La zona grigia tra Islam e Occidente

Lo scorso 10 giugno, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Sapienza di Roma, si è svolto il seminario di studi: “Incontro di civiltà, la zona grigia tra Islam e Occidente”. All’evento, organizzato dal Centro Culturale di Roma in collaborazione con Lista Aperta, hanno partecipato WaelFarouq (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) e Monica Maggioni (Direttore RaiNews24).

La zona grigia tra Islam e Occidente - Geopolitica.info

In un mondo sempre più sconvolto dalla minaccia del radicalismo islamico, gli illustri relatori, hanno risposto alle domande degli studenti, esaminando i fattori culturali, economici e sociali del fenomeno. Già venti anni fa Samuel Huntington, nel suo famoso articolo comparso sul Foreign Affairs (The Clash of Civilizations?), affermava che i momenti unipolari nel sistema internazionale in realtà durino poco, perché ad ogni concentrazione di potere a livello globale, una nuova potenza cercherà di controbilanciare tale dominio opponendosi alla potenza egemone. La tesi di Huntington si contrapponeva a quella di Francis Fukuyama, quest’ultimo noto per aver considerato la fine della storia, in un mondo che si stava lentamente appiattendo verso valori occidentali, senza un’alternativa, con il dominio incontrastato degli Usa.  Ma nuove forze “controbilancianti”, per Huntington sarebbero presto emerse, e se non a livello globale, per lo meno a livello regionale. Nuove forze con forme politiche influenzate dalla religione. Uno scontro di civiltà per l’appunto, con una forma “politicizzata” dell’islam, destinata a scontrarsi con l’altro modello, quello occidentale, basato sulla democrazia. La provocazione lanciata dagli organizzatori è apparsa subito chiara. E’ possibile un incontro (anziché uno scontro) tra l’islam e il cristianesimo?

Il professor WaelFarouq, dichiara che l’incontro tra Islam e Cristianesimo, è irrealizzabile. Impossibile infatti, un incontro tra due religioni. Ma viceversa, un incontro tra cristiani e musulmani è una realtà, un fatto che noi già viviamo quotidianamente. Certo, dopo gli attentati di Parigi è tutto più difficile. Gli attentatori erano francesi a tutti gli effetti. E’ un grande problema quello dell’integrazione, questo perché è concepita come una rinuncia alla propria identità. In Francia ad esempio, un cristiano non può esibire la croce, un musulmano non può mettere il velo e l’ebreo lakippah. Tutto questoperché lo spazio pubblico deve essere senza identità. Essere persone peròsignifica essere diversi. Escludere queste diversità è il contrario dell’incontro.

Proseguendo nel rispondere alle domande degli studenti, il professore ricorda come non esista  un buon Islam e un cattivo Islam. Ci sono musulmani che hanno rinunciato all’uso della ragione e musulmani che usano la ragione. Sbaglia chi dice che le fonte di questa violenza sia il Corano. In Indonesia o in Malesia, dove ci sono 300 milioni di musulmani, non succedono queste cose. Il problema non è l’Islam in sé, ma l’Islam come ideologia. Questa ideologia si chiama islamismo. E’ un’ideologia politica. Il pericolo quindi non sono i musulmani in quanto tali, ma risiede in coloro che si dicono musulmani, ma utilizzano la religione per meri fini politici. Il fatto è che l’islamismo, inteso come attività politica che utilizza la religione, è ugualmente pericoloso sia per l’Europa sia per l’Islam stesso.

Monica Maggioni, ricorda come l’espressione “zona grigia”, sia in realtà una provocazione apparsa per la prima volta in un editoriale di Dabiq ( il magazine dell’Isis). I militanti dello Stato Islamico,spiegano che il loro principale nemico sono proprio quei musulmani (considerati degli apostati) che appartengono a questa  zona grigia. Ma cos’è la zona grigia? E’ semplicemente la zona costituita da tutti coloro che pur essendo musulmani, accettano di vivere in paesi differenti dallo Stato Islamico.Proseguendo, il direttore di RaiNews24, ricorda il giorno in cui Abu Bakr al-Baghdadi entrò nella moschea di Mosul, proclamando la nascita del Califfato.

L’evento passò mediaticamente come inaspettato. Ma noi sapevamo benissimo che l’Isis c’era, sapevamo da dove veniva e sapevamo da quanti anni era attivo. Decidemmo però di non interessarci al tema. Il successo dell’Isis, è dovuto alla sciagurata condotta di una parte della leadership americana cheestromise dalla scena politica del paese il Baath (Partito Arabo Socialista), e con esso tutti gli uomini più influenti che vi appartenevano (lasciandoli di fatto fuori dalla gestione piramidale del potere, oltre che senza un lavoro). Oggi, molti di questi uomini, militano nell’Isis e hanno ruoli influenti all’interno del Califfato. Lo scenario attuale è estremamente preoccupante. Non possiamo permetterci di avere un Medio Oriente destabilizzato. Dobbiamo iniziare a ragionare seriamente sucome si sia arrivati a questo punto.

Concludendo, la giornalista ritorna a parlare della sua decisione di non trasmettere interamente i video dell’Isis.I video di propaganda dello Stato Islamico, mirano a terrorizzare l’Occidente mostrando la loro efferatezza con tecniche degne di una produzione hollywoodiana, facendo capire che chiunque tenti di sbarrare loro la strada subirà la stessa sorte. Il terrorismo vive di comunicazione.Da qui la decisione di non trasmettere più il video nella sua interezza. Le notizie saranno comunque trattate (con foto e/o fermo immagine) e raccontate nei loro contenuti, ma senza dare più spazio ai filmati prodotti e diffusi dall’Isis.