Il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha suscitato preoccupazioni su un possibile ritiro del sostegno militare statunitense all’Ucraina, in virtù delle controverse dichiarazioni del Tycoon circa la propria volontà di negoziare la fine del conflitto. Tuttavia, gli interessi strategici americani nel conflitto potrebbero obbligare il neopresidente a proseguire la politica di supporto per Kiev nel lungo termine.
Preservare il momento unipolare
Durante la propria campagna elettorale Donald Trump si è definito in grado di negoziare la fine del conflitto russo ucraino in 24 ore. Tale dichiarazione, unita alla presenza di numerosi esponenti politici fortemente ostili all’Ucraina tra la cerchia dei fedeli del Tycoon ha sollevato numerose preoccupazioni circa la possibilità di una fine della politica di sostegno militare statunitense per Kiev. Tuttavia, l’attuale condizione del sistema internazionale, caratterizzato da una condizione di sfida del momento unipolare americano, potrebbe con larga possibilità forzare il Presidente Trump a proseguire il supporto militare per l’Ucraina. Il primo fattore fondamentale da considerare consiste nella deterrenza americana nei confronti dei propri competitors, in particolare la Repubblica Popolare Cinese. Pechino risulta essere uno dei principali osservatori dei risultati del conflitto in Ucraina, i quali influenzeranno fortemente la ponderazione di una possibile invasione di Taiwan da parte della propria leadership. Il forte danno alla credibilità statunitense cagionato dal disastroso ritiro statunitense dall’Afghanistan è risultato una delle cause della seconda invasione russa dell’Ucraina. Sin dall’inizio della propria carriera politica, Donald Trump ha indicato la Repubblica Popolare Cinese come la principale minaccia per gli Stati Uniti, tanto sotto il profilo economico, quanto politico. Una repentina fine del sostegno americano all’Ucraina minerebbe ulteriormente la credibilità americana, indicando come Washington non sia in grado di sostenere uno sforzo prolungato. La politica di contrasto alla Cina del Tycoon risulterà inevitabilmente influenzata dagli esiti del conflitto in Ucraina.
Un secondo importante fattore risulta rappresentato dalla composizione dell’Amministrazione Trump e dagli equilibri nel Congresso. Il neo Presidente ha infatti nominato in alcune posizioni chiave del suo gabinetto personaggi come Mike Waltz e Marco Rubio, figure politiche caratterizzate da una visione di politica estera profondamente ostile non solo alla Repubblica Popolare Cinese, ma anche alla Federazione Russa. Al contempo, gli equilibri nel Congresso risultano fortemente favorevoli alla continuazione del supporto militare per l’Ucraina. La quasi totalità dei membri del parlamento americano appartenenti al Partito Democratico ha infatti costantemente votato a favore dei pacchetti di aiuti militari per Kiev. Ad essa si è unita una consistente fazione del Partito Repubblicano, alla quale appartengono inoltre alcuni dei congressman più influenti all’interno del GOP, quali Michael McCaul, Presidente della Commissione per gli affari esteri della Camera, Tom Cotton, Senatore dell’Arkansas e John Thune, il leader della maggioranza del Senato. In particolare, McCaul e Cotton si sono più volte espressi negativamente di fronte alla cauta politica di espansione graduale del sostegno militare per Kiev adottata dall’Amministrazione Biden.
Altro importante elemento che potrebbe spingere l’Amministrazione Trump nel proseguire la politica di supporto all’Ucraina consiste nella necessità espressa dal neo presidente di ripristinare la leadership statunitense nel mondo. Durante la propria campagna elettorale il Tycoon si è dimostrato molto critico nei confronti della gestione degli affari esteri da parte di Joe Biden, accusandolo più volte di aver indebolito fortemente la posizione americana sul sistema internazionale. Abbandonare l’Ucraina minerebbe ulteriormente la credibilità statunitense, ma stavolta Donald Trump non avrebbe alcun capro espiatorio su cui riversare la colpa. In ultima analisi, l’Ucraina dispone di diversi asset che potrebbero essere messi in gioco per spingere il nuovo inquilino della Casa Bianca a rimanere al suo fianco. Nello specifico, le sue risorse naturali e le proprie possenti forze armate. La leadership ucraina era ben preparata all’elezione del Tycoon e nel suo “piano per la vittoria” ha inserito due punti stilati appositamente per lui. In particolare, Kiev ha offerto le proprie forze armate per rilevare diverse posizioni statunitensi in Europa e l’aumento dell’accesso alle proprie risorse naturali per le compagnie americane. Ciò fornirebbe al Presidente Trump un successo ampiamente “spendibile” verso la propria base elettorale, nonché un utile giustificazione per proseguire nella fornitura di armamenti.
