a Pechino, durante la quale sono stati firmati memorandum d’intesa che sembrano sovrapporsi con le regolamentazioni ASEAN sulle controversie marittime, sottolinea questa tendenza, dove l’avvicinamento alla Cina può essere interpretato come una forma di dipendenza strutturale che rischia di replicare, in un contesto nuovo, le stesse dinamiche di subordinazione economica e geopolitica che l’Indonesia aveva cercato di evitare rispetto al Nord globale. La retorica del Sud globale, sebbene potente sul piano simbolico, potrebbe quindi mascherare l’emergere di nuove gerarchie intra-sud, dove la Cina gioca un ruolo dominante.  

Non vi sono dubbi che l’adesione ai BRICS offre all’Indonesia una piattaforma per ampliare la propria influenza internazionale e rafforzare il proprio status di potenza emergente. Tuttavia, questa scelta non è priva di rischi. Da un lato, potrebbe limitare la flessibilità diplomatica del paese, rendendolo vulnerabile alle dinamiche interne al blocco e alle pressioni delle potenze dominanti al suo interno. Dall’altro, potrebbe alimentare tensioni con i partner tradizionali, sia regionali che occidentali, soprattutto se la retorica anti-Nord globale dei BRICS si tradurrà in politiche più aggressive nei confronti dell’ordine internazionale esistente. L’adesione ai BRICS rappresenta una sfida alla neutralità strategica che ha definito la politica estera indonesiana per decenni. Mentre l’Indonesia cerca di posizionarsi come un attore globale rilevante, dovrà affrontare il delicato compito di bilanciare le sue ambizioni internazionali con le realtà geopolitiche regionali e le aspettative dei suoi partner tradizionali. In un sistema internazionale sempre più caratterizzato da un ritorno al bipolarismo, la sfida per Jakarta sarà quella di evitare che questa scelta si trasformi in una nuova forma di dipendenza o marginalizzazione.