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TematicheCyber e TechDimensione subacquea: importanza e vulnerabilità dei cavi sottomarini

Dimensione subacquea: importanza e vulnerabilità dei cavi sottomarini

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La dimensione subacquea rappresenta un ambiente geopolitico di estrema importanza anche se ad oggi rimane in gran parte inesplorato. Una realtà che si è affermata con assoluta rilevanza riguarda i cavi sottomarini che hanno permesso di rendere le connessioni all’interno del pianeta più veloci ed immediate. Più del 90% delle comunicazioni digitali transita sui fondali marini consentendo un enorme scambio di dati a livello mondiale. L’evoluzione della tecnologia non è però esente da rischi di carattere accidentale o militare che comportano delle gravi ricadute nella sfera internazionale.

L’importanza strategica dei cavi sottomarini nell’era digitale

Negli anni il sistema dei cavi sottomarini si è esteso ed allargato coprendo gran parte degli abissi del globo, nonostante si tratti di un ambiente estremo a causa delle intrinseche proprietà fisiche e geologiche. Secondo i dati forniti dal Think Thank TeleGeography a inizio 2024 sono stati rilevati 574 cavi sottomarini attivi, il cui numero potrebbe però già essere variato.

Per comprendere la vastità della superficie attraversata, si stimano un milione e mezzo di chilometri (0,9 milioni di miglia) di cavi sottomarini attualmente in servizio a livello globale. Ogni cavo è solitamente composto da dodici a sedici fili di fibra ottica per una dimensione pari ad un tubo da giardino che si estendono sul fondale marino ad una profondità media di circa tremilaseicento metri. La maggior parte di essi è stata posata negli ultimi dieci anni mostrando una capacità di trasferire 250 terabyte di dati al secondo.

I cavi sottomarini costituiscono la spina dorsale della nostra rete Internet e sono quindi considerati delle infrastrutture fondamentali nell’era digitale. Infatti, il passaggio ad una società ed economia digitalizzata ha posto sotto i riflettori l’importanza strategica di queste infrastrutture che consentono di espandere la connettività a livello globale. Oltre all’evidente rilevanza nell’ambito delle telecomunicazioni, i cavi sottomarini rappresentano un elemento significativo anche nel campo dell’energia: attraverso il trasporto di fonti di energia rinnovabile favoriscono il processo di decarbonizzazione in vista di un’effettiva transizione energetica.

Tuttavia, la gestione, il mantenimento e la protezione dei cavi sottomarini implicano l’insorgere di notevoli rischi relazionati alla natura transnazionale della giurisdizione e alla loro vulnerabilità di carattere fisico e virtuale. La struttura stessa del cavo presenta uno spessore di qualche centimetro e un rivestimento in acciaio che ricopre la fibra ottica interna esponendo queste infrastrutture ad ulteriori minacce. La loro fragilità le rende un obiettivo appetibile per azioni di matrice terroristica a causa dell’impossibilità di garantire elevati standard di sicurezza lungo il perimetro tracciato dai cavi nei fondali marini del globo.

La loro protezione risulta quindi un elemento cardine per cercare di scongiurare eventuali danni sia di natura accidentale, come incidenti per il traffico marittimo o fenomeni naturali, sia di carattere intenzionale in relazione ad atti terroristici. Considerando questi fattori diventa ancora più complesso garantire la resilienza e la sicurezza davanti a scenari sempre più delicati come testimonia il precedente accaduto nel Mar Rosso.

Danni ai cavi sottomarini nel Mar Rosso

A fine febbraio si sono verificati una serie di danni a quattro cavi sottomarini presenti nel Mar Rosso, la cui responsabilità viene potenzialmente attribuita ai ribelli Houthi sostenuti dall’Iran.

Non è però del tutto chiaro se i danni siano il risultato di un tentativo di sabotaggio o l’effetto di incidenti marittimi accidentali provocati da attrezzature da pesca, come: reti da traino o ancore trascinate sul fondale marino. Quest’ultima ipotesi risulta però piuttosto remota dal momento che la costruzione e la posa dei cavi sottomarini sono precedute da attente analisi che considerano il traffico e le implicazioni marittime in determinate aree sensibili.

Nel Mar Rosso passa il 25% del traffico di dati tra Asia, Europa e Medio Oriente e il 17% del traffico Internet mondiale. Ne consegue che in seguito al danneggiamento di quattro cavi sottomarini si sono verificate delle gravi ripercussioni. Per garantire la trasmissione dei dati tra Europa e Asia è stato infatti necessario reindirizzare il traffico su tre percorsi alternativi: la via della Cina, la via degli Stati Uniti e sfruttando gli altri cavi presenti nel fondale del Mar Rosso.

