Il sistema. Perché non funziona e come possiamo aggiustarlo (di R.B. Reich)

Oggi proponiamo la lettura di “Il sistema. Perché non funziona e come possiamo aggiustarlo” pubblicato in Italia da Fazi editore.

Il sistema. Perché non funziona e come possiamo aggiustarlo (di R.B. Reich) - Geopolitica.info

L’autore, Robert B. Reich, è professore ordinario di Politiche pubbliche presso la Goldman School of Public Policy dell’Università della California, Berkeley. Ha prestato servizio in tre amministrazioni statunitensi e ha scritto quindici libri tradotti in più di venti lingue. È co-autore del pluripremiato film Inequality for all e del documentario Netflix Saving Capitalism. Ha un blog: robertreich.org.

Il libro

In America, ma lo stesso dicasi di buona parte dell’Occidente, inclusa l’Italia, milioni di cittadini hanno perso la fiducia nei loro rappresentanti politici ed economici. A fronte di anni di salari stagnanti e mercati del lavoro sempre più precari, e del rifiuto delle classi dirigenti di prendere sul serio minacce esistenziali come la crisi climatica, si è andata radicando nelle persone l’idea che il sistema sia “truccato” per servire solo gli interessi di quei pochi che hanno abbastanza denaro per accaparrarsi una fetta della torta. E hanno ragione. Con la chiarezza e la passione che lo contraddistinguono da sempre, e che l’hanno reso una delle voci più importanti della sinistra mondiale, Robert B. Reich mostra come le élite politiche ed economiche abbiano cospirato per creare un sistema sempre più oligarchico, annientare la classe media e minare la democrazia. Prendendo come esempio Jamie Dimon, il presidente della JPMorgan Chase, una delle più grandi banche al mondo, Reich spiega come coloro che siedono al vertice della piramide sociale diffondano tutta una serie di miti sulla meritocrazia, sulla competitività nazionale, sulla responsabilità sociale delle imprese e sul “libero mercato” per distrarre i cittadini dagli osceni livelli di ricchezza dei nuovi “padroni dell’universo”, dal controllo che esercitano sul sistema e dal fatto che le politiche che sostengono servono solo ad accrescere i loro profitti, a scapito della maggioranza. L’obiettivo di Reich non è quello di alimentare il cinismo e l’antipolitica, ma piuttosto quello di demistificare il sistema e mostrare come esso possa essere radicalmente trasformato, per far sì che la democrazia torni a servire gli interessi dei molti e non solo dei pochi.

Hanno detto del volume :

«Robert Reich è una delle voci più importanti d’America; un uomo che da sempre lotta per un’economia che funzioni per tutti e non solo per quelli al vertice. Comprendere ciò che non va nel sistema attuale è il primo passo per renderlo migliore e nessuno sa spiegarlo meglio di Reich».

Bernie Sanders

«Robert Reich è uno dei commentatori più perspicaci del nostro paese in materia di politica ed economia. Il sistema mostra come la nostra economia e la nostra democrazia siano truccate per servire i ricchi, ma anche che il cambiamento è possibile». 

Elizabeth Warren

La lettura

Ho letto con grande interesse il saggio del professor Reich che, nonostante la complessità dei temi trattati lo posso tranquillamente definire una lettura “page turning” che ti prende e ti porta dalla prima all’ultima pagina nel giro di un pomeriggio. La scrittura di Reich è pungente, esplicita, fa nomi e cognomi e non bada più di tanto ai “protocolli” del politically correct.

“Il sistema “ ha un protagonista che spicca su tutti: Jamie Dimon, CEO di  JP Morgan Chase, la banca più importante di Wall Street che ha superato indenne la crisi del 2008, Dimon fu definito da New York Times “il banchiere meno odiato d’America”.

Reich parte dalla figura di Dimon per descrivere “Il sistema” finanziario ed economico che decide le sorti dell’America. Lo fa guardando al presente, facendo frequenti riferimenti al passato e immaginando il futuro; alla base del ragionamento c’è il concetto di oligarchia che trionfa da sempre, sostiene Reich, nel suo paese.

“I primi trent’anni dopo la seconda guerra mondiale videro una crescente classe media, una democrazia costantemente più inclusiva e una nazione che cominciava ad affrontare problemi come la povertà, la disuguaglianza delle opportunità e il degrado ambientale. Afroamericani e donne si facevano lentamente largo nel sistema. […] Un equilibrio che si reggeva su sindacati forti, un governo disposto a regolare le società e le grandi imprese”.

Cosa è successo invece negli ultimi quarant’anni? Esattamente la cosa opposta. La classe media si è notevolmente ridotta, la democrazia mostra segni di malfunzionamento, povertà, disuguaglianze, xenofobia crescono a dismisura senza che il governo riesca a fare granchè.

