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TematicheItaliaIl secolo "blu profondo": unire mare e cielo

Il secolo “blu profondo”: unire mare e cielo

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Il ventunesimo sarà il secolo “blu profondo”, quello dello spazio cosmico e quello degli abissi. Per citare Roberta Busatto, il parallelo cielo-mare creano suggestioni che arrivano dritte al cuore dell’umanità. Soprattutto, il legame tra cielo e mare ha risvolti fondamentali sotto il profilo strategico ed economico, con l’Italia che può rivestire un ruolo fondamentale nei processi di interconnessione e trasformazione tecnologica tra questi settori.

Finora la “space economy” e la “blue economy” sono state non solo lontane da una loro strutturazione in chiave strategica, che servisse realmente allo sviluppo del Paese e della sua “postura geopolitica”, ma anche scollegate e, sotto molteplici aspetti, rivali tra loro.

È innegabile, però, che il governo presieduto da Giorgia Meloni, grazie, in particolare, all’opera di ministri come Urso (Imprese e Made in Italy), Musumeci (Politiche del mare) e Crosetto (Difesa), stia tentando di gettare le basi per costruire una visione comune tra spazio e mare, coinvolgendo stakeholders come Forze armate, industrie e associazioni. Gli eventi in tal senso si stanno susseguendo, a cominciare dal simposio scientifico dell’Aeronautica Militare sullo sviluppo della capacità ipersonica, passando per eventi come  “Downside up. Il futuro dell’underwater”, organizzato da Formiche e Fincantieri, con la presenza importante del capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio Credendino, fino ad arrivare all’Aerospace & Defense Meetings di Torino ed il Forum “Space&Blue”.   

Quello dell’aerospazio e quello navale-cantieristico sono due dei settori d’eccellenza della produzione e dell’economia italiane. Anche nella fase della “globalizzazione competitiva” attuale, dove a confrontarsi sono Stati e grandi conglomerati industriali di potenze rivali, con le tutele che regolano i mercati ormai sempre più indebolite, spazio e mare “tricolori” riescono a toccare punte d’eccellenza che garantiscono al Paese la presenza costante e strategica sulla frontiera tecnologica.

Più di altri settori, l’aerospazio è condizionato, nella sua evoluzione di mercato e tecnologie, dalla geopolitica e dalle trasformazioni del sistema internazionale.
La cifra costitutiva del settore aerospaziale è la commistione tra tecnologia civile e militare, dove l’una serve l’altra vicendevolmente. Questo vale per elicotteri, aerei e spazio, indistintamente.
L’Italia mantiene nell’aerospazio uno dei suoi settori d’eccellenza sia per R&S che per produzione. Si tratta, certamente, di un retaggio storico, dovuto al ruolo di primo piano ricoperto dal Paese durante la fase pionieristica e della prima industrializzazione aeronautica, ma anche di un impegno costante di una filiera efficiente – sempre più improntata, tra l’altro, alla verticalizzazione – che oggi sta crescendo.

Quel che vale per l’aerospazio vale anche per la cantieristica. Entrambi i settori non possono essere considerati semplicemente parte del sistema produttivo, dimenticando le ricadute militari e, di conseguenza, strategiche e politiche della loro stessa presenza in Italia. Ci sono dimensioni, come quella della missilistica, che non possono essere trascurate da nessuno dei due settori; basti pensare all’importanza dei missili nelle dotazioni d’armamento anche navali ed alla grande corsa verso l’efficienza dei sistemi difensivi antimissile sia terrestri che navali (una corsa che, occorre dirlo, segue le trasformazioni dei sistemi offensivi), così come all’evoluzione concettuale del missile balistico, che verrà affiancato o sostituito dai missili ipersonici. 

Per uno Stato come l’Italia, media potenza regionale che oggi si trova geograficamente e politicamente sulle “linee di faglia” degli scenari di crisi e conflitto più complessi, il rafforzamento del coordinamento tra cielo e mare; dunque, tra sistemi industriali sono in apparenza antitetici, non può che rappresentare un “accrescitore di potenza”. Questo non solo per quanto concerne il lato economico o della “catena del valore” propriamente detta, ma anche per quanto riguarda la fondamentale connessione politico-strategica dei progetti industriali e di ricerca in mare (e sotto di esso) e cielo (e sopra di esso). 

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