Il sostegno del Ruanda al movimento M23 e gli ultimi sviluppi del conflitto nel Nord Kivu
La situazione nella regione del Nord Kivu continua ad essere preoccupante e le parti in gioco nel conflitto stanno aumentando da quando la città di Goma è stata conquistata dai ribelli M23 ed il loro portavoce ha minacciato un’avanzata verso Bukavu, città a 300 km a sud di Goma.

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Di recente, si è tenuto a Kampala un summit dell’ICGLR (International Conference on the Great Lakes Region) in cui Tanzania, Sud Africa e Angola hanno dichiarato di essere pronti a sostenere militarmente ed  economicamente la Repubblica Democratica del Congo nel caso in cui il conflitto prosegua e le Nazioni Unite forniscano un mandato al SADC (Southern African Development Unit) per il dispiegamento di nuove truppe.

Nel corso di quest’ultimo meeting è stata rilasciata una dichiarazione congiunta da parte dei partecipanti in cui si richiede espressamente al Movimento del 23 marzo di fermare la propria avanzata, di allontanarsi di 20 km da Goma, in una zona neutrale controllata dalle Nazioni Unite, ponendo fine alle dichiarazioni di voler rovesciare un governo regolarmente eletto.

E’ stata indicativa la mancata partecipazione del presidente ruandese Kagame al meeting di Kampala, soprattutto considerando le gravi accuse da parte delle Nazioni Unite sul sostegno che il Ruanda avrebbe fornito ai ribelli del movimento. Giustificandosi con l’incombenza di un importante incontro con il presidente del Congo Brazzaville, Kagame ha deciso di farsi sostituire al summit dal ministro degli esteri Louise Mushikiwabo, che in un servizio di Al Jazeera ha dichiarato : “Questo non è un nuovo conflitto, deriva da un altro conflitto, che a sua volta è stato mal gestito. Ritengo quindi che per raggiungere una vera risoluzione del conflitto dovrà esserci una grande forza di volontà, serietà e un’importante riconoscimento di responsabilità da parte di tutti”. Il rapporto delle Nazioni Unite rivela realtà sconcertanti sul coinvolgimento di Ruanda e Uganda nel conflitto del Kivu. Il gruppo di esperti che ha redatto il rapporto utilizza una metodologia investigativa rigorosa, assicurando un buon grado di accuratezza delle proprie affermazioni e conclusioni, tramite un’attività di ricerca nelle zone controllate dai gruppi armati, utilizzando documenti autentici e osservazioni dirette da parte degli stessi esperti. Le fonti principali a cui si è data priorità, sono state le testimonianze di appartenenti ed ex appartenenti ai gruppi armati, della popolazione locale e dei servizi di sicurezza congolesi.

Secondo il rapporto, le autorità ruandesi avrebbero presidiato la creazione del ramo politico del M23 e nominato i membri che lo governano, diventando così i loro consulenti politici. Nella località di Kinigi, nei pressi del Parco Nazionale dei Vulcani e poco lontano dal confine con il Congo, i soldati ruandesi si addestrerebbero per poi essere scortati oltre il confine attraverso il Parco del Virunga, pronti a combattere a fianco dei ribelli del M23. Il rapporto spiega la facilità con cui testimoni locali hanno riconosciuto i soldati ruandesi marciare con i ribelli, nelle loro divise e con il loro riconoscibile accento Kinyarwanda. Il gruppo di esperti delle Nazioni Unite incaricato di redigere il rapporto avrebbe ricevuto da parte delle forze armate congolesi le intercettazioni fra le forze armate ruandesi ed i ribelli, successivamente le avrebbe registrate e poste negli archivi dell’Onu. Come ulteriore prova, gli esperti allegano foto di munizioni e armamenti ruandesi ritrovati sul territorio, scansioni di documenti di identità ruandesi ritrovate in territorio congolese e immagini di ipotetiche basi del M23 sia in territorio ruandese sia ugandese.

Nelle ultime ore il presidente congolese Kabila ha incontrato a Kampala Jean- Marie Runiga Lugerero, il leader politico del gruppo di ribelli nell’est del Congo : l’M23 vuole discutere con il presidente riforme radicali e questioni generali relative al paese, tra cui sanità, istruzione e diritti umani. Questi sono gli argomenti sul tavolo, tuttavia bisogna considerare le difficoltà del governo congolese a discutere con il gruppo ribelle poichè non è riconosciuto come legittimo. Nel corso degli ultimi due giorni i ribelli hanno assicurato la propria posizione oltre Goma, stabilendo la loro presenza anche nella vicina cittadina di Sake, peggiorando ulteriormente la situazione degli sfollati nella zona, che continuano a dirigersi nei pochi centri di accoglienza della città, ormai colmi di rifugiati e con evidenti difficoltà di gestione. Ad un’attenta analisi ciò che risulta sorprendente è la struttura organizzativa di quello che la maggior parte delle testate giornalistiche riconosce come un “gruppo di ribelli”.

Secondo le dichiarazioni del movimento sulla sua composizione e suddivisione dei poteri ciò che risulta è una struttura altamente organizzata, simile a quella di un governo. L’M23 è suddiviso in dieci dipartimenti , tra cui troviamo un settore dedicato alla giustizia e ai diritti Umani , un altro dedicato ai giovani e allo sport e perfino un dipartimento per il turismo e la conservazione della risorse naturali. In cima alla struttura gerarchica troviamo il vescovo Jean-Marie Runiga, presidente e portavoce politico del movimento e, scendendo nella gerarchia del movimento, troviamo il comandante in capo delle forze armate Sultani Makenga. Questa organizzazione piramidale, verticistica e ben oliata potrebbe, da un lato, favorire il buon esito delle trattative, vista la presenza di interlocutori stabili e rappresentativi in seno all’M23, dall’altro rendere più ardua l’opera di cooptazione ed indebolimento dei legami interni che, di norma, rappresenta una delle possibili armi contro i gruppi ribelli.

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