Le variabili fondamentali
La prima e più importante delle variabili che determinerà l’effettiva politica di Trump nei riguardi della gestione del dossier ucraino consiste negli obbiettivi del Presidente russo Vladimir Putin. Laddove, infatti, la leadership di Mosca optasse per continuare il perseguimento di obiettivi massimalisti quali una completa capitolazione dell’Ucraina o un disarmo dell’esercito di Kiev, le negoziazioni si rivelerebbero altamente complesse. In questo caso l’Amministrazione Trump sarebbe molto probabilmente obbligata a continuare una politica di sostegno militare all’Ucraina senza intravedere un’effettiva data di fine della guerra. Viceversa, se la leadership russa ridimensionasse i propri obiettivi relativi al conflitto, gli Stati Uniti sarebbero certamente incentivati a seguire la strada del negoziato.
Un secondo fondamentale elemento consiste nella volontà e nella capacità ucraina di adottare le politiche necessarie per far fronte alle necessità derivanti dal conflitto. Durante la prima fase della guerra la leadership politica e militare ucraina è stata fortemente elogiata per la sua gestione della crisi. La strategia di comunicazione del Presidente Volodymyr Zelensky e la brillante strategia del generale Valery Zaluzhny si sono infatti rivelate fondamentali per salvare il paese tra i mesi di febbraio e marzo 2022. In seguito, dopo diversi mesi di sofferenza nel Donbass, le forze armate ucraine si sono rivelate in grado di sferrare una potente controffensiva nell’Oblast di Kharkiv e di liberare la città di Kherson. A seguito di ciò, la fallimentare controffensiva nel sud del Paese nell’estate del 2023 ha messo in luce le debolezze dell’esercito ucraino. Contemporaneamente, la leadership politica ha ritardato per mesi l’approvazione di un nuovo provvedimento di mobilitazione, necessario per far fronte alla preponderanza degli effettivi russi. La leadership ucraina sarà chiamata ad impiegare tutte le proprie risorse per garantire la continuazione degli aiuti americani.
In ultima analisi, l’impegno dell’Europa nella difesa dell’Ucraina risulterà fondamentale per convincere la leadership americana nel proseguire il supporto per Kiev. L’invasione russa dell’Ucraina rappresenta infatti non solo una minaccia al momento unipolare americano, ma anche alla sicurezza del vecchio continente. Dall’inizio del conflitto l’Europa ha svolto un ruolo chiave nel tenere in vita l’economia ucraina e nel fornire importanti sistemi d’arma a Kiev. Tuttavia, il conflitto russo ucraino risulta passibile di essere influenzato dalle possibili dispute in merito al peso finanziario della sicurezza europea che sorgeranno durante la Presidenza Trump. Una riduzione del supporto europeo per l’Ucraina potrebbe infatti spingere il Tycoon ad utilizzare il rifornimento di armi per Kiev come una leva negoziale nei confronti dell’Europa.
I possibili scenari
L’elezione di Donald Trump ha comportato l’insorgere di vantaggi e svantaggi per l’Ucraina. Sotto il primo aspetto, le probabili controversie politiche e commerciali che sorgeranno tra gli Stati Uniti e i propri alleati europei potrebbero minare l’unità del blocco occidentale, minando potenzialmente gli sforzi bellici di Kiev. Al contempo, la grande imprevedibilità di Donald Trump rappresenta una delle sue migliori armi nell’ambito della gestione degli affari esteri. Il Presidente russo Vladimir Putin sarà infatti costretto a ponderare molto attentamente le proprie mosse, data l’estrema difficoltà nel calcolare la possibile risposta del neopresidente americano. Data la necessità di porre fine al conflitto senza tuttavia indebolire la posizione americana sul sistema internazionale, il Presidente Trump adotterà con tutta probabilità una fondata su una continuazione del supporto militare per l’Ucraina combinata ad un maggiore impegno negoziale, sfruttando la sua imprevedibilità come strumento per forzare la mano del Presidente russo.
