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Il Sudafrica accusa Israele di genocidio presso la Corte di Giustizia Internazionale

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Il Sudafrica ha intentato una causa per genocidio contro Israele presso la Corte di Giustizia Internazionale chiedendo l’arresto immediato delle operazioni militari Israeliane a Gaza. Israele, appoggiato dagli Stati Uniti, ha risposto rifiutando la causa e definendola priva di basi, ma accettando di comparire davanti alla Corte per difendersi dalle accuse. 

Il Sudafrica accusa Israele di genocidio

Sin dall’inizio della guerra, il Sudafrica è stato uno dei maggiori critici di Israele. Lo scorso 29 dicembre, il governo sudafricano è andato oltre la retorica, presentando un capo di accusa riguardante la presunta violazione da parte di Israele degli obblighi derivanti dalla Convenzione sulla Prevenzione e Repressione del Delitto di Genocidio.

Nel documento, lungo oltre 80 pagine, il Sudafrica accusa Israele di star commettendo azioni e omissioni di carattere genocida poiché commessi con l’intento specifico di eliminare la popolazione palestinese a Gaza, oltre ad accusare Israele di non aver provveduto a prevenire il genocidio e a perseguire le accuse di genocidio. Qualora fossero confermate, queste accuse costituirebbero delitto di genocidio secondo l’Articolo II della Convenzione sulla Prevenzione e Repressione del Delitto di Genocidio, della quale sia Israele che il Sudafrica sono firmatari.

La causa fa riferimento a dichiarazioni di alti funzionari del governo israeliano che indicherebbero una volontà di eliminare, totalmente o in parte, la popolazione palestinese a Gaza per garantire la sicurezza di Israele. Tra le dichiarazioni che appaiono nel documento vi sono quelle rilasciate dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu, che ha definito i palestinesi come “animali umani”, il suggerimento da parte del Ministro Amichai Eliyahu di “sgangiare una bomba atomica su Gaza” e quelle del Ministro della Sicurezza Nazionale Ben Gvir e del Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich i quali, durante una recente  seduta del parlamento, hanno rilasciato dichiarazioni a favore di “allontanare” e “ricollocare” l’intera popolazione di Gaza.

Le motivazioni che spingono il Sudafrica, solitamente lontano dalle questioni mediorientali, ad esporsi sulla questione è da ricercarsi in ragioni storiche quanto politiche. Il Sudafrica infatti è da molti anni un convinto alleato della causa palestinese, che ha riconosciuto la Palestina come Stato sovrano sin dal 1995 e fornito supporto sia con dichiarazioni pubbliche che con aiuti materiali. Inoltre, per la sua storia legata alla lotta contro il colonialismo e la segregazione razziale, il governo Sudafricano è ideologicamente vicino alla causa palestinese. Basti pensare che il ministro Sudafricano per le relazioni internazionali Naledi Pandor ha accusato Israele di esibire le caratteristiche tipiche di uno Stato di apartheid, esprimendo vicinanza alla popolazione palestinese per le discriminazioni subite che ricorderebbero l’esperienza delle segregazioni razziali in Sudafrica.  

La Convenzione e la Corte di Giustizia Internazionale

Entrata in vigore nel 1951, la Convenzione sulla Prevenzione e Repressione del Delitto di Genocidio definisce il delitto di genocidio come ogni atto volto a distruggere completamente o in parte un gruppo nazionale, etnico o religioso, tramite l’uccisione, l’inflizione di seri danni fisici o mentali, l’imposizione deliberata di condizioni volte a distruggere il gruppo, di misure mirate a impedire la nascita di nuovi membri del gruppo e il trasferimento di bambini dal gruppo a un altro.

Oltre a definire come perseguibili sia l’atto di genocidio in sé, sia l’intenzione di commetterlo e il mancato impedimento della sua perpetuazione, la Convenzione stipula che in caso di dispute riguardo l’applicabilità della stessa, queste dovranno essere presentate presso la Corte di Giustizia Internazionale.

Situata all’Aia, la Corte di Giustizia Internazionale è il maggior organo giudiziario delle Nazioni Unite. Istituita dalla Carta delle Nazioni Unite nel 1945, la Corte ha autorità di risolvere controversie legali tra Stati sovrani in accordo con il diritto internazionale e di fornire pareri consultivi su questioni giuridiche sottoposte ad essa dagli organi dell’ONU. Assieme alla Corte Penale Internazionale, che si occupa di processare singoli individui per crimini contro la comunità internazionale, la Corte di Giustizia è l’istituzione di riferimento nel caso di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità come il genocidio.

Le cause per genocidio nella storia della Corte

Quella presentata dal Sudafrica costituisce la quinta causa per genocidio nella storia della Corte. La prima fu quella intentata dalla Bosnia-Erzegovina contro la Jugoslavia, successivamente Serbia, nel 1993. In questo caso la corte assolse la Serbia poiché non vi erano prove sufficienti che il genocidio fosse stato deliberatamente indetto dagli organi di Stato serbi. Nel 2015 la Serbia fu nuovamente accusata di genocidio presso la Corte, stavolta dalla Croazia, il che portò Belgrado ad accusare la Croazia a sua volta, ma la Corte rifiutò entrambe le accuse per mancanza di prove da entrambe le parti. 

