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Il ruolo dell’India nella politica estera statunitense: cenni storici e prospettive future

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Le politiche di contenimento messe a punto dalla Casa Bianca nei confronti della Cina non possono ormai prescindere dal ruolo che l’India assumerà nello scacchiere internazionale nel breve e medio periodo. Nonostante la storica tradizione di neutralità, protrattasi nei decenni immediatamente successivi all’indipendenza, dall’inizio del nuovo millennio il governo di Nuova Delhi ha iniziato a concentrare l’attenzione sui dossier che maggiormente influenzano gli equilibri nel suo estero vicino. Tuttavia, il tentativo statunitense di rendere l’India un tassello fondamentale del contenimento nei confronti di Pechino non ha ad oggi determinato degli effetti concreti sulla postura internazionale del governo indiano, restio a schierarsi apertamente con l’Occidente sebbene membro di iniziative di sicurezza come il QUAD, ma al contempo ostile alle velleità egemoniche della Cina. Gli attuali sforzi dell’amministrazione Biden per avvicinare Nuova Delhi all’Occidente in chiave anticinese sono quindi il risultato di un percorso non sempre lineare, iniziato con Bush jr e destinato a proseguire in modo sistematico nei prossimi anni, nonostante le remote probabilità che l’India compia una scelta di campo in netta cesura col suo passato.

Con la fine della seconda guerra mondiale e il declino dell’impero britannico gli Stati Uniti hanno assunto il ruolo di garanti dell’ordine internazionale liberale che era stato appannaggio di Londra, iniziando proiettare la loro forza su scala globale grazie anche a una blue water navy capace di assicurare la libera navigazione su tutte le rotte marittime strategiche per i propri interessi. In quel contesto geostrategico che vedeva una contrapposizione tra blocchi opposti, l’India si è collocata su posizioni neutrali entrando a far parte dei “Paesi non allineati” anche a causa del sostanziale disinteresse di Washington, che ha preferito intessere relazioni privilegiate con Cina e Pakistan, ritenuti più utili per contenere l’influenza sovietica in Asia. La dissoluzione dell’Unione Sovietica e la conseguente fine della guerra fredda hanno determinato un cambio di paradigma, facendo presagire la nascita di un ordine unipolare a guida statunitense nel quale l’espansione del libero commercio e dello stile di vita occidentale sarebbero stati il vettore di espansione della democrazia. In tale contesto storico, Stati Uniti e India hanno gettato le basi per una collaborazione bilaterale culminata con la firma nel 2005 del “New Framework for the India-U.S. Defense Relationship”.

Questa intesa tra Washington e Nuova Delhi è stata poi rinnovata durante l’amministrazione Obama, ed è confluita nella strategia indopacifica con la “Joint Strategic Vision for the Asia Pacific and Indian Ocean Region”, in cui i due Stati hanno rinnovato i loro reciproci impegni trovando un’inedita convergenza dinanzi alla necessità di tutelare la sicurezza marittima. La necessità di sicurezza alla base della cooperazione indo-statunitense è data dal crescente attivismo cinese nell’Indo-pacifico, che ha conosciuto una subitanea accelerazione sin dal lancio nel 2013 del piano “One belt, one road”, meglio noto come “Via della Seta”, destinata a collegare Asia ed Europa per mezzo di un corridoio terrestre e uno marittimo. Quest’ultimo rappresenta la principale preoccupazione del governo di Nuova Delhi, il quale teme che la creazione di basi commerciali cinesi in quello che considera il proprio spazio di proiezione marittima si traduca in avamposti potenzialmente ostili atti a rompere la storica condizione di potenza terrestre finora propria del Dragone. La Casa Bianca condivide tale preoccupazione, poiché considera gli scali portuali in mano cinese come potenziali basi d’appoggio spendibili da Pechino per eventuali future operazioni militari all’estero.

Al fine di contrastare la crescente proiezione economica e strategica di Pechino, Washington ha dunque rafforzato la cooperazione con gli alleati indopacifici tentando di coinvolgere anche l’India, che per le sue dimensioni territoriali e demografiche costituisce un tassello importante per implementare i piani statunitensi nella regione. Tuttavia, sebbene partecipi alle esercitazioni del QUAD insieme a Stati Uniti, Giappone e Australia, Nuova Delhi non risulta ad oggi propensa a prendere parte ad alleanze formali che potrebbero far sfociare in un conflitto aperto le dispute territoriali tuttora in corso con la Cina per il controllo delle aree di confine del Ladakh e di parte del Kashmir. Nonostante ciò, i tentativi della Casa Bianca di integrare l’India nel sistema di alleanze che fanno capo a Washington proseguono tuttora anche se incentrati principalmente sul versante economico, con l’idea di un sistema di infrastrutture destinato a rivaleggiare con la Via della Seta cinese. Tale progetto ha visto la luce nell’ambito del forum I2U2 tra India, Israele; Emirati Arabi e Usa, promosso dalla Casa Bianca per normalizzare i rapporti tra Abu Dhabi e Tel Aviv con il fine ultimo di creare un sistema di rotte commerciali alternativo a quello del Dragone.

L’idea di includere Nuova Delhi in un progetto come quello ipotizzato al forum I2U2 rientra nel più ampio quadro delle iniziative occidentali atte a contenere sul fronte economico la sfida sistemica posta dalla Cina, che nell’ottica dell’India rappresenta un freno alle proprie relazioni commerciali col resto del mondo e, nel lungo periodo, una minaccia al proprio sviluppo economico. Il tentativo di cooptazione da parte di Washington non può tuttavia essere letto come il segnale di un prossimo ingresso ufficiale dell’India nel sistema di alleanze che la Casa Bianca sta tessendo per contenere Pechino, anche perché il governo di Nuova Delhi non ha esitato a giocare su più fronti per evitare che il cosiddetto “filo di perle” delle basi cinesi nell’Indo-pacifico arrivi marginalizzare il ruolo dei suoi porti. Nel corso del 2022, infatti, lo stesso governo indiano ha manifestato interesse per il North-South International Transit Corridor, promosso da Mosca e Teheran, destinato anch’esso al medesimo fine di raggiungere i ricchi mercati europei. In questo contesto geostrategico, il ruolo del Vecchio Continente appare quello di un attore secondario, preoccupato per i propri interessi commerciali, ma allo stesso tempo vincolato dall’alleanza con gli Stati Uniti, i quali hanno invece optato per un contenimento multisettoriale nei confronti della Cina.Queste posizioni discordanti sono emerse con particolare evidenza durante l’ultimo G7, durante il quale si è svolta in parallelo una riunione del QUAD che ha ribadito l’impegno per la stabilità nella regione indopacifica, ma allo stesso tempo non si è visto un atteggiamento di netta chiusura verso Pechino per quanto riguarda alcuni temi più neutrali di interesse globale. Tuttavia, mentre il blocco occidentale ha di fatto adottato nei confronti della Cina la linea del contenimento, seppur con diverse visioni tra Usa e Stati dell’Ue circa tempi e modi di attuazione, i potenziali alleati dell’Occidente nell’Indo-pacifico, l’India in primis, non appaiono propensi a mutare radicalmente i rapporti con Pechino. Il governo di Nuova Delhi, pur mostrandosi disposto a cooperare conl’Occidente su temi quali tecnologia, sicurezza e tutela dello status quo nell’Indo-pacifico, non è tuttavia intenzionato al contenimento duro e puro nei confronti della Cina, poiché il contesto geostrategico attuale consente all’India di giocare su più fronti ritagliandosi spazi vantaggiosi nella riorganizzazione delle catene del valore globali ad oggi in corso.

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