Tale linea d’azione verrà inevitabilmente influenzata sia dagli obiettivi che Vladimir Putin deciderà di perseguire, sia dalla valutazione da parte del Presidente Trump dell’attuale realtà sul campo. Un primo “massimalista”, vedrebbe la Federazione Russa proseguire la ricerca di una completa capitolazione dell’Ucraina, o un suo disarmo. In questo caso, l’Amministrazione Trump sarebbe obbligata a perpetuare e probabilmente ad aumentare il sostegno statunitense all’Ucraina senza una chiara data a segnare la fine di tale impegno. Un secondo scenario potrebbe invece vedere il nuovo inquilino della Casa Bianca valutare l’attuale situazione sul campo come non favorevole per negoziare da una posizione di forza. Il Tycoon potrebbe quindi decidere di incrementare il supporto militare per Kiev al fine di migliorare l’attuale linea del fronte ed arrivare ad una pace favorevole. Il terzo ed ultimo scenario vedrebbe invece Trump come soddisfatto dell’attuale situazione sul campo. In tali circostanze, il neopresidente potrebbe spingere per negoziati che congelino il conflitto lungo l’attuale linea del fronte, sfruttando potenzialmente la sua imprevedibilità come leva per obbligare il Presidente russo a rinunciare ad almeno una parte dei territori occupati.
L’invasione russa dell’Ucraina non rappresenta solo un conflitto regionale europeo, ma una delle principali minacce al sistema internazionale unipolare a guida americana. Il candidato Donald Trump, libero dal peso della Presidenza, ha potuto rilasciare dichiarazioni estremamente forti, ma una volta rientrato alla Casa Bianca, sarà chiamato a tener conto degli interessi strategici degli Stati Uniti. Il conflitto russo ucraino rappresenterà probabilmente uno dei dossier nei quali l’asimmetria tra il candidato e il Presidente Trump risulterà maggiormente marcata, ma anche uno nei quali la sua imprevedibilità potrebbe risultare un’arma estremamente utile.
CAROSELLO
Il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha suscitato preoccupazioni su un possibile ritiro del sostegno militare statunitense all’Ucraina, in virtù delle controverse dichiarazioni del Tycoon circa la propria volontà di negoziare la fine del conflitto. Tuttavia, gli interessi strategici americani nel conflitto potrebbero obbligare il neopresidente a proseguire la politica di supporto per Kiev nel lungo termine
Durante la propria campagna elettorale Donald Trump ha promesso di negoziare la fine del conflitto russo ucraino in 24 ore. Tale dichiarazione, unita alla presenza di numerosi esponenti politici fortemente ostili all’Ucraina tra la cerchia dei fedeli del Tycoon ha sollevato numerose preoccupazioni circa la possibilità di una fine della politica di sostegno militare statunitense per Kiev. Tuttavia, l’attuale condizione del sistema internazionale, caratterizzato da una condizione di sfida del momento unipolare americano, potrebbe con larga possibilità forzare il Presidente Trump a proseguire il supporto militare per l’Ucraina.
Il primo fattore fondamentale da considerare consiste nella deterrenza americana nei confronti dei propri competitors. La Repubblica Popolare Cinese, indicata da Donald Trump come la principale minaccia per gli Stati Uniti, risulta uno dei principali osservatori dei risultati del conflitto in Ucraina, i quali influenzeranno fortemente la ponderazione di una possibile invasione di Taiwan da parte della propria leadership. La politica di contrasto alla Cina del Tycoon risulterà inevitabilmente influenzata dagli esiti del conflitto in Ucraina.
Un secondo importante fattore risulta rappresentato dalla composizione dell’Amministrazione Trump e dagli equilibri nel Congresso. Il neopresidente ha infatti nominato in alcune posizioni chiave del suo gabinetto personaggi come Mike Waltz e Marco Rubio, figure politiche caratterizzate da una visione di politica estera profondamente ostile non solo alla Repubblica Popolare Cinese, ma anche alla Federazione Russa. Al contempo, gli equilibri nel Congresso risultano fortemente favorevoli alla continuazione del supporto militare per l’Ucraina
Altro importante elemento che potrebbe spingere l’Amministrazione Trump nel proseguire la politica di supporto all’Ucraina consiste nella necessità espressa dal neopresidente di ripristinare la leadership statunitense nel mondo. Durante la propria campagna elettorale il Tycoon si è dimostrato molto critico nei confronti della gestione degli affari esteri da parte di Joe Biden, accusandolo più volte di aver indebolito fortemente la posizione americana sul sistema internazionale. Abbandonare l’Ucraina minerebbe ulteriormente la credibilità statunitense.
