In Nigeria c’è una sorgente per combattere le violenze

A ottobre, dopo giorni di proteste capitanate dal movimento sociale “EndSARS”, che hanno causato anche morti e feriti, la Nigeria attraverso il suo presidente Muhammadu Buhari, ha annunciato la svolta: gli agenti SARS verranno aboliti e sostituiti da un corpo di polizia “meglio addestrato”. Il significato di questo termine fa presagire un cambio reale di posizione e di atteggiamento verso i diritti umani. La Nigeria è una terra lacerata dalle violazioni di questi diritti.

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Si chiama SARS, acronimo che sta per Special Anti-Robbery Squad, una squadra speciale nata nel 1992 come corpo di polizia che doveva sopperire all’assenza di forze dell’ordine in Nigeria dopo un duro scontro tra militari e polizia. Si è tramutato poi in un organismo sempre più strutturato e con un’architettura volta a combattere la criminalità. Tuttavia, col tempo, è diventato un apparato che di fatto agiva con arbitrio e brutalità nei confronti degli arrestati. Prelevavano persone che avevano un taglio di capelli diverso, possedevano una macchina lussuosa o semplicemente un telefono o un laptop perché il possesso di questi ultimi significava essere dei “truffatori online” e commettere reati informatici. E la loro liberazione avveniva soltanto dietro il pagamento di una cauzione che non tutti potevano permettersi, invero chi non adempiva veniva fatto sparire nei modi più atroci lasciando le famiglie nella disperazione.

Dal 2016 è nato il movimento “EndSARS” per porre fine ad un sistema poliziesco brutale.

Il movimento prende vita da ragazzi e ragazze che chiedevano l’abolizione di un corpo centrale che commetteva tali ferocità. E sono stati i social media, non i mezzi tradizionali, a raccontare e documentare scene di proteste del tutto pacifiche che hanno coinvolto a 360 gradi una popolazione fortemente divisa dalle classi sociali. Infatti, in molti hanno risposto all’invito lanciato con l’hashtag “EndSARS” di passare la notte davanti la sede del parlamento a Ikeja, nello stato di Lagos. Tali proteste si sono diffuse anche in altri 21 Stati federali dopo che sono stati trasmessi video su internet che mostravano il corpo di polizia che utilizzava getti d’acqua, gas lacrimogeni e armi da fuoco come mezzi di repressione. In molti sono stati arrestati e ad alcuni non è stato consentito di rivolgersi ad un avvocato.

I vari tentativi di boicottaggio da parte dello Stato non hanno scoraggiato i protestanti che chiedevano l’interruzione di estorsioni, torture e altri abusi commessi dalle SARS per avere un Paese libero, pacifico e unito. Lo Stato agisce sulla propria gente sparando, non in aria, ma colpendo le persone e queste immagini, caricate in rete, hanno scosso l’opinione pubblica locale. Tuttavia, si tratta di episodi che ritraggono un problema di violenza non recente.

La Nigeria, anche grazie all’aiuto dei social network, ha posto l’accento su una condizione in cui da anni vigono disordini e scontri politici e sociali che si tramutano in una assenza di leadership a livello locale nonché il fallimento di un governo eletto democraticamente. E benché quest’ultimo abbia comunicato più volte lo scioglimento dell’unità SARS, a partire dal 2017, il popolo nigeriano stenta a credere a tale posizione, essendo già stati fatti annunci simili e mai concretizzati. Non basta un tweet da parte della presidenza per sciogliere il corpo SARS e invocare un nuovo corpo di polizia.


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Il movimento #EndSARS potrebbe essere sinonimo di cambiamento ed essere anche un incentivo per tutti i giovani che cercano nuovi metodi per avere maggiore visibilità e far sentire la propria voce specialmente sul piano dei diritti umani. Nondimeno, sarebbe una soddisfazione a metà se coloro che sono ritenuti responsabili di aver causato vittime tra la popolazione non riceveranno le accuse. La rivoluzione deve essere anche culturale.