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In Corea, i plot twist non ci sono solo nelle soap opera

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Alla vigilia delle consultazioni su di un eventuale summit a tre tra Cina, Corea del Sud e Giappone, nel Parlamento sudcoreano si è votato a favore di una mozione che potrebbe portare all’arresto di Lee Jae-myung, leader del Partito democratico e candidato alla presidenza alle elezioni del 2022. Il plot twist? È proprio il partito di Lee Jae-myung a detenere la maggioranza all’interno dell’Assemblea nazionale. Ora, i dem sono a caccia dei franchi tiratori.

I delicati equilibri tra le tre nazioni asiatiche

Se dovessimo guardare alla storia dei rapporti tra questi tre Paesi, l’aggettivo “complicati” non basta a descriverli. Certo è che per secoli la Corea è stata più vicina alla Cina che al Giappone, soprattutto dal punto di vista militare. Dal ’53 ad oggi, invece, le relazioni bilaterali tra Seul e Tokyo hanno vissuto, per utilizzare un eufemismo, degli alti e bassi. Dal ’65, anno della firma del Trattato di normalizzazione dei rapporti, la natura delle relazioni bilaterali, ma non solo, è stata determinata dal partito del Presidente sudcoreano in carica. Tendenzialmente, i conservatori coreani sono più inclini a mantenere rapporti positivi, mentre i progressisti sono solito adottare una linea meno accondiscendente nei confronti di Tokyo. Per quel che riguarda i rapporti di questi due Stati con la Cina, la Corea è stata l’ultimo Paese asiatico ad aver formalizzato i rapporti con Pechino, nell’agosto del ’92. Il Giappone, al contrario, aveva già vent’anni prima, ovvero nel ’72, stabilito rapporti formali con la Repubblica Popolare Cinese attraverso un Comunicato congiunto.

Le relazioni trilaterali in senso più stretto sono iniziate solamente nella seconda metà degli anni Duemila, a latere dei summit ASEAN Plus Three nel 2008, la piattaforma multilaterale che vede coinvolti i dieci Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico. Da quell’anno, infatti, Cina, Corea e Giappone hanno dato il via ai summit trilaterali in senso più stretto, fino ad inaugurare, nel 2011, il Trilateral Cooperation Secratariat (TCS), un’organizzazione internazionale con funzioni consultative e, soprattutto, di raccolta di dati statistici relativi ai tre Paesi asiatici. Per quanto di fatto questa istituzione non abbia un’effettiva (o importante) funzione di coordinamento, è interessare notare la ricchezza di dati raccolta e condivisa a livello trilaterale. Inoltre, dal punto di vista politico-economico è da tenere in considerazione un fattore: non esiste, ad oggi, un’area di libero scambio che veda le tre potenze incluse nell’accordo eccezion fatta per la Regional Comprehensive and Economic Partnership (RCEP). Questa viene più volte menzionata nei discorsi ufficiali dai rappresentanti del TCS, così come, all’interno dei documenti programmatici, non è scomparsa la possibilità di vedere una China, Japan and Korea Free Trade Area. Tuttavia, molto dipenderà dai rapporti Corea – Giappone e dalla politica interna della Terra del non poi così Calmo Mattino.

Drammi politici

 Lee Jae-myung, il leader dell’opposizione sudcoreana, è accusato di diversi capi d’accusa, legati a corruzione ed invio di denaro in Corea del Nord (pratica non solamente mal vista, bensì anche illegale) tramite un’impresa privata, durante il suo periodo da governatore della provincia di Gyeongi. Similmente alla legislazione italiana, i parlamentari sudcoreani non possono essere arrestati senza l’autorizzazione del parlamento e della magistratura. Di recente, il partito di governo, diverso dal partito di maggioranza all’Assemblea nazionale (l’organo legislativo della Repubblica di Corea), ha presentato una mozione per la revoca dell’immunità parlamentare nei confronti di Lee Jae-myung, che ricordiamo essere stato il candidato dei dem alle elezioni presidenziali di marzo 2022.

Il partito democratico sudcoreano detiene la maggiorana dei seggi in parlamento, indi per cui era considerato quasi impensabile che la mozione potesse passare. Tuttavia, quest’ultima è passata con l’aiuto di membri del suo partito e il capo dell’opposizione si è presentato alla magistratura per l’audizione circa la revoca dell’immunità parlamentare. La Corte predisposta, tuttavia, si è espressa contraria alla revoca, non poiché ritiene Lee Jae-myung innocente, bensì poiché per la natura delle accuse non è previsto l’arresto prima della sentenza. Lee Jae-myung, che da agosto ha portato avanti uno sciopero della fame contro, a sua detta, “il regime tirannico” di Yoon Suk-yeol, interrotto solamente per problemi di salute, chiaramente cercherà di capitalizzare questa vittoria in proiezione delle elezioni parlamentarie di aprile 2024.

Too big to pay alimony

Inoltre, i recenti aggiornamenti del divorzio tra Roh Soh-yeong, figlia di Roh Tae-woo, e Chey Tae-won, chairman del SK Group, uno dei più importanti chaebol del Paese, si sta aggiungendo ad un già di per sé intricato momento della politica sudcoreana. L’esponente di una delle più importanti dinastie politiche della nazione (Roh Tae-woo è stato Presidente della Repubblica, nonché generale dell’esercito) non è soddisfatta dalla decisione di una Corte di Seul che l’ha vista avere diritto solamente a meno del 5% dei beni del marito. Secondo un’intervista condotta dal Nikkei Asia ad un esperto legale, Bae Keum-ja, la decisione della corte rappresenta un insulto a tutte le donne della Corea, dal momento che nella giurisprudenza sudcoreana una donna nella sua posizione ha diritto al 40% dei beni del marito, o 30% nel caso in cui si tratti di un’azienda quotata in borsa.In un Paese che vive un particolare momento di questioni di genere, con l’attuale presidente che ha fatto del femminismo un avversario politico, doversi trovare a gestire queste situazioni all’interno delle proprie mura di casa rappresenta una sfida tutt’altro che semplice, specialmente quando l’apprezzamento da parte dell’opinione pubblica è generalmente in calo. In politica estera, un avvicinamento al Giappone per rafforzare la sicurezza nazionale contro l’assertività cinese e l’intensa attività missilistica nordcoreana è ben vista, ma non quando a farne le spese è la memoria storica. La domanda alla quale rispondere, ogni volta che ci si interroga sulla Corea del Sud dal punto di vista politico, rimane costante: su quale dossier le varie fazioni politiche saranno disposte a cedere terreno?

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