In ultima analisi, l’Ucraina dispone di diversi asset che potrebbero essere messi in gioco per spingere il nuovo inquilino della Casa Bianca a rimanere al suo fianco. Nello specifico, le sue risorse naturali e le proprie forze armate. In particolare, Kiev ha offerto le proprie truppe per rilevare diverse posizioni statunitensi in Europa e l’incremento dell’accesso alle proprie risorse naturali per le compagnie americane
La prima e più importante delle variabili che determinerà l’effettiva politica di Trump nei riguardi della gestione del dossier ucraino consiste negli obbiettivi del Presidente russo Vladimir Putin. Laddove, infatti, la leadership di Mosca optasse per continuare il perseguimento di obiettivi massimalisti l’Amministrazione Trump sarebbe molto probabilmente obbligata a continuare una politica di sostegno militare all’Ucraina senza intravedere un’effettiva data di fine della guerra. Viceversa, se la leadership russa ridimensionasse i propri obiettivi relativi al conflitto, gli Stati Uniti sarebbero certamente incentivati a seguire la strada del negoziato.
Un secondo fondamentale elemento consiste nella volontà e nella capacità ucraina di adottare le politiche necessarie per far fronte alle necessità derivanti dal conflitto. Durante la prima fase della guerra la leadership politica e militare ucraina è stata elogiata per la sua gestione della crisi, ma a seguito della fallimentare controffensiva nel sud del paese essa ha ritardato per mesi l’approvazione di un nuovo provvedimento di mobilitazione, necessario per far fronte alla preponderanza degli effettivi russi. La leadership ucraina sarà chiamata ad impiegare tutte le proprie risorse per garantire la continuazione degli aiuti americani.
In ultima analisi, l’impegno dell’Europa nella difesa dell’Ucraina risulterà fondamentale per convincere la leadership americana nel proseguire il supporto per Kiev. Il conflitto russo ucraino risulta passibile di essere influenzato dalle possibili dispute in merito al peso finanziario della sicurezza europea che sorgeranno durante la Presidenza Trump. Una riduzione del supporto europeo per l’Ucraina potrebbe infatti spingere il Tycoon ad utilizzare il rifornimento di armi per Kiev come una leva negoziale nei confronti dell’Europa.
Un possibile svantaggio per l’Ucraina derivante dall’elezione di Trump consiste nelle probabili controversie politiche e commerciali che sorgeranno tra gli Stati Uniti e i propri alleati europei, i quali potrebbero minare l’unità del blocco occidentale, danneggiando potenzialmente gli sforzi bellici di Kiev.
Un grande vantaggio è invece dato dalla grande imprevedibilità di Donald Trump. Il Presidente russo Vladimir Putin sarà infatti costretto a ponderare molto attentamente le proprie mosse, data l’estrema difficoltà nel calcolare la possibile risposta del neopresidente americano.
La necessità di porre fine al conflitto senza tuttavia indebolire la posizione americana sul sistema internazionale comporterà probabilmente la necessità da parte del Presidente Trump di adottare una linea d’azione fondata su una continuazione del supporto militare per l’Ucraina combinata ad un maggiore impegno negoziale, sfruttando la sua imprevedibilità come strumento per forzare la mano del Presidente russo.
Tale linea d’azione verrà inevitabilmente influenzata sia dagli obiettivi che Vladimir Putin deciderà di perseguire, sia dalla valutazione da parte del Presidente Trump dell’attuale realtà sul campo. Un primo scenario “massimalista”, vedrebbe la Federazione Russa proseguire la ricerca di una completa capitolazione dell’Ucraina, o un suo disarmo. In questo caso, l’Amministrazione Trump sarebbe obbligata a perpetuare e probabilmente ad aumentare il sostegno statunitense all’Ucraina
Un secondo scenario potrebbe invece vedere il nuovo inquilino della Casa Bianca valutare l’attuale situazione sul campo come non favorevole per negoziare da una posizione di forza. Il Tycoon potrebbe quindi decidere di incrementare il supporto militare per Kiev al fine di migliorare l’attuale linea del fronte ed arrivare ad una pace favorevole
Il terzo ed ultimo scenario vedrebbe invece Trump come soddisfatto dell’attuale situazione sul campo. In tali circostanze, il neopresidente potrebbe spingere per negoziati che congelino il conflitto lungo l’attuale linea del fronte, sfruttando potenzialmente la sua imprevedibilità come leva per obbligare il Presidente russo a rinunciare ad almeno una parte dei territori occupati.
L’invasione russa dell’Ucraina non rappresenta solo un conflitto regionale europeo, ma una delle principali minacce al sistema internazionale unipolare a guida americana. Il conflitto russo ucraino rappresenterà probabilmente uno dei dossier nei quali l’asimmetria tra il candidato e il Presidente Trump risulterà maggiormente marcata, ma anche uno nei quali la sua imprevedibilità potrebbe risultare un’arma estremamente utile.

