Il ruolo della Federazione russa nel contesto geopolitico del Mediterraneo

Il Mediterraneo, per la sua intrinseca complessità geopolitica, da sempre rappresenta un interessante scenario d’analisi delle relazioni internazionali, in particolare tra le potenze egemoni dell’area. Le situazioni critiche degli ultimi anni, tanto a livello diplomatico che umanitario, hanno fortemente inciso sui delicati equilibri di questo mare così difficile da decifrare. Tra le potenze globali protagoniste, un ruolo maggiore lo sta assumendo la Federazione Russa, da secoli interessata allo sbocco al “mare caldo”. L’intervento in Libia e l’installazione di basi militari in Siria nel 2015 sono solo alcuni degli aspetti interessanti della questione. L’azione militare di Putin nel vicino oriente e l’incomprensione con i Paesi NATO mettono quest’area al centro dell’agenda politica mondiale, in un momento storico che vede i Paesi europei a loro volta divisi anche sulla questione migratoria. In questo contesto, le mire espansionistiche e l’influenza russa possono aprire difficili scenari sul futuro delle relazioni internazionali.

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I rapporti della Russia con la realtà mediterranea

L’attuale coesistenza di basi militari russe e della NATO nel Mediterraneo può vedersi come un segnale di crisi dell’unipolarismo americano, fenomeno questo auspicato proprio dal Presidente Vladimir Putin nel 2007 durante il summit di Monaco sulla sicurezza, nel quale parlò di un ritorno a un sistema multipolare. La politica russa nella regione tende a mantenere un ruolo specifico basato anche sulla cooperazione: significa attivare canali diplomatici, trovare delle soluzioni condivise per quanto riguarda l’aspetto geostrategico e militare per la sicurezza dell’area. Ritorna quindi la modalità secondo cui questo tipo di crisi si possono risolvere attraverso una serie di elementi che si focalizzano sulla cooperazione. Le enormi opportunità in termini anche commerciali ed energetici offerte dall’area, giustificano l’interesse ormai secolare della Russia nel crearsi un concreto accesso al Mediterraneo, dove si gioca buona parte della sicurezza globale. L’azione nelle crisi libica e siriana si è inserita nel contesto delle gravi incomprensioni tra la Russia e Stati Uniti, cui si aggiungono Gran Bretagna e Francia, a colpi di sanzioni, accuse, dossier e sospensione delle attività diplomatiche. Tra l’altro nel Mediterraneo sono presenti anche Paesi verso cui i vertici russi hanno un’attenzione particolare: per esempio l’Egitto, che appartiene all’orbita di influenza degli Stati Uniti.
Nel recente passato tutto il complesso militare egiziano era molto legato a quello statunitense. In Siria poi, l’azione militare voluta da Putinè riuscita a contenere e in qualche area anche a debellare l’ISIS; questo è dovuto principalmente all’iniziativa oramai di due anni fa da parte della Russia. Mosca si è fatta carico delle responsabilità che i Paesi europei non hanno preso. Anche Cipro e Israele sono osservati speciali: entrambi con una situazione geopolitica molto particolare e che hanno suscitato l’attenzione del Cremlino. L’intricato sistema di alleanze tra i Paesi del Mediterraneo, che riguardano direttamente tre continenti, aveva creato una stabilità apparente che ora, come auspicato dal Putin nel 2007, sembra essere sempre più uno dei sintomi della crisi del sistema unipolare americano.

L’incertezza attuale e futura sulle relazioni diplomatiche

Gli investimenti cinesi in africa, la crisi migratoria, la politica aggressiva di Trump e la rottura dei rapporti diplomatici tra blocco occidentale e Russia, vedono il Mediterraneo come punto critico delle tensioni internazionali. I paesi coinvolti nell’area, tra i quali l’Italia, rischiano di non trovare un posto e nemmeno un’identità geopolitica nell’immediato futuro. Libia e Siria sembrano ormai ridotti a teatri di scontro tra le potenze interventiste; l’Unione Europea è afflitta dal fiorire di movimenti euroscettici e nazionalisti; gli Stati Uniti perpetrano una politica estera fatta per lo più di minacce avventate. Nonostante ciò, la Russia continua per la sua strada, ponendosi come partner strategico e commerciale di Paesi chiave quali Turchia, Iran e soprattutto Cina. La politica del Cremlino di espansione del mercato energetico coinvolge anche il Mediterraneo, attraendo l’interesse dei Paesi che potrebbero inserirsi nonostante i veti dell’egida statunitense. Ad esempio l’Italia non ha mai nascosto la propria ambizione di diventare un hub energetico, anche grazie alle recenti scoperte al largo delle coste egiziane e cipriote (quest’ultime oggetto di scontro con la Turchia), nonché alla sua posizione di sbocco finale per il gas proveniente dall’Azerbaigian. L’influenza commerciale ed energetica russa in Europa s’inserisce in quel contesto di soft power (Russkiy Mir) che ha tra i suoi scopi il mostrare al mondo le potenzialità dell’alternativa russa, nei confronti di quella statunitense. Una politica del genere rientra anche nella partnership con Pechino per l’ambizioso progetto OBOR (One Belt One Road), la cosiddetta nuova Via della Seta, che attraversando metà continente garantirà degli sbocchi commerciali dagli sviluppi mai visti prima, coinvolgendo anche il Mediterraneo. L’accesso al “mare caldo” è garantito anche dai buoni rapporti col governo turco, con il quale Putin ha trovato accordi per il passaggio marittimo; dal lato opposto l’annessione della Crimea, motivo di acceso scontro con la NATO, garantisce l’accesso direttamente nel Mar Nero.

La straordinarietà del fenomeno russo risiede nella sua cultura eterogenea di grande influenza, che ha prodotto anche una struttura militare e politica di primo piano nello scacchiere internazionale, i cui valori, nati nel XX secolo, hanno rappresentato una sfida alle norme e alle concezioni egemoniche di Europa e Stati Uniti. Il Mediterraneo, per la sua storica ricchezza di popoli, culture e risorse, rappresenta una costante sfida per quelle realtà che aspirano ad essere leader globali. L’attuale situazione d’incertezza geopolitica che affligge l’area può mettere in crisi l’egemonia statunitense, permettendo ad altri possibili protagonisti di esercitare una nuova influenza. La Federazione Russa in particolare, anche se ben lontana dalla conquista del Mediterraneo, sembra averne compreso l’importanza strategica, ottenuta anche militarmente con le varie basi nella regione.