In questo contesto sono cresciuti personaggi come Dimon con i quali le varie amministrazioni hanno dovuto fare i conti. Reich approfondisce un concetto importante: “La ricchezza dinastica va contro l’ideale dell’America come meritocrazia”, scrive. Ma chi sono oggi le famiglie più ricche d’America che muovono i fili dell’economia?

I Walton dell’impero Walmart, se siete stati negli USA vi sarà capitato di entrare in un supermercato Walmart, i Mars che hanno un vero e proprio “impero dei dolciumi” e i Koch della Koch Industries. Robert Reich ci spiega che dal 1982 ad oggi la ricchezza complessiva di queste tre famiglie è cresciuta di quasi il 6.000 per cento, tenendo conto dell’inflazione mentre invece la ricchezza di una famiglia normale è diminuita del 3%.

Se cinquant’anni fa un operaio della General Motors (il più grande datore di lavoro del paese) guadagnava 40 dollari (attuali) l’ora, oggi un operaio di Walmart ne guadagna 11 l’ora (Walmart ha un milione e mezzo di lavoratori).

Una cosa analoga era già accaduta tra Ottocento e Novecento e allora il Presidente Roosevelt aveva deciso di “tassare la ricchezza” con l’imposta di successione e l’imposta sulle plusvalenze.

I tempi sono molto cambiati, le dinamiche che governano la politica sono diverse, nel 2009 il Presidente Obama convocò Dimon alla Casa Bianca: “La mia amministrazione è l’unica barriera tra voi e i forconi” gli disse, ma, fa notare Reich, neppure Obama attaccò pubblicamente i banchieri, i contribuenti furono obbligati a pagare per salvare le banche e i grandi dirigenti di Wall Street continuarono indisturbati a guadagnare cifre astronomiche.

Molto provocatoriamente Reich parla di “socialismo per i ricchi” e duro capitalismo per tutti gli altri. Dimon è uno dei democratici più influenti di Wall Street, i miliardari che hanno provato a scendere in campo per arrivare alla Casa Bianca nel 2020 sono diversi e Reich ce li ricorda: Tom Steyer che nel 2019 aveva un patrimonio di 1,6 miliardi di dollari, è il fondatore di Farallon Capital, un hedge fund che investiva in miniere di carbone. Steyer sosteneva di avere come priorità la lotta alle disuguaglianze e nelle pubblicità che ha fatto per sostenere la sua candidatura il “tormentone” era: “ la nostra democrazia è stata comprata”. Stride non poco questo slogan se pensiamo che in America le campagne elettorali si fanno a suon di milioni e l’esperienza Trump qualcosa ci ha insegnato.

Bloomberg, il nono uomo più ricco d’America con un patrimonio di 57 miliardi è il miliardario che ricordo meglio tra i candidati di queste ultime presidenziali. Bloomberg ha finanziato per 110 milioni di dollari le elezioni di candidati democratici nelle elezioni di metà mandato nel 2018, ha fatto sentire la sua voce sostenendo l’illegittimità di una tassa patrimoniale.

Howard Schultz, fondatore e CEO di Starbucks ha provato anche lui a candidarsi senza tuttavia ottenere alcun sostegno nonostante la CNN avesse deciso di dargli un’ora intera di tempo per parlare direttamente al pubblico, per convincerli che era l’uomo giusto.


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Quello che emerge chiaro dal saggio di Reich è il cambiamento radicale della società americana che si riflette anche sulla politica. Nel 1964, ci riferisce l’autore, quasi due americani su tre pensavano che il governo fosse gestito a beneficio di tutti. Nel 2013 l’80% degli americani pensava il contrario, si è verificata una profonda erosione della fiducia e la crisi del 2008 ha sicuramente accelerato il processo.

Nel 2016 Reich fece una ricerca durante le primarie per capire a quale candidato guardavano con maggior favore gli elettori, ebbene, tutti gli facevano i nomi di Trump e di Sanders perché li ritenevano gli unici, ognuno a suo modo, in grado di dare una scossa al sistema.

Una analisi feroce della politica, della finanza e dei giochi di potere, Robert Reich si abbatte come un tornado su tutti indistintamente e lascia noi lettori europei con numerosi interrogativi su quello che è il paese che più di tutti abbiamo imparato a seguire, a conoscere e che ci sorprende continuamente con le sue numerose contraddizioni.

Una lettura istruttiva che merita attenzione e spinge a maggiori approfondimenti.

Il sistema. Perché non funziona e come possiamo aggiustarlo di Robert B. Reich
Traduzione di Nazzareno Mataldi
Fazi editori – Collana Le terre
In commercio da gennaio 2021
Pp 233 € 20,00 Brossura