La zona del Mar Rosso si presenta come un punto nevralgico in quanto costituisce la dorsale dei collegamenti dall’Europa verso l’Oriente. Si tratta di un’area estremamente vulnerabile a causa della sua conformazione che incrementa la probabilità di subire danni. Il punto in assoluto più fragile è localizzato in Egitto in quanto rappresenta un vero e proprio collo di battaglia poiché da questa zona passano necessariamente i cavi che attraversano il Mar Rosso per raggiungere il Mediterraneo dopo aver percorso più di 150 chilometri.

Strategie per rafforzare la sovranità digitale

Per cercare di far fronte a episodi di questo genere è necessario stabilire una serie di strategie con l’intento di rafforzare queste infrastrutture estremamente vulnerabili. Sono state quindi individuate tre aree di intervento dove è particolarmente doveroso concentrare le forze.

La prima sfera fa riferimento alla sicurezza fisica di queste infrastrutture e si focalizza sulla necessità di protezione davanti a scenari di guerra e azioni di terrorismo. Il secondo punto si sofferma sulle questioni tecniche e operative in relazione alla manutenzione e alla prevenzione di rischi quotidiani, mentre la terza dimensione riguarda l’indispensabile evoluzione della regolamentazione internazionale. 

Da ciò si evince che, nel breve termine, la soluzione apparentemente più efficace per favorire la protezione dei cavi da danni fisici è quella di diversificare la rete. Solo attraverso l’incremento del numero di cavi è possibile reindirizzare il traffico su un’altra via in caso di danneggiamento o sabotaggio. La costruzione dei cavi deve avvenire sia tramite le aziende di proprietà governativa che attraverso le alleanze con il settore privato al fine di proteggere la sovranità digitale.

Per quanto riguarda la protezione fisica dei cavi, a causa della loro lunghezza e dei costi, è necessario concentrarsi in primis sulle aree più vulnerabili come quelle vicine alla costa in modo da attenuare la perdita di capacità della rete dovuta agli ancoraggi. Tra gli strumenti auspicabili rientrano l’elaborazione di un piano d’emergenza per marginare i danni provocati da un possibile blackout delle reti Internet, i cui effetti gravano sull’economia e la sicurezza dei Paesi coinvolti.

Non per ultimo risulta fondamentale avanzare una soluzione normativa di carattere transnazionale a causa della natura decentralizzata di internet, della diffusione globale delle infrastrutture e della pluralità degli attori coinvolti. L’unico organo in grado di assumersi tale responsabilità è l’International Cable Protection Committee (ICPC), le cui decisioni non sono però di carattere vincolante. Le caratteristiche descritte aggiungono una componente di complessità all’eventuale elaborazione di un framework normativo in grado di regolamentare queste infrastrutture e definire degli standard internazionali circa la loro implementazione e gestione.

In prospettiva futura, una valida alternativa è rappresentata dalla diversità dei metodi di comunicazione a disposizione come i satelliti. La connettività satellitare consente di spostare le connessioni dal fondale marino allo spazio incrementando la capacità di trasmissione dei dati.

Ad oggi, questa soluzione non è ancora in grado di sostituire le infrastrutture esistenti anche se si registrano importanti finanziamenti stanziati principalmente da aziende private come Starlink.

Il punto della situazione in Europa

Nel White Paper presentato dalla Commissione sulla connettività viene sottolineata la necessità di unire le forze dei Paesi europei per proteggere i cavi sottomarini.

Il primo passo consiste nella mappatura delle infrastrutture chiave via cavo al fine di stanziare dei finanziamenti adeguati alle specifiche necessità di intervento. Tra le raccomandazioni elencate è prevista l’istituzione del Cable security toolbox che mira a favorire maggiore coordinamento tra i Paesi europei con lo scopo di mitigare i rischi e le minacce attraverso l’adozione di misure comuni e condivise. In questa ottica si punta a sostenere la realizzazione o l’ammodernamento dei cavi sottomarini esistenti attraverso il riesame degli strumenti a disposizione e con una possibile erogazione di investimenti privati per progetti di interesse europeo sui cavi (CPEI).

Un esempio degno di nota riguarda la proposta avanzata dall’Unione europea di costruire un nuovo cavo sottomarino della lunghezza di millecento chilometri nel Mar Nero per creare un collegamento diretto con la Georgia, la quale ha subito un’accelerazione in seguito agli avvenimenti in Ucraina. Il principale obiettivo è il miglioramento della connettività con questa regione cercando di ridurre la dipendenza dal sistema terrestre in fibra ottica localizzato in Russia al fine di eludere il passaggio da questa area. La sua realizzazione si trova ancora in fase progettuale in quanto si sta cercando di analizzare la fattibilità concreta di questa opera, il cui costo ai aggira attorno a quarantacinque milioni di euro.

Giulia Marchesi

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