Un terzo caso fu quello portato dal Gambia contro lo Stato del Myanmar nel 2019 riguardante lo sfollamento forzato della popolazione Rohingya e la conseguente crisi umanitaria. La Corte dichiarò un’ingiunzione provvisoria contro il Myanmar, deliberando che i diritti del gruppo Rohingya erano in pericolo imminente e irreparabile, e dichiarando che il Myanmar avrebbe dovuto prendere provvedimenti per impedire le azioni costituenti genocidio in quanto specificate nella Convenzione. 

Infine, nel 2022, poco dopo l’invasione da parte della Russia, l’Ucraina ha presentato una causa accusando la Russia utilizzare ingiustamente il delitto di genocidio come pretesto per giustificare l’invasione. La Russia, infatti, aveva giustificato l’invasione iniziale sulla base di un presunto genocidio in atto nelle regioni del Donetsk e Luhans’k contro la popolazione di etnia russa, e di star dunque intervenendo per proteggere questa popolazione. L’Ucraina, d’altra parte, ha affermato che l’intervento militare della Russia non aveva alcuna base legale e si basava su accuse infondate di genocidio, e ha chiesto alla Corte di imporre un arresto immediato delle operazioni militari russe. Nel 2022, la Corte ha aggiudicato a favore dell’Ucraina con un’ingiunzione provvisoria, ma questo non è bastato a fermare la Russia che ha semplicemente ignorato la decisione.

Risposte di Israele e del Mondo

Il governo di Israele ha prontamente respinto le accuse del Sudafrica, definendole un tentativo di diffamazione antisemita. Il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha dichiarato che la causa presentata dal Sudafrica “non possiede le necessarie basi legali” e costituisce uno “sprezzante abuso della Corte”, mentre il Primo Ministro Netanyahu ha affermato che le forze israeliane a Gaza stanno “dimostrando una moralità senza pari” nella guerra contro Hamas. 

Israele ha inoltre accusato il Sudafrica di collaborare con Hamas, dichiarando che sono questi ultimi a voler commettere un genocidio. Questa è stata anche l’opinione espressa a Novembre dal relatore del Consiglio di Sicurezza Nazionale americano John Kirby, il quale ha dichiarato che Israele non stia commettendo un genocidio, ma che si stia invece difendendo da una minaccia genocida.

Gli Stati Uniti si sono schierati con Israele, definendo la causa del Sudafrica come “priva di meriti, controproducente e senza basi fattuali“. Il Dipartimento di Stato ha dichiarato inoltre che gli Stati Uniti non hanno visto “nessun atto di genocidio” da parte delle forze Israeliane, e che la decisione del Sudafrica non rappresenti un “gesto produttivo” in questo momento. Finora, oltre alle autorità palestinesi e ad Hamas, solo la Turchia e la Malesia hanno espresso supporto alla causa del Sudafrica. Nessun commento ufficiale è stato rilasciato dalla Russia, dalla Cina o dai Paesi dell’Unione Europea.

Conclusioni e Prospettive Future

A causa del processo giuridico notoriamente lungo e complesso, le cause sottoposte alla Corte di Giustizia Internazionale solitamente richiedono diversi anni per concludersi. Quest’ultima potrebbe però svolgersi con inaspettata rapidità: l’accusa del Sudafrica contiene infatti una richiesta di misure provvisorie che mirano ad evitare ulteriori danni ai civili e a prevenire atti di genocidio contro la popolazione palestinese a Gaza. Secondo il Regolamento della Corte, infatti, i casi contenenti una richiesta per l’indicazione di misure provvisorie hanno la priorità sugli altri poiché riguardano situazioni di pericolo imminente, ed a questo proposito la Corte ha già stabilito una prima udienza per le date dell’11 e 12 gennaio.

Le decisioni della Corte di Giustizia Internazionale sono vincolanti secondo il diritto internazionale, ma sono spesso ignorate poiché gli Stati accusati possono decidere in qualsiasi momento di ritirarsi dall’autorità della Corte, come ha fatto la Russia nel 2022. È per questo motivo che la decisione di Israele di comparire davanti alla Corte per difendersi dalle accuse, accettando quindi l’autorità della stessa, ha colto molti di sorpresa. Questa decisione significa infatti che nonostante la Corte non abbia mezzi per obbligare Israele a sottostare al suo giudizio, il danno morale e diplomatico nel caso Israele si rifiutasse di implementare le decisioni della Corte in seguito ad un’eventuale sconfitta sarebbe significativo.

Starà ora alla Corte accertare i fatti e rilasciare un giudizio. Anche se la deliberazione finale potrebbe richiedere molto tempo, la celerità di azione che stiamo osservando suggerisce che la Corte potrebbe rilasciare un giudizio sulla richiesta di misure provvisorie già nelle prossime settimane. In ogni caso, gli occhi del mondo intero sono ora puntati su Gaza, ed è lecito aspettarsi un aumento degli scrutini sulle operazioni militari israeliane nella striscia. Indipendentemente dalla decisione finale della Corte, quindi, la causa del Sudafrica potrebbe già aver avuto un grande effetto positivo: quello di costringere l’esercito israeliano ad agire con maggiore cautela per limitare le vittime palestinesi e a ridurre i bombardamenti indiscriminati che hanno già ucciso oltre 20.000 persone a Gaza, per la maggior parte civili.

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