Il Venezuela oltre la crisi nazionale: strategie e interessi di Cina, Russia e Stati Uniti

Il Venezuela vive oggi una drammatica crisi politica, sociale ed economica, iniziata con la morte di Hugo Chávez nel 2013 e con il successivo crollo del prezzo del petrolio avvenuto nel 2015.  

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La situazione pare essersi aggravata ulteriormente nell’ultimo periodo, come dimostrano i fatti accaduti agli inizi del nuovo anno, in particolare il 23 gennaio 2019, data in cui il giovanissimo leader dell’opposizione Juan Guaidó si è autoproclamato presidente ad interim del paese durante una manifestazione organizzata contro il presidente in carica Maduro.
Lo scenario venezuelano ha catturato l’attenzione mediatica internazionale, non solo per la grave crisi umanitaria che sta portando alla fuga un numero considerevole di venezuelani, ma anche e soprattutto per il coinvolgimento diretto dei più importanti leader mondiali: Trump, Putin e Xi Jinping. 

 

Gli Stati Uniti e l’appoggio a Guaidó

Dopo un periodo di stanca, gli Stati Uniti hanno riacquistato un ruolo di primordine nella lotta al chavismo e al suo principale leader Nicolás Maduro. Non c’è da stupirsi, in effetti, poiché tra i tanti scenari internazionali in cui gli Stati Uniti sono implicati, quello venezuelano risulta particolarmente importante da un punto di vista politico, economico e geostrategico in quanto si trova proprio nel loro “cortile di casa”.  
Preso atto dell’impossibilità di un’immediata implosione del regime dovuta al forte sostegno dell’esercito, il piano dell’amministrazione Trump era quello di rovesciare Maduro senza però intervenire direttamente con le armi, avendo appreso dalla terribile disfatta del 12 aprile 2002, quando contribuirono al tentativo di rovesciare il “comandante eterno” Hugo Chávez, fallendo. Il modo più efficace è sembrato, quindi, quello di sostenere il leader anti-madurista e filoamericano Juan Guaidó sperando potesse dare alla popolazione venezuelana una valida alternativa al regime vigente. 
L’interesse statunitense nella crisi venezuelana è causato in primo luogo da questioni storico-geografiche: come sappiamo infatti, le relazioni tra questi due paesi hanno radici antiche ed è proprio in Venezuela che ha sempre trovato piena applicazione la Dottrina Monroe. 
Successivamente, con la svolta socialista, il paese bolivariano è diventato però una vera e propria spina nel fianco per gli States, tanto che Obama definì Chávez e Maduro minacce alla sicurezza nazionale”.
Per l’amministrazione Trump appare dunque rilevante rimarcare la propria influenza nel continente americano e soprattutto in Venezuela dove oggi si gioca una partita importante con implicazioni non solo regionali ma soprattutto globali. Il protagonismo di attori internazionali come Russia e Cina è un’evidente manifestazione dell’importanza strategica del paese caraibico. 

 

Cina e Russia contro gli Stati Uniti  

La Cina e la Russia nella crisi venezuelana rivestono un ruolo fondamentale, non solo per il sostegno economico e politico manifestato a Maduro ma soprattutto perché anche in questo scenario stanno mostrando la crisi dell’unipolarismo che sta attraversando gli Stati Uniti. 
La Cina è il più rimarchevole avversario strategico americano e porta avanti da diversi anni importanti relazioni economiche con il Venezuela. Fu soprattutto a seguito dell’ascesa di Chavez che le relazioni sino-venezuelane migliorarono considerevolmente e difatti nel 2001 il Venezuela diventò il primo paese ispanico a entrare in una “partnership di sviluppo strategico” con la Repubblica Popolare, diventando poi “partnership strategica globale” nel 2014 a seguito dell’elezione di Nicolás Maduro1. Secondo le stime dell’American Enterprise Institute, la Cina ha investito circa 12,7 miliardi di dollari nello stato latino-americano negli ultimi 15 anni nel settore energetico e ha concesso al paese bolivariano prestiti pari a 62 miliardi di dollari e garantito investimenti per più di 2 miliardi di dollari per lo sviluppo di importanti infrastrutture. 
Oltre che da un punto di vista economico, il Venezuela riveste per la Cina un ruolo strategico rilevante in quantograzie al suo posizionamento geografico, potrebbe essere lo strumento di pressione per dissuadere gli Stati Uniti dall’intervenire nel Mar Cinese Meridionale ed Orientale.
La crisi politico-istituzionale che sta attraversando oggi il paese, però, pone la Cina in una posizione non poco problematica, e se per ora la delegazione cinese ha deciso a di non riconoscere il leader dell’opposizione, Juan Guaidó, come presidente ad interim, non possiamo escludere l’ipotesi che in futuro abbandoni un instabile Maduro qualora l’opposizione rassicuri Pechino sulla continuità delle relazioni economiche in caso di un cambio di governo.
Per ciò che concerne la Russia invece, la forte rivalità con gli Stati Uniti, arrivata all’apice con l’annessione della Crimea da parte del Cremlino, è sicuramente il migliore strumento per comprendere l’atteggiamento russo nella crisi venezuelana. 
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, “lo spostamento” verso est della NATO e dell’Unione Europea è stata percepita dalla Russia come una minaccia alla sicurezza nazionale. Ciò ha determinato la necessità di intraprendere relazioni con alcuni paesi dell’America Latina non allineati col gigante a stelle e strisceIn effetti, il Venezuela risulta un potenziale avamposto dei russi Oltreoceano e dunque un importante alleato contro gli Stati Uniti Moltre interessi geopolitici e strategici anche in questo caso a giocare un ruolo fondamentale nell’alleanza con Maduro vi sono interessi economici: infatti, secondo Reutersdal 2005 la Russia avrebbe prestato a Caracas circa 17 miliardi di dollari, e inoltre, il colosso petrolifero statale Rosneft avrebbe da anni importanti interessi nell’industria energetica venezuelana. Altrettanto importante è il settore dell’industria bellica: il Venezuela, infatti, è il migliore importatore di armi russe con contratti da miliardi di dollari. 
In merito all’attuale crollo economico e politico-istituzionale, Putin punta il dito contro Washington, ritenendo che le continue sanzioni e l’ingerenza nelle questioni politiche interne facciano in realtà parte di un piano ben orchestrato per bloccare l’influenza russa nel suo “cortile di casa”.  

Per concludere, è chiaro che la crisi che sta attraversando il Venezuela va ben oltre questioni nazionali ma si sta delineando sempre di più come l’ennesimo terreno di scontro tra i tre giganti internazionali.  Ci si chiede dunque, quanto l’influenza di Trump, Putin e Xi abbia inciso nella crisi nazionale e se ci si possa aspettare nei prossimi mesi l’esplosione di una guerra civile o peggio, un vero e proprio conflitto armato. Nonostante le difficoltà nel prevedere cosa succederà nei prossimi mesi e quali siano le reali intenzioni dei leader, appare chiaro che l’unica reale vittima di questa crisi sia il popolo venezuelano, affamato, abbandonato e soggetto a continue e innumerevoli strumentalizzazioni.